via robinie Archive

QUANDO L' IKEA NON C'ERA.

Quando l’ Ikea non c’era… A San Bartolomeo era un pullulare di commercio, il piccolo quartiere era popolato!!!! L’ENTE CONSUMI, IL PANE, IL DARIO de la verdura, la Bruna (parrucchiera), la macelleria, l’altro negozio panetteria, el tabachin, el Renzo de la verdura, EL PEGORARO, le “mode” ADRIANA e il bar Dimitri, poi divenuto Loris (Pasquali); tralascio via Olmi e vi parlerò del perché nella nota sottostante.

san bartolomeo quartiere di Trento

Il bar “Mirko”, poi “Daniela” ed ora “Flambart” è arrivato dopo, ma con tutte le carte in regola per San Bartolomeo, i primi due proprietari, dopo un periodo, vennero arrestati: stampavano soldi in cantina del bar. Non ricordo molte disapprovazioni per la coppia, ricordo che molti dissero: “se ‘l saveven… en giro en cantina el feven!”, ma erano battute da tavolini del bar. I ladri di san Bartolomeo vivevano con dei “codici di comportamento”: non rubare nel tuo rione e… cerca di rubar ai ricchi. Infatti non furono nativi di san Bartolomeo a svaligiare le cantine adibite a dispensa, che per certe famiglie averle era un orgoglio: permettersi la dispensa, dopo aver passato una dura infanzia sotto la guerra. Ma sorvoliamo (reati prescritti).

_
Ho sempre pensato a san Bartolomeo come un rione diviso in settori sociali, nella foto sopra vedete la prima grossa “trance” di quello che era stato costruito. A parte delle prime due case rosse e la casa della Questura che era già presente, nella foto mancano le case della gente evacuata dalle Androne di Trento, dietro le mura di piazza Fiera. Nella foto manca anche la casa della “Posta” via Tigli 8, il 34 di via Robinie e tutta via Olmi.
Via Tigli e via Robinie erano delimitate dalla roggia (“roza”), quasi una separazione di sicurezza… le case a sud della roggia erano tutte private, gli abitanti di via Olmi erano i nemici da sfidare a con la cerbottana (“pive”).
Gli appartamenti di via Tigli: un vero alveare! Dei buchi popolari, locali piccolissimi con famiglie erano composte da tre persone e potevano arrivare a 7 persone. Via Robinie erano già più vivibili, più metri calpestabili, credo 96 mq. Via Olmi e le altre della “posta” erano più confortevoli, il 34 di via Robinie era l’ unico dotato di porta in ferro con apriporta automatico elettrico (LE ALTRE CASE?… ERA MONTATO L’APPARATO MA NON FUNZIONAVA).
Con questo non voglio dire chi era ricco o povero, perchè alla fine ci si mescolava, ma ho sempre avuto dei sospetti su questa divisione a compartimenti.
_

Credo che ognuno di noi abbia vissuto in diverso modo il rapporto con i negozianti. Io ricordo di più il Tabacchino (sali e tabacchi). Una Signora “a modo” che successivamente si spostò in un chiosco davanti al ristorante “Vecchia Trento”. Il marito lavorava come controllore sugli autobus dell’Atesina.  Un giorno salgono sull’autobus tre militari squattrinati, non avevano fatto il biglietto, ed il marito della tabaccaia, era salito … stava strigliando i tre giovanotti a dovere !
Io, allora sedicenne, intervengo e dico: “Daiiii, anche tu conosci San Bartolomeo ed il distretto!! Sono solo dei giovani militari … Lasciali stare!”. Lui si arrabbiò smisuratamente con (lui mi chiamo così) il “piccoletto”. Siamo nel periodo ‘77  in piena rivolta nervosa proletaria … quindi ho solo aggiunto: “Vuoi scendere al palazzo della Regione che facciamo i conti per il piccoletto???” Lui mi disprezzò dicendo: “Sì certo che scendo!”…eh,eh,eh … Era caduto nella trappola, sapevo che alla Regione c’erano i suoi colleghi che salivano e scendevano dagli autobus e che erano controllori anch’essi, sapevo che accettava la sfida sentendosi sicuro… Scendiamo e lo esorto a dirmi “piccoletto” ancora! Lui lo fà guardandomi dritto negli occhi dall’alto verso il basso (era più grande di mio padre). Io rispondo: “E tu sei un figlio di PU…..”. I colleghi ridevano della scena, lui s’inalbera e cerca di colpirmi con una testata…
Uno dei colpi più offensivi e finali (ti rompono il naso e si ferma tutto perchè soffri come un animale…).
Grosso errore giocare sporco con chi veniva dalla formazione di San Bartolomeo.
Mi accorgo della “tramvata” di testa e mi scosto di 30 cm. Lui abbassa la testa a portata di destro … risultato: 8 punti alla sua arcata sopraciliare, sangue dappertutto e fuga precipitosa tra le risa dei suoi collegh … ih,ih,ih il nanerottolo aveva picchiato duro! Tempo dopo ho ricevuto i complimenti anche dal figlio, che avrei conosciuto più avanti al bar “Scaletta”. Il tipo a casa aveva raccontato di esser scivolato sugli scalini dell’autobus e la moglie (quella del Tabacchino) aveva ironizzato in casa dicendo: “Avrai rotto a qualcuno di sbagliato e per il motivo sbagliato!” E giù a ridere con il figlio. Lui, il controllore, non mi ha mai denunciato pur sapendo nome ed indirizzo… forse mi dava ragione pure lui….

_

Tornando a San Bartolomeo, poi nelle vicinanze c’era il Renzo della verdura … ed il “Pegoraro” IL TERRORE DI TUTTI I BAMBINI !!! Usava le macchinette per le pecore: ti rasava, non ti faceva l’acconciatura! Comodo per le famiglie, soprattutto diradava la spesa per i capelli rasandoti. Quando a casa mi dicevano : “doman te vai dal Pegoraro!!!” pensavo sempre: “Merda … ancora!!!”.

Poi ricordo il “Pane” di via Robinie… Ho anche rubato un cannolo alla crema e una di quelle fantastiche “FIAMME”. Cosa che non ho ripetuto, perchè l’Annalisa era veramente una brava ragazza  e pure quando lei si assentava, io la chiamavo “Annnnnaaaalisaaa!!!” cosi mi controllavo! Poi c’era il Dario della Verdüra (la Ü di gemüsesuppe) e l’ENTE CONSUMI di Bendinelli quello che oggi a casa mia sarebbe una “Boutique”di alimentari (infatti era chiamato con il nome generico di “Alimentari”). Quando ti affettava la “Bondola” (Mortadella), spingendo verso la lama un bella pezza … ti raggiungeva addirittura il profumo … poi quel:”zingggg…zingggg…” che ascoltavi accompagnato da una maestria nel prendere la fetta e disporla sulla carta oleata. Il Bendinelli era degno del Diploma di “Mastro” affettatore . Oggi, spesso, i salumi si comprano affettati in un’asettica busta.

Non posso far finta di niente…. C’era altra attività commerciale a San Bartolomeo: l’intrattenimento erotico. E  pure qui San Bortol era stato prolifico… c’erano almeno 4/5 esercitanti l’attività, qualcuna non originale del rione ma solo ospitata, ma comunque il settore più redditizio dopo quello del furto!

(anonimaspiazarolade)

SE NO' TE ME RIDAI EL BALON TE SPACO I VEDRI CON 'NA SASADA!!!

_

_

“Se non mi ridai il pallone ti rompo i vetri con i sassi” …  in questo modo ti veniva gentilmente chiesto di restituire il pallone finito sul poggiolo (anche del quarto piano come quello della famiglia Voltolini), dai “smargeloni de boci” che giocavano in cortile sotto il cartello: VIETATO IL GIOCO DELLA PALLA E DEL PALLONE ! (una vergogna di divieto). Questa era SAN BORTOL, noi Boci eravamo tantissimi e almeno stavamo sotto casa! (o vi piace l’atmosfera “cimitero” di adesso ??).

In Quei Tempi su tutte le case c’era il cartello con il monito: “Vietati il gioco della palla e del pallone”, così dappertutto si giocava alla palla ed il pallone. Per le bimbe il gioco che andava, nel periodo storico di cui parlo, era “palla 9″, la “tiritera”, “ïl mio cuore si muove”, “9 x 9″ e poi “madrebadessa” oppure quello dell’elastico tenuto teso e saltando formavi figure geometriche con l’elastico.

Prima dell’avvento e comunque prima che i paracarri di metallo fossero messi lungo via Robinie a difesa degli alberi (credo ci siano ancora) si giocava usando per “porta” le mura delle case :-)  e quasi sempre non la propria! Logico che gli abitanti dei primi piani, hanno stabilito subito un rapporto fatto di “ringhiate” più che di comunicazione. Ma noi non potevamo andare tanto per le lunghe, squadre fatte: Si gioca! Ed il rione era il nostro stadio! I Bortolotti (civico 36) della mia casa erano martellati dal gioco delle femminucce mentre quello di fronte (il 28) aveva una parete che si prestava in modo perfetto anzi quando arrivò il metano la tubazione ci fornì un palo “naturale”. A dir la verità capisco che a volte si tirava così forte su quella facciata che era anche fatta di mattoni forati comuni, che credo da dentro era come stare in una grancassa.

A volte il pallone finiva sui poggioli delle case. Nel 28 di via Robinie c’erano più balconi “a rischio” ed uno era verso la metà dell’altezza della casa, ma non ne ricordo il cognome. Un pomeriggio tardo prima di cena si stava giocando proprio nel cortile davanti a casa mia… e qualcuno spara il pallone che s’intrufola su quel poggiolo. Dal solito vociare di festa di tutti noi si passa ad un mugugno smorzato … sapevamo che i problemi cominciavano. Non passò molto che il tipo (il capo famiglia in persona) si presentò sul poggiolo e senza nemmeno ascoltare… e giuro che gli si stava chiedendo rispettosamente scusandoci (sapevamo che altrimenti, avremmo scatenato una lite, era stupido attaccare per primi!). Ma lui sbraitò qualche cosa e confiscò il pallone dicendo che lo avrebbe bucato e sbattè la porta del poggiolo! Era andata di merda! Idea!!!! Corro ai campanelli e suono il campanello dell’interessato in modo molto nervoso, della serie “o rispondi o continuo a suonare”. Finalmente rispondono e io spiego conciso “Se buchi il pallone, saltano i vetri delle tue finestre!”.  Il messaggio era chiaro nel gergo di quei tempi perchè “en spiazarol”, oltre che saper fare le “pive per le cannette”(il gioco della cerbottana), doveva avere anche una mira accettabile, che veniva tenuta viva nei periodi senza le cerbottane con il lancio dei sassi. Le sassaiole tra vie diverse non ditemi che nessuno le ricorda !

Dopo aver cercato un dialogo al citofono provo gridando nel giroscale la mia minaccia e corro nuovamente sotto il poggiolo e per la terza ed ultima volta grido ancora. Tutti guardavano … mi ero forse esposto un pò troppo? Raccolgo un sasso e lo lancio in direzione del poggiolo. In brevissimo tempo il pallone arrivò nel piazzale come d’incanto ed era sano e salvo! Urlo di vittoria generale e via, a giocare ancora. Non ricordo molto bene come andò quando tornai a casa …  ma ne era valsa la pena … abbiamo finito la partita!

_

(anonimaspiazarolade)

_

nascita di un quartiere

¦

san bartolomeo quartiere

archivio "quei de san bortol" - 1955 - le ruspe preparano il terreno per il cantiere di San Bartolomeo, il nuovo quartiere a sud della città di Trento

¦

Raccolta di testimonianze sulla nascita del quartiere di San Bartolomeo: il piano Marshall, la costruzione degli case popolari chiamate le “palafitte” e le “americane”, la gente, le famiglie … ricordi d’infanzia.
¦

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

registrazione audio: giugno 2009

durata: 1,49 sec

¦

san bartolomeo nuovo quartiere di Trento

1955 - il nuovo quartiere di San Bartolomeo con "le palafitte" sorte nella campagna a sud di Trento - Archivio Quei de san bortol

¦
¦

  • Meta