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PIONIERI DI FISICA (parte 3)… AERODINAMICA

Fino agli anni 70 e 80 la vita a San Bartolomeo, si può proprio dirlo, era scandita dalle stagioni e quindi dalla natura. Anche i giochi ne subivano l’influsso, per esempio tutti quei giochi che comparivano nel periodo prima di andare in vacanza e che sarebbero diventati i tormentoni estivi. Adesso ci sono i giochi si comprano e basta: chissà se le generazioni di adesso rimanessero senza il tasto POWER … che fantasia hanno…??? Ma non son fatti miei .

Dunque, quando si era un pò più umani, la fantasia portava alle scoperte basilari in materia e fisica… Se cadi nella “rozza”… ti bagni (presenza dell’elemento acqua), se corri a perdifiato lungo tutto il percorso della suddetta “rozza”, per interazione di più elementi ( forza motrice , elemento aria , fenomeno evaporazione… questa era cultura generale di fisica d’alto livello) … TI ASCIUGAVI TUTTI I VESTITI.

Con la forza centrifuga ho sempre avuto confusione, certo che mia madre mi centrifugava la testa di sberle, quando arrivavo sporco di alghe asciutte … la roggia era proprio dietro casa, e quelli erano giochi vietati dai genitori. Ma tutti sappiamo di non dire ad un bambino : “ti vieto assolutamente”…
Un’altro gioco prevedeva l’utilizzo di materiale edile. I lavori nei cantieri delle case in costruzione in quegli anni dovevano tener conto delle temperature ambientali (niente anticongelanti allora) così in primavera gettate di cemento, ferro, piastrelle e… CANETE ! tubi di plastica per i contatti elettrici. Il cantiere delle scuole di san Bartolomeo ne avranno fornite per almeno 3 anni …
Erano lunghe quelle che trovavamo nei cantieri e quindi costruire una cerbottana passava attraverso il lavoro manuale. Ogni tanto ho visto versioni in metallo, scomode se dovevi correre … non hanno avuto molto successo (usate come clava…quello si che funzionavano bene..ih,ih,ih). Le migliori: la “DOPPIA” e la “TRIPLA”, lunghezza variabile (diciamo attorno agli ottanta centimetri) tra le canne si mettevano 2 o 3 mollette (quelle da bucato di legno) e il tutto si fissava con del nastro adesivo. Il miglior nastro era quello da elettricista, una via di mezzo tra plastica e gomma, di questo nastro a tutt’oggi se ne trova di svariati colori. Alcuni di questi guerrieri aveva cerbottane di vario colore degne del Mart di Rovereto come arte anni’60 – ‘70.
Successivamente si doveva imparare a tirare e … a forza di provare prima o poi sapevi che ne avresti fatta una perfetta come l’arco di Robin Hood! L’uso di caricarle con “Pive armate” con spillini, non credo fosse buona idea, io ho le mani e la coscienza pulite (ne combinavo abbastanza, avrei sfidato di nuovo la forza centrifuga di mia madre, meglio evitare). Tutto questo iter serviva anche per imparare a far le “pive” da solo e che ti portava a conquistare la posizione ufficiale di Guerriero Autonomo.

Tu la tua arma e i colpi (le striscie di carta) infilati nella cintola! A SAN BARTOLOMEO NON SERVIVA IL PORTO D’ARMI

(anonimaspiazarolade)

Anche a San Bartolomeo ci si poteva sentir Romeo

IL MIO PRIMO, MA VERAMENTE IL PRIMO,  AMORE VISSUTO …. A SAN BARTOLOMEO

PROLOGO

C’era una volta un Re … direte amici miei.
No dico io ! … e nemmeno c’era una volta un pezzo di legno … ma …

C’ era una volta en spiazzaroll (monello) de San Bortol ed una principessa. Nel Regno di San Bortolomeo … comincia così ……….

PRIMAVERA ‘77 , LA RIVOLTA GIOVANILE contro la famiglia impazza in tutt’italia, ma a San Bartolomeo teatro anche della nascita dei movimenti di estrema sinistra, c’é spazio anche per l’amore vero (la speranza).
Cera una volta un Re … direte miei piccoli amici! … No! c’era lei, Ornella – teeneger di san Bartolomeo – un sogno per me, spiazaroll d’abitudine, che solo a guardarla le gambe mi facevano giacomo-giacomo.

Non so dir se bella o meno! portava anche gli occhiali ma a me batteva il cuore ogni volta che la incrociavo sul corridoio delle scuole medie, lei della Prima ed io in Terza (abbastanza noto a scuola, senza modestia, per una certa esuberanza). Negli anni sucessivi ho capito che Ornella mi provocava tempeste.
A SCUOLA NON SON MAI RIUSCITO A RIVOLGERLE LA PAROLA!!! io che non temevo niente e nessuno …
Alle medie in Terza G si parlava di Marx ed Engels, con Che Guevara nella testa e la rivoluzione come sogno … per poi mangiar e viver a casa di mamma (i rivoluzionari !).
Poi il fato mi aiutò, mio fratello si fece amico dei suoi genitori, e lei, la Principessa  in persona,  aveva consegnato il suo diario a mio fratello perche ci scrivesse un ricordo, allora andava di moda tra le ragazze quasi adolescenti. L’occasione fa il moccioso ladro e sottraggo il diario a R. e scrivo il mio primo messaggio ad Ornella chiaro, esplicito … da GRANDI insomma. Il messaggio suonava pressapoco così: “Domani mattina , vai in cucina … bevi il caffè, scottati la lingua e ricordati.. di me!” Romanticismo da san Bartolomeo si!

Non ricordo se ho firmato, credo che dall’imbarazzo ho optato per andare alla Standa e sottrarre un braccialetto, per allegarlo attaccandolo al diario … ma i ricordi si annebbiano, io penso così perchè sarebbe stato al livello delle mie possibilità e sentimento, l’amavo! … un piacere proletario rubar un gioiello ( bigiotteria da Standa, poi) per l’amata. Sì, un esproprio motivato: s’aveva da fare e basta!
Fu così che riuscii a parlare con un’angelo.
Cacchio!!! Le favole son vere, mi dicevo … che confusione! Una Principessa si degnava di accettare un’appuntamento con me. IO???…spiazarol de san Bortol ( san Bortol podeva esser anche na favola! )

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RACCOLTA INTERVISTE STUDENTI STRANIERI

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Tutte le interviste del progetto “Storie di San Bartolameo 2010” sono state raccolte in un fascicolo disponibile in versione pdf.

Per chi fosse interessato, eccolo on line, pronto da scaricare!

Veronica.

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storie di san bartolameo 2010.pdf

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CONVIVENZA MULTIETNICA

Geiza, come Diego e Bruno, è una brasiliana “semi-trentina”.
I suoi avi, di cui non ha notizie approfondite, hanno lasciato Borgo Valsugana all’inizio del Novecento.
Lei viene da Joinville, città di circa 500 mila abitanti, a metà strada tra Curitiba e Florianopolis.
Madre lingua portoghese, ci spiega che chi ancora parla italiano, si trova in piccole comunità più a sud.
Dunque, per imparare la lingua dei suoi predecessori, ha dovuto cominciare dalle basi.

Accoglienza a Joinville. - Fonte: www.pythonbrasil.org

“Avere una certa padronanza dell’italiano, era un requisito essenziale per partecipare al bando della Trentini nel mondo”, spiega.
Grazie a questa associazione, infatti, Geiza ha potuto coronare il suo sogno: un periodo di studio all’estero. Così, dopo aver espletato le burocrazie necessarie, nel settembre 2009 ha fatto le valige per Trento, dove frequenta la specialistica in “Decisioni economiche, impresa e responsabilità sociale”, presso la Facoltà di Economia.
“Qui ho trovato una buona accoglienza”, afferma ed aggiunge: “Faccio tutt’ora molta fatica a seguire i corsi in italiano e ho diverse difficoltà nello scrivere, soprattutto per quanto riguarda la grammatica.”
L’aiuto di qualche compagno non è sufficiente alla studentessa per superare brillantemente, come vorrebbe, gli esami.
“Un po’ mi dispiace” dice Geiza, “ma cerco di impegnarmi il più possibile ed andare avanti… credo che fare un’esperienza all’estero, in fondo, sia più importante dei voti.”
Le chiediamo qualche impressione riguardo San Bartolameo.
“Vivere in uno studentato aiuta a non deprimersi!” sorride convinta.

La città di Geiza in una panoramica aerea. - Fonte: flickr.com

“Qui s’incontrano molte persone e la cucina è il luogo ideale per socializzare. Alla fine dell’anno scorso, durante una cena organizzata nel convitto, abbiamo involontariamente raggruppato undici nazionalità diverse su una tavolata!”, racconta entusiasta Geiza.
“Il multiculturalismo porta con sé anche delle piccole divergenze, in particolare riguardo l’uso degli spazi comuni”, prosegue la studentessa. “La cucina, ad esempio, non viene gestita da tutti in maniera uniforme. Alcune etnie, inoltre, si cimentano in piatti un po’ aromatici per i miei gusti! Ma questa è una considerazione personale!”
Geiza spiega che esistono delle regole precise allo studentato, come ad esempio il divieto di utilizzare le scale antincendio per uscire all’esterno o di fumare sulle stesse. Chi non vi si attiene, è sottoposto a delle multe pecuniarie, sia pure irrisorie. “Ci sono delle persone addette ai controlli, che hanno anche la facoltà di multare… proprio come dei vigili urbani!”, chiarisce lei.
Alcuni convittori utilizzano comunque le uscite di emergenza, perché più vicine alla fermata del treno (la Valsugana). Seppur molto frequentata, la piccola stazione di San Bartolameo si trova un po’ distante dalla struttura, in direzione Villazzano. Gli studenti devono percorrere un tratto in salita e poi delle scalinate per raggiungerla, ma in pochi minuti arrivano in stazione e quindi in città.

Geiza si dice nel complesso soddisfatta dello studentato, salvo qualche possibilità di miglioramento degli arredi dal punto di vista funzionale. Opinione, questa, condivisa da molti ragazzi.
“In università mi trovo bene”, racconta. “Apprezzo e frequento spesso i ricevimenti dei docenti, ma sento la mancanza di un servizio di tutoraggio che funzioni da punto di riferimento per noi stranieri. Ancora non l’ho visto realizzato in maniera concreta, nonostante abbia letto da più parti della sua prevista attuazione”, conclude.
Terminata la specialistica, Gezia non ha ancora idee chiare su ciò che l’aspetterà.
Magari un dottorato ma, al momento, pensa ad affrontare con determinazione la magistrale, puntando dritto alla laurea.

progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

live@palafitte

Immagine anteprima YouTube

the Tubbs – live@palafitte

martedì 21 settembre 2010

scheda evento

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il monte Bondone visto dallo studentato

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fotografia di Enrico Pretto
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dal gruppo Flickr Studentato di San Bartolameo

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SAN-BA-TREKKING

QUATTRO PASSI E DUE RISATE
ALLA SCOPERTA DEL VICINO DI CASA

con Nicola Sordo

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SAN-BA-TREKKING

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Domenica 5 dicembre, dalle 14 alle 17

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Un percorso comico per scoprire la memoria e il presente del quartiere San Bartolomeo che si è concluso allo studentato universitario.

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dov'è il quartiere San Bartolomeo ?

l'installazione di Trento ASA

SAN-BA-TREKKING

ciao studentato !

SAN-BA-TREKKING
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in collaborazione con
Circoscrizione Oltrefersina
Opera Universitaria
Fondazione Cassa Risparmio Trento e Rovereto
Circolo ACLI San Bartolomeo
Circolo Fogolar Friulan
Residenza Anziani San Bartolomeo
Sanbaradio
Portobeseno
Trento ASA

gruppo Facebook “San Bartolomeo”

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archivio fotografico:

photoset di Portobeseno

photoset di Enrico Pretto

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facebook : san bortol

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installazione fotografica web-project
a cura di TrentoASA
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Via dei Tigli, quartiere di San Bartolomeo
Trento
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L’installazione propone fotografie e testi tratti dal social network Facebook, in particolare dal gruppo San Bartolomeo, ricordi innocenti non solo reati.

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Facebook: San Bortol

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Le immagini e i testi sono stati pubblicati sulla facciata di una delle “palafitte”, edifici prossimi alla demolizione per far spazio ad un nuovo quartiere residenziale di Trento.
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L’associazione TrentoASA ringrazia tutte le persone che hanno collaborato all’iniziativa.
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archivio fotografico del progetto
facebook : san bortol

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Facebook: San Bortol
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Sulle mura esterne dell’edificio di via Olmi 4 nel quartiere San Bartolomeo (l’edificio sarà abbattuto nel 2011 per far posto alla nuovo progetto urbanistico previsto per il quartiere) sono state applicate 20 ritratti fotografici e 20 testi raccolti sul social network Facebook e aventi come soggetto fotografie dei profili e testi scritti riferiti agli ex-abitanti del quartiere.

Durante il mese di Novembre sono stati contattati alcuni utenti Facebook che avevano aderito al gruppo dedicato al quartiere e che risultavano ex-abitanti di via degli Olmi e via Tigli. Le persone contattate sono state invitate a scrivere un testo di memorie dedicate al quartiere e hanno rilasciato l’autorizzazione alla stampa e pubblicazione della propria immagine di profilo visibile su Facebook per essere utilizzata nell’installazione.

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leggi i testi pubblicati, scarica il documento (*.pdf)

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PIONIERI DI FISICA… (parte 2)

Esistevan dei giochi con cui si aveva un appuntamento con scadenze dettate dalla natura. In primavera ai primi caldi e quando la natura si risveglia era il momento giusto per costruirsi una ”Fionda”, gioco affascinante nella ricerca del pezzo di ramo con cui costruirla. Alle spalle di San Bartolomeo c’era un bosco che, credo, sia stato del cosiddetto “Rossi bacan” (contadino), che più di una volta aveva rincorso gli intrusi nel bosco, ma da quando aveva smesso d’imbracciare la doppia caricata a sale col cacchio che beccava qualcuno.

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Il bosco sulla carta, di diritto, era suo ma di fatto erano i bambini i veri proprietari e sherpa del posto. L’abbandono a cui era lasciato e lo scorrazzare dei bimbi avevano dato forma ad un groviglio di passaggi, cunicoli fra i rami, era un fiorir di capanne, a terra ma pure sugli alberi, anche a tre metri d’altezza. La distruzione di una capanna altrui, t’iscriveva d’ufficio nella lista dei ricercati “dead or alive”, e la ricerca si protraeva fino al ritrovamento del colpevole. La cosa veniva regolata come nel Far West, un duello con spettatori (e così si affinava la tecnica del combattimento corpo a corpo), altro che palestra e doping , ginnastica su e giù per il bosco e la forza dei leoni giovani!

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Ritornando alla fionda: la scelta del ramo occupava anche un pomeriggio, si giudicavano i rami da usare secondo regole tramandate dai più grandi ed aggiungendo la propria esperienza. Dopo aver reciso il pezzo di ramo te lo portavi a casa, il lavoro era lungo… ed era sempre meglio non farsi trovar dal proprietario del bosco con i rami spezzati in mano, avresti dovuto abbandonar l’artiglieria e correre a perdifiato!
Cominciava il lavoro del “spiazarol”: trasformar quell’incrocio a V dei rami in quella che doveva esser la ”tua fionda“.

La preparazione durava dalle ore a qualche giorno, i più bravi ne abbellivano l’impugnatura con intarsi, si bagnava il legno per poi farlo asciugare (una specie di stagionatura del legno accellerata). La si costruiva bloccando, con una miriade di elastici piccoli, l’elastico principale, che trapassava un rombo di pelle, che serviva da postazione di lancio del sasso. La FIONDA veniva portata infilata in una delle tasche posteriori dei pantaloni come fosse la tua Colt 45 da quel momento … “attenzione il ragazzo gira armato”.

Dopotutto a San Bartolomeo prima conoscevi le armi poi “cadevi dal pero” dicendo “Aaaaaaah… ci vuole il porto d’armi !?! Ma San Bartolomeo era a porto d’armi libero e le ”fionde” dei spiazaroi erano le armi meno pericolose!

Viva “I Spiazaroi de san Bortol” !!!
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(anonimaspiazarolade)

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continua, parte 1

cinema e musica allo Studentato

IN DISTRUZIONE

serata-evento nell’ambito del progetto

LA MEMORIA DI SAN BARTOLOMEO
www.jurka.net/livememories

martedì 30 novembre 2010

ore 21.00

Auditorium dello Studentato San Bartolomeo

Via della Malpensada, 90 – Trento

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IN DISTRUZIONE
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IN DISTRUZIONE
DVD, 2010
di Luigi Pepe ed Eugenio Maria Russo
Come risulta evidente già dal titolo, il documentario sarà incentrato su quello che Trento sta perdendo, ovvero le “palafitte” di San Bartolomeo che sono in via di demolizione. Palazzine di nessun valore architettonico e in pesante degrado, qualcuno potrebbe dire, che possono benissimo fare posto a un nuovo complesso residenziale che riqualifichi una zona spesso protagonista – in passato – delle pagine di cronaca nera dei quotidiani locali.
Intanto, poco distante, è già sorto il nuovissimo campus universitario, fiore all’occhiello degli alloggi per gli studenti dell’ateneo trentino.
Ma è davvero tutto oro quello che luccica?

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PROTEUS QUARTET
Il gruppo si è fondato nell’aprile del 2010 ed è formato da Federica Tomasini alla voce, Gabriele Brigadoi al basso acustico, Ivo Brigadoi al violoncello e Paolo Gabrielli alle percussioni.
Proteus, una continua metamorfosi stilistica e strumentale senza far riferimento ad un unico genere definito. Sonorità retrò, immaginari d’ispirazione circense e gitana con forti richiami alla tradizione cantautorale italiana e americana. L’esecuzione ha lo scopo di conferire non solo ai pezzi inediti, ma anche alle cover, nuove e originali sfumature. “Ricerca del suono”, risulta essere quindi il concetto principe che ci accompagnerà in questo viaggio.

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progetto realizzato da
ASUT Associazione Studenti Universitari Trento e Portobeseno festival
con il finanziamento di
Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
in collaborazione con
Comune di Trento, politiche giovanili – Opera universitaria Trento – Circoscrizione Oltrefersina, gruppo Quei de San Bortol – TrentoASA – Sanbaradio

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info
www.jurka.net/livememories
asut.tn@gmail.com
mob 334 1562081

mob 340 5554516

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