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anni Settanta, ragazzi del quartiere San Bartolomeo
fonte: Archivio Quei de San Bortol, su Flickr

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anni Settanta, ragazzi del quartiere San Bartolomeo
fonte: Archivio Quei de San Bortol, su Flickr
Enrico Pretto, fotografo dell’Opera Universitaria, ci regala alcune immagini di una cena tra amici allo studentato San Bartolameo.
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clicca sull’immagine per ingrandire – tutti i diritti riservati
Nel 2006 Dino Panato scatta alcune immagini riprese da un piccolo aereo decollato dall’aeroporto di Mattarello. Nei giorni si successivi sarebbero state abbattutte le prime palafitte e quindi l’idea era di documentare per l’ultima volta la struttura urbanistica del quartiere così come era nato.
Guarda tutto il set fotografico donato da Dino Panato, Palafitte 2006
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Ora diventa impegnativo… ma elementare per un “spiazarol”, non voglio dilungarmi, perchè di giochini ce ne sarebbero molti…
La scoperta dell’effetto lente dei vetri di bottiglia evitò a molti di procurarsi un’accendino sottratto in casa, soluzione meno romantica e per niente educativa. Avevamo scoperto che concentrando il fascio di luce solare su un mucchietto di erba secca si poteva produrre un fuoco. La scoperta della lente, fatta grazie alle lezioni scolastiche, aveva creato un manipolo di “piromani” eco-sostenibili, niente gas e accendini di plastica, ma leggi di fisica solare e una lente. La gara era chi aveva la lente più grande… con la quale il fuoco divampava più velocemente. Affinata la tecnica d’accensioni, si esplorarono i “materiali”: per esempio la pericolosissima plastica che quando bruciava colava in gocce che se ti cadevano sulla pelle te le saresti ricordate per molto tempo. Tutti questi giochi semi-inventati erano il prodotto di uno sposalizio tra nozioni imparate a scuola e portate nel paradiso naturale che ci stava attorno. Certo era quella stupenda maestra Pia Sebastiani a trovare come fare a creare l’ interesse per le lezioni anche a chi come me, aveva molti grilli in testa!
C’erano anche i “furbi” come mio fratello Biafra (questo era il suo soprannome). Qualche volta si giocava al fuoco nel boschetto tra il rione e la chiesetta di San Bartolameo. Giochi che si sono conclusi per almeno tre volte in veri incendi. Mio fratello fa parte di questi “furbi” e diede alle fiamme il bosco verso mezzogiorno, venne a casa tutto preoccupato che gli tremavano le gambe. I vigili del fuoco, in forze, avevano domato le fiamme. L’unica cosa che non capii, allora , è questa: perchè lui non prese una caterva di botte??? Che io fossi stato un errore imprevisto ( lo dice anche il tempo del concepimento giorni di capodanno, sarà stato su di giri papà) comunque non giustificava un trattamento diverso.
Lì imparai la legge di ” Murphy” anche nelle cose sicure c’è sempre qualcosa che succede diversamente dal solito e stravolge il tutto !
(anonimaspiazarolade)

Carnevale a San Bartolomeo, 1977
archivio Roberta Calaresu
guarda le altre immagini del quartiere, archivio “quei de san bortol“, su Flickr
SCHEDA DOCUMENTARIO
a cura di ASUT / 2010
presentazione 30 novembre 2010 presso Studentato San Bartolameo, Trento
Titolo: IN DISTRUZIONE
Regia, fotografia e montaggio: Luigi Pepe e Eugenio Maria Russo
Durata: 50′ circa
Realizzazione: agosto-novembre 2010
I luoghi
Il vecchio quartiere
La nascita del quartiere di San Bartolomeo nel secondo dopoguerra rientrava nel nuovo piano urbanistico previsto per l’area sud di Trento – San Bartolomeo masi – che allora si presentava coltivata interamente a frutteto e vigneto con alcune abitazioni sparse sul territorio e la presenza del distretto militare. Per la particolare tipologia costruttiva alcune palazzine del nuovo quartiere vennero denominate “le palafitte”, altre palazzine che lo compongono “le americane”, sottolineando la provenienza dei finanziamenti e degli aiuti nella ricostruzione (piano Marshall).
Nel 2006 la demolizione di una parte delle “palafitte” segna l’inizio di un nuovo piano urbanistico previsto dall’Amministrazione comunale di Trento, che dovrebbe restituire nuova vitalità a una zona piena di palazzine vecchie e in parte abbandonate.
Ormai nel quartiere sono rimaste solo poche attività commerciali (un bar, una merceria, un macellaio e un tabaccaio) e pochi altri luoghi pubblici (il parchetto nel quale giocano i figli degli immigrati, la chiesetta di nuova costruzione e un campo sportivo).
Il nuovo studentato
Il nuovo corso del quartiere è stato inaugurato dalla costruzione dello studentato dell’Opera Universitaria di Trento. Terminato nel 2007, attualmente lo studentato ospita circa ottocento studenti di varie nazionalità.
Tuttavia la presenza dello studentato non ha inficiato minimamente l’apatia che attanaglia il quartiere: infatti, in un quartiere dormitorio, non si è fatto altro che inserire un micro quartiere dormitorio, quale innegabilmente lo studentato è, eccezion fatta per pochi momenti di aggregazione concentrati di solito d’estate (Suoni Universitari su tutti). Inoltre, per la sua posizione che domina dall’alto il quartiere vero e proprio, lo studentato risulta completamente staccato, senza alcun tipo di reale compenetrazione.
IN DISTRUZIONE
Come risulta evidente già dal titolo, il documentario sarà incentrato su quello che Trento sta perdendo, ovvero le “palafitte” di San Bartolomeo che sono in via di demolizione. Palazzine di nessun valore architettonico e in pesante degrado, qualcuno potrebbe dire, che possono benissimo fare posto a un nuovo complesso residenziale che riqualifichi una zona spesso protagonista – in passato – delle pagine di cronaca nera dei quotidiani locali.
Intanto, poco distante, è già sorto il nuovissimo campus universitario, fiore all’occhiello degli alloggi per gli studenti dell’ateneo trentino.
Tutto bene, quindi? Non è detto. Non basta un colpo di spugna e un architetto famoso per cambiare l’identità di un quartiere.
clicca sull’immagine per ingrandire
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Gli autori
Luigi Pepe
Ho 28 anni e mi sono diplomato in montaggio e post-produzione alla ZeLIG: school for documentary, television and new media di Bolzano e laureato in Sociologia a Trento. Sono stato selezionato per partecipare al Berlinale Talent Campus 2010 come montatore e regista. La mia filmografia da montatore comprende: “Specchio delle mie brame” (G. Attanasio, 2008 – Vincitore sezione Shortland del 4FF di Bolzano), “The sued generation” (G. Boch, 2009 – Selezionato al Tempere Film Festival 2010), “Facebook’s Adorno changed my life” (G. Boch, 2010).
Eugenio Maria Russo
Ho 23 anni, mi sono laureato in lettere classiche a Trento. Sono presidente dell’Associazione Studenti Universitari Trento.
Insieme a Luigi Pepe abbiamo già diretto il lungometraggio in 16mm “Dafni e Cloe” (in fase di postproduzione). Il rough cut del film è stato selezionato all’interno del Campus Editing Studio della 60esima Berlinale ed è stato assegnato Yann Dedet come supervisore al montaggio.
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L’associazione TrentoASa ha presentato, in occasione del SanbaTrekking di dicembre, un’originale installazione ospitata nel bar dello studentato.
L’installazione è composta da frammenti di immagini provenienti dall’archivio storico del quartiere San Bartolomeo applicate come collage a immagini contemporanee dello studentato universitario.
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installazione di Mr Pitone
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per associazione Trento ASA
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progetto La memoria di San Bartolomeo 2010
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esposizione dicembre 2010 – marzo 2011
presso bar dello studentato universitario San Bartolomeo Trento
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Guarda l‘intero set di immagini su Flikcriver.
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5 Lire, 3 palline al tabacchino: erano come il primo dollaro d’oro di Paperone, l’inizio di un impero! Si giocava a “busa“, consisteva nel fare una piccola buca, in quella terra fertile che era San Bartolomeo, forse meglio dir del conte “Zizo” e del “Rossi bacan” (contadino). Bisognava riuscire a metter la propria biglia in buca e così ci si guadagnava il diritto di tirare e centrare la biglia dell’avversario che in caso di successo diveniva tua! Poi c’era il più semplice “scoceta“, un giocare a “darsela” con un tentativo ciascuno di centrare l’avversario, il premio anche qui la biglia. Poi il famosissimo “triangolo“, ma ne parlo dopo le biglie.

Le biglie che si usavano le conosciamo tutti e sono ancora sul mercato. Non so se è la Play-station, o i metodi anticoncezionali oppure la crisi della Famiglia data dalla difficoltà economica, ma io non ho mai più visto gruppi di 20 o più bambini divisi in gruppetti a giocare allo stesso gioco in autonomia.
Le biglie che usavamo erano di vario tipo e materiale: le biglie comunissime di vetro, poi quelle di vetro con ghirigori di colori che spesso era il motivo per nominarle “Fortunelle”, quelle che si diceva fossero d’osso, ma erano solo vetro bianco ma pensare d’osso era intrigante, e c’era il temutissimo “Balotòn”: una biglia d’acciaio (quelle per i “cuscinetti”) da un pollice e mezzo, credo. Di solito si scendeva in cortile (… “di solito” se ne capirà il motivo poi, verso la fine di questo racconto) e si chiedeva di giocare, così alla prossima partita entravi nel gioco. C’era un triangolo disegnato nel terreno ed all’interno si depositava la posta in palline, ci si accordava sul numero da puntare … ed ecco il gioco d’azzardo! Giocato per strada con la moneta e valuta che era disponibile a noi: le biglie! Poi si tirava la propria biglia verso una riga anch’essa disegnata nel terreno, chi s’avvicinava più alla riga aveva diritto ad iniziare e così fino a che il più lontano dalla riga comincia anche lui per ultimo. Vincevi tutte le palline che riuscivi a far uscire dal triangolo, quando sbagliavi il tiro passava al giocatore successivo. C’erano anche i “bastardi”del Balotòn (lo dico ironicamente, mi raccomando!). Non so se, come si dice per i cani, che tra cani e padroni ci si assomiglia, ma forse anche tra giocattolo e giocatore era così: uno di quelli “dal Balotòn” penso sia stato anche il Visintainer grande! (eh,eh,eh Ridi però Mauro! le ultime volte eri un bel “tomo”… non ciccio). Logico che in questo incrocio di contatti anche le varie “classi”o “tipi” sociali si incontravano e si scontravano! A me personalmente capitò con il giovane Cortelleti. Quello che dirò però è solo la mia campana, dirò come e cosa io ho vissuto.
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Quel giorno scesi e davanti al “trenta” di via Robinie c’era un gruppetto in procinto di giocare a triangolo, chiedo di giocare … il che mi venne seccamente negato dal Cortelletti, io mi avvicino semplicemente … e sferro un pugno direttamente allo zigomo del malcapitato, il Cortelletti si blocca e si avvicina al suo portone, non ricordo se schiamazzando o piangendo … certo ero stato troppo impulsivo per una cosa così … intervento decisamente troppo aggressivo … dopo poco sopraggiunge il Sandro B. e credo che mi abbia richiamato e poi si affaccia pure il fratello Lino B. al poggiolo del secondo piano, anche lui aveva qualcosa da dire, pur non essendo stato presente. Qualcuno … la verità?? Più d’uno in cortile mi disse: “bravo, fatto bene!”, mentre mi avviavo al patibolo, emotivamente era così: era meglio arrivassi prima io a casa della notizia! È ovvio che il Cortelletti ha pagato un senso d’esclusione che già vivevo in famiglia … ma non ci voleva molto per immaginare cosa sentiva dire di noi “spiazaroi” a casa sua! Lo sguardo di sbieco che ti davano il fratello ed i genitori era ” eloquente”, della sorella non interessava niente a nessuno. Ci stavamo muovendo nel mondo che si reputava di qualche classe più “superiore “, anche questo era San Bartolomeo, siamo in presenza di una casa di San Bartolomeo, ovviamente, con portone di ferro e chiusura elettrica. (v. nota quando l’Ikea non c’era).
Io avevo dato il pugno e non lo negavo, mio padre Ha pagato per me Lire 18.000 di pronto soccorso, per il Cortelletti. Personalmente ho pagato: una denuncia con due testimonianze ma non è stata la cosa piàù importante, ho pagato con una caterva di battipanate sul poggiolo di casa, che tutti vedessero. Le ho prese sul poggiolo sotto l’occhio e l’orecchio del rione. Se fiatavo ne arriva un’altra, poi un’altra, e poi ancora, ancora e ancora! Il rione… in silenzio.
Mi chiedo: “Al giorno d’oggi mia madre quanti anni di galera si sarebbe presa??? (…siete in molti coinvolti… in molti.)
Dunque : Gli eroi si piegano ma non si spezzano. Alcuni giorni dopo mi chiama la poliziotta a Capo della squadra femminile e mi chiede il racconto… poi estrae dal cassetto le testimonianze di Sandro B. e Lino B.
Secondo loro erano presenti ancora prima dell’inizio della lite, io dissento e lei mi ascolta e ricontrolla quello che io ho detto nel verbale stilato, poi legge le due testimonianze d’accusa… e mi sorride e dice: “Ok! Senti comunque lo capisci che è grave?? Ne sei pentito??”. Io oramai l’avevo presa in simpatia, era così dolce e comprensiva, anche se aveva la fermezza e l’autorevolezza necessaria alla situazione (autorevolezza ho detto, non autorità; lei aveva capito che a San Bartolomeo nemmeno i “spiazaroi” smargeloni avevano paura di loro, e mi confessò il rischio che forse ci saremo conosciuti meglio più avanti). Le ricordo che io non ho mai negato la mia colpevolezza, ma con quelle due infamate, dissi : “No non ne sono pentito e lo rifarei se mi trattano così. Ci ha provato più volte ma niente! Niente da fare, davanti a quell’infamità superflua (ero reo confesso) NON MI PENTO!
LEI SI RIVOLGE A MIA MADRE E DICE : “GUARDI sIGNORA , LE TESTIMONIANZE IN EFFETTI DISCORDANO , NON CON IL RAGAZZO QUI … ma fra di loro gli ACCUSATORI, LA LORO È UNA CAMPANA STONATA, in tribunale non accetteranno mai la causa, danno confessato e risarcito!”. Poi si rivolse a me con comprensione ed un monito: “Purtroppo mi sa che ci rivedremo, fai il bravo intanto!”. Tanto sante, le sue parole, quanto profetiche.
(anonimaspiazarolade)
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Ivanhoe
fotografie di Mr.Pitone, ospitate su Flickr.com – progetto TrentoASA 2010
tutti i diritti riservati
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Benvenuti nel blog-archivio del quartiere San Bartolomeo di Trento.
Il quartiere, nato negli anni Cinquanta e attualmente coinvolto in un grande cambiamento urbanistico e sociale, ospita da alcuni anni anche lo studentato universitario.
Questo progetto utilizza la rete Internet e i social network per incrociare le memorie di diverse generazioni cercando di dare un senso ai cambiamenti intercorsi nel quartiere in questi ultimi anni.
L'archivio è attivo e permette, una volta registrati, di lasciare una traccia, un ricordo riferito al quartiere e allo studentato.
Partecipa alla raccolta, iscriviti e condividi i tuoi ricordi e immagini.
QUARTIERE E STUDENTATO
archivio condiviso di immagini, interviste e ricordi
INFO PROGETTO 2010

GLI STUDENTI STRANIERI A SAN BARTOLAMEO
storie raccolte da Veronica Degasperi
STORIE DE SPIAZAROI
racconti da San Bortol, quartiere di Trento
FACEBOOK : SAN BORTOL
installazione di storie e immagini
All’età di 15 anni forma il suo primo gruppo insieme ai «Boci» di San Bartolomeo. Con lui suonano Michele Ferruzza alla batteria, Attiglio Margoni e Carmelo Fimognari alle chitarre e Italo Dallago al basso. Iniziano qui le speranze di emergere di cinque ragazzi di un rione che a quel tempo dava poche [...]
Read Morefotografia di Rafael Oliveira fonte: facebook
Read MoreMERCOLEDI’ 19 OTTOBRE 2011 ORE 21 Trento, viale dei Tigli San Bortol fotografia di Mr Pitone QUEI DE SAN BORTOL: Toni Ippolito,Paio Anesi,Sergio Tessadri,Massimo Andreatta,Claudio Bonvecchio suonano: Rock anni ‘70 Deep Purple,Iron Butterfly,Huriah Heep,New Trolls,PFM ALCHIMIA: Andrea Garofalo (chitarra, voce, tastiere), Leonardo Lanzingher (basso, voce), Gianmaria Vicenzi (batteria) e Fabrizio Botto (chitarra) – web IN CONCERTO ENTRATA LIBERA, si suona nel [...]
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