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DUELLO IN TRASFERTA… San Bartolomeo sfida San Giuseppe.

Mercoledì, Agosto 18th, 2010
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( ih,ih,ih,ih,ih) Questo video mi ricorda quando a Franco G. gli viene rotto il naso da Stefano L. di San Giuseppe, al campo da ghiaccio.

Il pomeriggio dopo, lui, Franco, che era 20 cm più alto di me, venne e mi disse: “guarda, mi ha rotto il naso a tradimento, mentre stavamo parlando, improvvisamente, mi ha dato un pugno in pieno viso con i guanti rinforzati da moto, ed io… k.o.!”
Dopo averlo ascoltato gli dico: “Ok!!! Vuol dire che stasera tu torni a pattinare… ma stavolta con me!!!”.

Da notare: la mamma di Franco consigliava sempre a suo figlio di non frequentarmi, cosa che spesso non accadeva!

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Così io, Franco ed altri 3 o 4 (in san Giuseppe erano pure in molti ed eravamo in casa loro; qualcuno che ti guarda le spalle faceva comodo) entriamo nel campo da pattinaggio e pian piano la discussione tra i 2 quartieri inizia! Arriviamo ad un accordo: quando chiude il campo ci si vede fuori.
Io ed il feritore Stefano L. siamo fuori, alle mie spalle ho il mio amico per la vita C. … posso star tranquillo, niente vigliaccate!
Si era formato un cerchio, forse con più di 50 spettatori. Nel centro io e Stefano L. passeggiamo in cerchio guardandoci negli occhi e preparandoci allo scontro. Il Turri, il Celva, anche loro “tremendini”, si son prodigati a dar consigli. A me il Turri si avvicina e mi dice con complicità : “occhio! Stefano picchia quasi come me… stai attento!”.
Lo sfidante s’infila i guanti da moto (errore gigantesco scoprir le carte prima di un combattimento!!!). Tra l’incitamento della folla Stefano commette il secondo errore madornale… usa la stessa tecnica spiegatami da Franco. Nel bel mezzo del parlare sferra il pugno diretto al mio naso… una mano, la mia, ferma quel pugno a 5 cm. dal mio naso, il corpo mio era pietra ripiena di adrenalina, le orecchie mi fischiavano. Poi, dopo il bloccaggio, fu una caterva di botte, finchè non avevo più fiato!!! Stefano cade! Ed io mi rivolgo al pubblico e dico ridendo: “Guarda Turri!!!! Ora è il tuo turno!”.

Scherzavo, con Turri ero amico.
OK!!! Missione compiuta, San Bartolomeo ha lavato l’onta con il sangue.”Guerrieri, tutti a casa ora!!!”
Il giorno seguente ci recammo di nuovo a pattinare per suggellare la nostra supremazia.
Mentre mi mettevo i pattini s’avvicina Stefano L. recriminando che gli avevo spostato il naso! Io ho chiuso subito il discorso: “Ricorda che non ho finito il lavoro, se vuoi continuiamo dopo aver pattinato, così te lo rompo del tutto!”.
Ci lasciarono in pace e alla sera ci lasciarono andar via senza avere ultiriori screzi.

Ora i BULLI se la prendono con i più deboli, a San Bartolomeo allora I BULLI DIFENDEVANO I PIÙ DEBOLI.

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Noi del confine

Lunedì, Luglio 12th, 2010

La strada dove abitavo da bambina, parallela al Rio Sale, era equidistante da due rioni della città: Bolghera e San Bartolomeo, e li divideva. Quartiere molto borghese il primo, operaio il secondo, dove l’unica licenza romantica era racchiusa nei nomi di alberi delle tre vie: Tigli, Olmi e Robinie. Era conosciuto anche per le palafitte e le americane – case popolari costruite con il piano Marshall – e definito Bronx, con il passar degli anni, per la concentrazione di problemi sociali mai del tutto risolti. Nella mia strada abitavano famiglie di professionisti e benestanti mescolate a famiglie d’impiegati e infermieri; per le prime la convivenza era spesso temporanea, giusto il tempo di terminare la costruzione della villa in Bolghera o nella prima collina.

Cominciai a uscire dal mio cortile per andare a scuola, alle elementari Fogazzaro, che raggruppava i bambini dei due rioni. Stare in classe era la cosa più bella del mio mondo, appartenevo a un gruppo di bambine tutte uguali, le differenze sociali nascoste da grembiule nero e fiocco colorato. Il primo giorno la mamma non mi accompagnò, il mio fratellino era nato da pochi mesi e comunque facevo la strada con il maggiore che andava in quarta. Finita la scuola, si giocava sempre nei pressi di casa, a tiro di voce dai propri genitori, la gran distanza tra la mia strada e i due rioni con lo smisurato metro dell’infanzia.

Iniziai ad avere sentore d’ingiustizia quando Luisa, la mia amichetta preferita, compagna di classe e di catechesi, che abitava nella mia stessa via, m’invitò alla sua festa di compleanno. Ero molto emozionata al pensiero della mia prima festa. Avevamo parlato per settimane dei giochi da fare e delle altre compagne invitate. Poi quella mattina a scuola, dispiaciuta, mi dice che non posso andare. “Ma perché?” chiedo. “La mia mamma non vuole… perché non puoi portarmi il regalo”. Ci rimasi malissimo, ero spesso a casa sua a fare i compiti e stavamo proprio bene insieme, Luisa era buona e simpatica. Però la sua mamma, austriaca, da un’altra stanza ogni tanto alzava la voce e le parlava a lungo in tedesco, con tono duro. Poco dopo Luisa mi diceva che era meglio andassi: il papà, dentista, stava tornando. Ma sulla porta la sua mamma mi salutava sorridente e qualche giorno dopo era lei a telefonarmi di andar da loro per fare i compiti con Luisa.

Avrei voluto raccontarlo ai miei genitori. Sentirmi rispondere: “Non sei tu a sbagliare, siamo noi a vergognarci della loro povertà di cuore”. Ma non dissi niente, perché allora nessun genitore era attento a queste cose, quello che ci succedeva era sempre colpa nostra e avrei rischiato un sonoro castigo. Senza l’aiuto di un adulto impiegai molto tempo a elaborare perché andassi bene per insegnare i compiti, ma non per partecipare alle feste. Innocente vittima dell’ipocrisia borghese da sorrisi di facciata e pugnalate alle spalle. Eppure bastava entrare nelle diverse case per cogliere il lusso e la povertà. O guardare l’unico cappotto sempre più corto e liso indossato da certe bambine. L’unico paio di scarpe sfondate che s’inzuppava di pioggia o neve e si asciugava nei piedi giorno dopo giorno.

Alle medie iniziai a sentirmi davvero a disagio: considerata troppi scalini giù da quelli della Bolghera, per giocare nei loro giardini recintati, partecipare alle loro feste, andare in vacanza nelle loro case in montagna. Troppi scalini su per quelli di San Bartolomeo, con i quali mi ero persa la vita in strada, l’amicizia e la complicità dell’esser ugualmente disagiati. Da adolescente il quartiere di San Bartolomeo divenne così malfamato da essere imbarazzante dire di risiedere in quella zona. E doveva sempre seguire la chiosa: via Chini è strada di confine, il Bronx comincia da lì in poi. Con gli anni Settanta fu soprattutto la droga a trovare terreno fertile fra molti che erano alle elementari con me e che, purtroppo, furono tra le prime vittime in città. Sicuramente entrò anche nelle belle case col recinto dei ricchi. Ma fece meno, molto meno rumore.

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di Nadia Ioriatti

articolo pubblicato su QuestoTrentino, n. 2/2010

http://www.questotrentino.it/qt/?aid=11669

Urla d’aiuto mai urlate

Mercoledì, Luglio 7th, 2010
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……un cortile, una parrocchia, l’oratorio.
“Schiamazzi di giochi, sole bellissimo… un tranquillo pomeriggio da incubo…”
Acc…. eccolo, sorrisi, grassottello, occhiali con montatura color oro: il cappellano.
Qualche carezza in fronte a uno/a, con le dita come salsicciotti putridi, alza il mento di un altro bambino e gli sorride,…che fiuuuuu… andata bene! Non io!
ERRORE!!!! … si dirige proprio verso di te, merda è andata, il sangue è polvere che non scorre….. la bocca ti si fà secca.
Lui: “Ciao ….”.

Tu non rispondi, guardi a terra, forse l’orco per magia sparisce…
Ma questa non è una favola….. Ti prende per un polso e ti dice : “Vieni ti devo far vedere una cosa, vieni con me di sopra!”
“Ok, ok…. è andata di merda anche questa volta. Su, dopo finisce…” pensi nel silenzio di ghiaccio che t’imprigiona la bocca!
Le due scalinate, la porta a vetri degli appartamenti dei preti. Si gira a destra, poi a sinistra, forse la seconda o la terza porta era il suo ufficio. O forse prima a sinistra e poi a destra la direzione dei corridoi, in ogni caso la seconda e o la terza porta era la destinazione, mentre tu segui preso per un polso!
Cazzo! Una speranza!!! Incrociamo la perpetua, tutti ci fermiamo nessuno parla!
Lei guarda il padre, poi guarda me, e poi di nuovo il padre…..
Io spero “diiiiiiiìi qualche cosa, aiutami!!!!!!!!”, ma non un fiato dalla mia bocca, abbassa gli occhi e se ne va……. Ecco, siamo arrivati a “BENGODI – PIÙ TE LA TACCI, PIÙ TE LA GODI LA TUA MERDA DI PAGA DA PERPETUA!!!!!”
( anonimaspiazarolade )

la chiesa di San Bartolomeo

Lunedì, Luglio 5th, 2010
Varda che bela, la me cesa !

La chiesa del rione, credo sia una delle più belle e riuscite costruzioni sacre di quei tempi.
Altro che na colada de cement, come quel sgorbio de san Carlo en Clarina,
A vardarla ancoi, l’è na favola, che a vardarla te camini … non digo su le aque ma a dese centimetri da tera el to animo sì chel camina! quando te te perdi a scoerzerla e te g’he vardi, tutti i picoi particolari.
Te g’he vai dentro, la è voida! nessun …

Na volta en quella cesa te trovavi sempre qualche veciota che pregava, ma la domenega, la Messa delle 10:00, l’era na fera!

mateloti che ziga, mame che ciama, boci che se core dreo … ” El Rion “!
En misiot de ciacere per tutti i gusti, per noi boci quando era finì la messa la parte seria della giornata l’era nada !!!! Evviva ades l’é domenega per tutti, noi boci cominzieven a far fantasie sul cinema, che avresen vist dopo disnar, soto: Nella grande sala cinematografica, aah! anca questa la vita dei boci al cinema o meio dir la vita dei casinari, zent che dis monade a voze alta, balote de carta che vola, che quando le centrava qualcun tutti i rideva.
Disevo … entrando en quel porton, che ai oci d’en bocia, el sembrava grant almen come quelo del Paradis … e te pensi (da matelot): “e per forza che San Pero el te spetta sulla porta del paradis … e chi è che g’he la fà a daverzerse da sol!
Dentro la era sempliza, niente de rinascimentale, anzi mi credo che la era proprio moderna.
I zoghi dei muri, che pareva i havesa mess na pietra pu fora una, pu dentro, tutte diverse de grandezza, e sora la via crucis disegnada e fatta con i vedri coloradi.
Per en matelot tutti quei vedri coloradi l’era …, no come vardar en d’en caleidiscopio, l’era come ESSER DENTRO el caleidoscopio.
Su la, sinistra gh’era l’organet a pedai e quel Bon Padre Tarcisio el ne sonava l’organo ensegnandone a cantar, mi aiuta dall’eta, me ero sforza de far la voce da alto, perchè :
1) nei toni alti gh’era le matelote
2) picol de statura come ero anche alora, en mez a le matelote, me sentivo pu’ sicur, e comunque credo che nel coro era presente qualcuna per cui io volevo esser li, vizin a ela.
Padre Tarcisio ? bon, ma bon, no me ricordo UNA sola volta che l’avesa alza la voze, eppur combinarne se ne combinava, el scorlava la testa, el feva en rumor come en schioccar con la bocca (anche quello a basso tono) el me diseva come fussa en papa: “Matelot belo, così non và bene, dai zerca de far el bravo pu’ che te podi” … e pò el sorrideva, che figura umile, e prete d’alto rango per me, Lui aveva veramente offerto il proprio servizio al Dio.
E lì en font l’altar, con sora el Cristo. Coi brazi daverti. Pareva che el capiva en che rion che l’era, qualche volta, me sembrava el se lamentasa de questo, e mi pu che dirghe: “sa vot? con quei cavei da capelon, ancoi i te rispetta poc , perchè no te vai dal pegoraro (il barbiere del rione) a farteli taiar? No digo che l’è bravo ma corti … aaaa corti el te li fà de sicur”.
No’ l sè mai moss da li …… ma sa fat se te sei taca a na cross? (me lo spiegavo così).
Per ben due volte, dopo le messe della sera, durante la settimana santa, dopo aver servito messa e tutti ci eravamo cambiati, io dicevo “Ops … ho dimenticato … torno subito.

Tornavo in chiesa, con un coltellino arrampicandomi tagliavo quelle corde che chiudevano il manto viola che lo copriva dai piedi alla testa , e lo liberavo.

El sò che l’era na marachela … ma almen el podeva respirar de not!
Quando me allontanavo ero soddisfatt che el podeva respirar!!! Me giravo, l’ ultim segn de la cros e … no ghe giureria, ma el me sorideva !

( anonimaspiazarolade )

Foto presa in “prestito” dal gruppo Facebook San Bortol Regna
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IO E MIO PADRE TRA FALSI PERBENISMI E DROGA … MA IN FONDO FAMIGLIA PER SEMPRE!

Lunedì, Luglio 5th, 2010

È bello riveder queste foto, una delle volte tranquille e assieme che abbiamo passato, perchè da lì a poco i nostri rapporti vennero increspati dal mio uso di droga, ed io credevo ancora di esser l’unico…

Alla fine guardando indietro … nei vari momenti abbiamo passato momenti da nemici, leali e sleali, come quando io mi presentavo nella tua bella R.A.I radiotelevisioneitaliana (nonostante ne fossi stato diffidato) giovanissimo con i capelli lunghi, tu ti vergognavi di me ed io raggiungevo lo scopo, ricevevo i soldi che mi servivano per bucarmi … ti chiedo scusa, stavo solo facendoti pagare il tuo comportamento! (forse in modo sbagliato , io ero confuso, forte dei 17 anni-eroina! ed era il punto d’arrivo di una scala iniziata 3 anni prima) … Si! mi vendicavo: la prima volta mi trovi qualche grammo d’hashis, e tu che fai? mi denunci! Denuncia non accettata dai tuoi amici Poliziotti, forse anche loro capivano che era meglio parlare con me, cosa che TU non hai assolutamente fatto! Le volte che approfittando della mia mancanza, facevi venir i tuoi amici della cinofila ed aver un’accogliente e Faunistico (i cani) “ben tornato” a casa”. Nello scorrere dei tempi non dimentico che all’apice dello spaccio d’eroina a soli 18 anni anche i carabinieri ti chiesero perchè andavo in giro con il taxi? E tu ti sei preoccupato di metter tutto a tacere,  difficile interpretare sentimentalmente tutto questo. Difendevi me o la tua cosi detta “Rispettabilità”? ma comunque niente rancori… è la nostra promessa ricordi ?

Alla fine ci siam ritrovati, io appena fuori dal tunnel …  tu che non serviva più che ti venissi a recuperare al bar degli alpini, per andar a casa dove trovavi tua moglie che si sarebbe incazzata! in pace ancora la famiglia! Solo tua moglie non aveva capito una minchia di tutti quegl’anni! noi eravamo, siamo e saremo sempre una famiglia! … dicevi … ed è COSI’ ! Mi dispiace una cosa, che tua moglie abbia deciso, anche nell’ultimo momento, di mettere qualcosa tra me e te, questa volta non era l’incrocio delle gambe, ma la sua povera testa vuota, piena di rancore e risentimento, lei non ha capito … Noi Formiamo Per Sempre Una Famiglia … chi c’é c’é e degli altri ce ne fottiamo !

Lei si è liberata di noi, si è anche vendicata! anche la tua bara è stata pagata con soldi che loro hanno trovato e che tu avresti rubato! vedi … la ruota gira … ma chissenefrega NOI SIAMO E RESTIAMO PER SEMPRE UNA FAMIGLIA !

P.S. :  dai papà no firmo … che questo no l’è en verbale !

(anonimaspiazarolade)

Trento sud visto dallo studentato

Mercoledì, Giugno 30th, 2010

Il panorama dalla scala AB dello studentato San Bartolameo Trento

fotografia di Ilina Ivancheva

la fiera di san Giuseppe e i palloncini colorati

Martedì, Giugno 29th, 2010

… non tutti, ma tanti di noi erano fortunati, ed a San Giuseppe non era difficile veder tornare a casa il marmocchio di turno con il suo palloncino colorato legato al polso… quelli che volano, quelli che fan sognare… forse l’unico balocco per mesi e mesi a venire… era un super trofeo… anni 70, rione popolare, e chi poteva permetterselo?… ma una volta all’anno, i poggioli delle palafitte, si coloravano di questa gioia, e quà e la, legati alla ringhierina esterna del balcone, il vento soffiava su queste speranze dai mille colori e dalle mille sfumature… quasi sempre erano poggioli di bambine, che affacciate ognuna al proprio balcone, sembravano dame sfilare, una accanto all’altra in bellezza e in beltà.

Ma dove ci son dame, ci son anche Principi ed orchi, cavalieri e spade. I nostri cavalieri eran armati di cannette…. eeee si amici miei, pive di carta a raffica, ed in punta il temibile spillino…. io abitavo al primo piano, preda sin troppo facile da colpire… e loro…. GENTILISSIMI… come sempre, o ti sposti subito, o centriamo anche te… e PAF… il palloncino esplodeva…. raid terribili, fulminei, sbucando all’improvviso in drappelli di venti, tutti armati sino ai denti… finito le pive, con i poggioli più alti?… c’eran le fionde…. stì disgraziadi….

(Roberta)

FATTO DI CRONACA ECCLATANTE : OMICIDIO !! anni ‘70 a S. Bartolomeo

Mercoledì, Giugno 23rd, 2010

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… non aspettatevi nè nomi nè cognomi tanto, voi che c’eravate, ve la ricordate ancora quella sera che ora racconterò …

Eravamo bambini…. era buio, quasi ora di andare a dormire…. anche gli ultimi irriducibili si stavano arrendendo alle urla delle madri, che dai poggioli li stavano richiamando … la mia, poi, al solito sicuramente mi aveva già chiuso fuori casa …. ah ah ah …. eravamo piccolini, pensieri non ne avevamo, figurati se ci sfiorava quello di andare a riposare … ma nemmeno nell’anticamera del cervello … ed ecco, un vociare, le urla, arrivano pattuglie, chi mormora, chi ormai grida già alla caccia all’uomo. Avevano assassinato una donna, accoltellata…. non vi faccio l’onore della cronaca, all’archivio comunale si può leggerne ogni dettaglio, ma quello che vi posso riportare, è cio che noi marmocchi, ognuno in modo diverso, visse quella nottata. Ci raggruppammo in parte, chi origliava il parlare di carabinieri e polizia, chi quello che i genitori sussurravano …. e mentre la notte incalzava, noi ci preparammo ad aggredire l’ennesima sfida del rione di San Bartolomeo … negli anni settanta, genitori, polizia, figli, era tutto un’altro rapporto che al giorno d’oggi…… si diceva (ormai la voce popolare era certa) che si fosse nascosto nel boschetto…. l’assassino era scappato armato nella campagna del baccano, e noi, che conoscevamo palmo a palmo la zona, avevamo il dovere di difendere il nostro rione, e lui, l’assassino, poteva stare certo di avere ormai le ore contate …. non avevo il permesso di toccare i coltelli, ero troppo piccola, ecco perchè andando a casa di corsa, e di nascosto da mia madre, rubai in cucina il cucchiaio di legno grande …. io ero pronta, e con me decine di altri bambini…. partimmo così, a notte fonda, per stanarlo … mia madre, che era corsa in cortile in vestaglia, per parlare con le altre donne, nemmeno se ne accorse…. ricordo il freddo di quella notte e la rabbia di non averlo scovato…

Roberta

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Spiacevoli pagine nere hanno trovato ispirazione in san Bartolomeo.
Questa era una storia che doveva finire bene, si certo una relazione extra- coniugale era molto giudicata male , ma al cuor non si comanda!
Purtoppo la donna che credeva di aver ritrovato l’amore , aveva trovato proprio l’ Orco cattivo
Quello che era un amante si era trasformato in un sadico possessivo, difficilissimo liberarsene, anche se sei stata bastonata ed abbandonata da lui in una sperduta campagna.
Ma in quegli anni anche se eri violentata e stuprata, era difficile trovar giustizia, la storia delle donne in Italia è piena a quei tempi, di donne che da accusatrici son passate ad esser accusate.
In quella calda sera , una donna , una mamma aveva deciso da tempo di troncare questa cosa sbagliata, ma l’altra parte non era d’accordo, credo fossero passate le 23:00 di sera, un uomo si presenta al quinto piano di una casa popolare di San Bartolomeo, suona … è la donna ad aprire .
Se non ricordo male, 28 i colpi di coltello a serramanico , dietro alla donna che cade esangue … le figlie.
Il tempo si mette a correre , le grida confuse dal giro scale , qualcuno dai pianerottoli vede questa figura scappare, ma richiude, impugnava ancora il coltello . L’uomo esce dal portone, le vie erano ancora popolate dai bambini più grandicelli e si allontana.
La confusione è l’unica cosa accaduta nelle susseguenti ore, l’arrivo a sirene spiegate della Polizia, la quale sapeva già di non arrivare in un quartiere molto amico, si perde nel non saper cosa fare, forse avevan paura anche loro, quasi tutta la popolazione del rione si era riversata in strada.
Poi si sa come va a finire ai grandi quando son persi: ascoltano tutto , qualche bambino dice che l’uomo si è allontato verso l’altura del boschetto alle spalle del quartiere .
La Polizia si organizza, chiama rinforzi credo anche dei pompieri per setacciare il bosco.
Degli adulti, stanchi dell ‘organizzazzione degli addetti ai lavori, sentenzia : “QUESTO È IL NOSTRO RIONE è stata ferita brutalmente una donna e madre del RIONE,  l’assassino lo scoviamo noi !”
Sembró una dichiarazione di guerra, la gente che sfugge dal controllo dei poliziotti e si arma con ogni genere di cose, dai martelli alla accette, dai bastoni ai mestoli di legno, gente dai 40 fino a scendere agli 8 anni, tutti al bosco, noi lo prendiamo prima!
Credo che sia stato meglio anche per il colpevole, non esser stato trovato da San Bartolomeo.
La donna arriva in pronto soccorso del S. Chiara, e spirando continua a ripetere il nome dell’assasino, che a quanto pare si era già allontanato, ma in auto.
Eccola la Far-west di S. Bortolameo, nessuno, ma proprio nessuno si fermó a pensare, che era assurdo che tutti, bambini compresi, andassero nel buio di un bosco a cercare un uomo che aveva appena sferrato 28 coltellate!
Certo che fu entusiasmante il Grido “IL RIONE È NOSTRO”, bello vedere che nonostante i giudizi popolari che si potevano nutrire per la relazione extra-coniugale, no! Questo non si poteva accettare! Era un San Bortolameo Cuor di Leone , ma a volte anche un po’ coglione.

anonima spiazarolade

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POMERIGGI DI PRIMA ESTATE

Martedì, Giugno 22nd, 2010

L ‘è giugno, a san Bortol finiva le scole, la mattina l’arivava prima per noi boci, abituadi a nar a scola, i genitori i l’ha toleva pù comoda, i doveva sol pensar al lavoro e casa, noi non doveven nar pù a scola per 3 mesi ….. la calma per le strade … le mame occupade a far la spesa a l’ente consumi o el Dario de la verdura! i alberi pieni de maggiolini en quei anni , le strade le era ancora de tera … sabbion gross e a Gozad’or gh’era le lucciole e i cervi volanti (coleotteri).
Disnar e poi d’accordo con le mamme, panin con la Nutela (Nutella) e via alla scoperta della giungla circostante, da Gocciad’oro alle campagne del Rossi, per addentrane nella zona stupenda della giungla, la Campagna del Conte Zizo, si, si proprio lù, che i pù anziani de noi i neva a far le prove del complesso (anche noi eren rifornidi della nostra versione dei Beatles ed erano anche bravi) en den locale de casa sua, de costa alle scole Medie Dante Alighieri. La campagna del Conte Zizo l’era rifornida delle zirese dela qualità pù bona del mondo ” QUELE ROBADE ” :)  non ho pù mangnà zirese cosi bone! …. poi che gita era senza esser rincorsi dai contadini … scorpacciata, corsa digestiva e giù dai terreni dell’odierno studentato, con le rame dei zirezari come trofeo, e chi era restà nelle strade de casa, accoglieva i gloriosi al ritorno, che erano sfamati, divertiti anche feriti (micidiali i fili di ferro delle vigne mentre sei in fuga) ma le ferite si portavano come fiori all’occhiello! il motto era “io ce l’ho fatta” (a scampar)
Luciano

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Do pedalade…

Sabato, Giugno 19th, 2010

In estate, c’era la piscina da raggiungere, si poteva fare il giro dalle strade, ma in molti non disdegnavano di fare due arrampicate sulle barriere naturali del territorio …. ed ecco fatto siamo in via padre Eusebio Chini , in futuro avrebbero aperto un passaggio, ” la stradina de via chini ” !
Estate, piscina come un formichiere, non che pagare era un problema in quegl’anni i padri di famiglia affrontavano il ” boom” economico” e l’abbonamento a 10 bagni + 2 omaggio ci stava, ma che “san Bortolameot set? se non entri scavalcando?!” c’era ancora il trampolino disponibile al pubblico, con la fila anche di 15 20 persone, il momento dei ganzi mescolava i rioni della città: San Giuseppe, S. Pio x., ecc….
Pomeriggi spensierati, tuffi, corse, gelati, pizzette stupende! la vecchia gerente del bar della piscina ci apriva il cancello, piuttosto che vederci uno ad uno scavalcare, alti un metro e una coca-cola, il pericolo erano solo i bagnini ed i pizzardoni (vigili urbani en lingua en ponta).
Poi … stremati, si usciva e si doveva affrontar il ritorno a piedi.
Solo qualcuno possedeva la bicicletta … ma più di uno possedeva una collezione di chiavi da lucchetti di bicicletta, di tutte le marche, i migliori aprivano i lucchetti a combinazione solo con l’aiuto di un ago per poi scoprir che le cifre delle combinazioni eran una un 3, una un 6, una un 9, 369,963,936,639 …… allora eri qualcuno dei più! eh eh
Biciclette sciolte … TUTTI A CASA IN BICI !!!! …. e … saluti da San Bortol …….. e viaaaa!
le bici le serviva per desfarle a cros, per pezzi di ricambio, per offrirla a qualche bambina e pedalare nel caldo dell’estate …. e le serviva la sera per far el “puttan tour”, da piazza Centa, per veder la famosissima “TUBO” e poi dalla stazione, tutta Sanseverino …”IL PUTTAN-TOUR” di Trento … ma questa è un’altra storia! ciaooo…..

(anonima spiazarolade)