La storia di oggi riguarda Slobodan, intraprendente studente serbo di ventisette anni.
Ci parla in un inglese molto spigliato, proprio come i suoi modi di fare. Ha lasciato la Serbia, dove si è laureato in Sociologia, per iscriversi al master in Comparative Local Development, che sembra essere molto gettonato tra gli studenti stranieri da noi intervistati.

Per finanziarsi, Slobodan si è dato parecchio da fare in patria, stilando domande di contributo che ha rivolto a numerosi enti ed associazioni. “In Serbia, dopo la laurea, lavoravo in fabbrica a un euro l’ora. Se scegli di non farti politicizzare, difficilmente trovi un impiego consono ai tuoi studi, ammesso che la possibilità di occupazione sia concreta”, afferma senza mezzi termini Slobo. Spiega che qui cercherà di mettercela tutta: la sua famiglia ha investito tutto quello che aveva e non, per farlo studiare a Trento. “Ho ottenuto una somma di 5000€ complessivi dal servizio postale serbo, dal comune di Čačak, dove abito e da un’organizzazione caritatevole. Non so bene come farò a ripagare il prestito, ma ce la farò!”
Il ragazzo racconta poi che, nonostante abbia conseguito una laurea quinquennale, la sua documentazione si ferma al triennio. In Serbia, per ottenere la certificazione restante, avrebbe dovuto pagare un altro anno di tasse, giustificate dalla frequentazione di alcuni corsi supplementari che Slobodan definisce come “ripetizioni di esami già sostenuti”.

Così facendo, il suo master in Italia risulta post-triennale, cosa che ha fatto innalzare la retta di frequenza. Ma lui non si lascia facilmente intimorire, né demoralizzare. “Sono entusiasta di essere qui e di poter studiare. Quando ho un libro sotto mano, mi sembra di avere il mondo intero ai miei piedi!”, dice. Aggiunge che quando è arrivato in Italia, si è stupito per la qualità delle strade, spiegando: “In autostrada avevo l’impressione che la macchina procedesse sul vetro!” Per lui, che viene da Čačak, città sulla statale E760 a tre ora da Belgrado, provare la sensazione di viaggiare senza saltare sulle buche, è stato molto piacevole!
“Una volta a Trento, mi sono subito chiesto come, chiusa tra queste montagne, potesse esserci una città così bella”, prosegue Slobo.

“Tutto è organizzato, pulito e ricco. All’università c’è la rete wireless, le strutture sono nuove e moderne. Solo, non ho capito come mai, se la tecnologia è a questi livelli, la didattica sia ancora prettamente “tradizionale”, molto simile a quella serba”. In compenso Slobodan, che è appassionato di astronomia, ha trovato in Trento una città ideale per coltivare il suo hobby. “Ho scoperto che ci sono numerose iniziative in merito, promosse per lo più dal Museo Tridentino di Scienze Naturali”, racconta lo studente. Un’altra cosa che ha colpito il giovane Slobo, è stata l’imponente burocrazia che “Forse serve a limitare la corruzione, che da noi è piuttosto diffusa”. Afferma poi, che qui la gente è molto schietta, quella serba, invece, “Lavora di più e guadagna meno soldi!” E prosegue: “Ad esempio, da noi i negozi sono sempre aperti, tutta la settimana e durante tutto il giorno!”
Slobodan non è legato all’Italia solo per motivi di studio, ma anche sentimentali, in quanto la sua ragazza è abruzzese, attualmente occupata… in Serbia! “Un giorno ritornerò anch’io nella mia patria”, ci dice, non prima di aver concluso gli studi e maturato qualche esperienza di tirocinio, magari in Slovenia. Nel frattempo si gode la sua permanenza a Trento. “Lo studentato mi piace, qui posso fare anche dello sport!” Ci spiega di non essere nuovo alla vita da convittore. In Serbia, ormai da qualche anno, studiava in una città diversa da quella dove risiedeva, trovandosi a vivere in svariati campus universitari. Ma, precisa: “Nessuno, bello come questo!” Vista la sua spontaneità, lo prendiamo in parola!
progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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