fotografia di Rafael Oliveira
fonte: facebook
Trento Film Festival (28 aprile – 8 maggio)
Sezione Orizzonti Vicini
Cinema Modena – Sala 2
martedì 3 maggio · 21.30
In distruzione
di Luigi Pepe e Eugenio Maria Russo, 39′
A Trento c’è un quartiere che ha due facce e due grafie: San Bartolameo/San Bartolomeo. Se si parla di San Bartolameo si intende il nuovissimo studentato dell’Opera Universitaria di Trento. San Bartolomeo indica invece la parte più vecchia del quartiere, costituita da case popolari costruite nel secondo dopoguerra e chiamate comunemente “palafitte” per la loro struttura a piloni. Oggi le palafitte sono disabitate, perché il Comune ha deciso di abbatterle, a favore di un nuovo progetto urbanistico. L’incertezza per il futuro del quartiere nelle voci degli ex abitanti delle palafitte, l’incertezza per il proprio futuro nelle voci degli studenti, arrivati a Trento per iniziare a costruirsene uno, lontano dalla famiglia e dagli amici di sempre.
l’evento su Facebook
è quasi primavera …credo proprio che el periodo sia “questo”!
Ma per esser sicur, dovria alzar tutt el Studentato de san BartolAmeo (con la A…come i dis lori!) … Qualcuno si chiederà: Cosa sta dicendo?
Sulle terre del conte “Sizo”, ecclesiasta di Trento, in questo periodo tra i filari delle vigne, crescevano i “denti de cagn” (denti di cane). I filari della vigna oramai erano stati potati, legati, il terreno era libero da tutto il “potato” che sarebbe stato usato come “legacci per fascine”, nei suoi rami più fini ed adatti!
I “denti di cane” sono una pianta che fiorisce con un fiore unico, o al massimo due, indovinatene voi il colore
Verso primavera le giovanissime piantine sono ottime mangiate sia in insalata che usate in alcune ricette di “cucina povera” trentina. Il sapore è amarognolo ma gradevole se condito bene con l’olio del garda. Dopotutto anche la rucola cresceva, ma in quei tempi era in una sorta di “dimenticatoio”. Chissà come mai la rucola è stata accantonata ed poi è esplosa nelle cucine mondiali. Forse il mercato globale nazionale ed internazionale ha rivalutato certe prelibatezze del popolo? Al giorno d’oggi il prezzo della rucola è caro, ma te la trovi lavata e confezionata, i denti di cane invece credo siano sempre costosi quanto rari!
Sulla collina di san Bartolomeo forse ce ne saranno ancora, come in tutti i prati di qualunque posto, i denti di cane son fiori per i poveri, ma bellissimi! E seminano paracaduti, divertimento dei bambini! Siam noi che li abbiam dimenticati, aggiungendo anche il fatto che i terreni puliti sono molto rari.
Un particolare romantico… Noi di san Bartolameo, si accedeva con disinvoltura in quella terra “profumata” anche se non nostra… Ed invece di acquistare al bancone di supermercato o negozio, si affrontava un’avventura… e oggi? … si dovrà possedere un “pass universitario”??? ih,ih,ih.
(Anonimaspiazarolade)
Ecco l’articolo riguardante la raccolta delle interviste agli studenti stranieri di San Bartolameo, pubblicato su L’Adige di lunedì 28 febbraio 2011 a firma di Michele Viganò.
Grazie ancora a Veronica Degasperi per l’interessante e appassionata ricerca.
Clicca sull’immagine per ingrandire.
Enrico Pretto, fotografo dell’Opera Universitaria, ci regala alcune immagini di una cena tra amici allo studentato San Bartolameo.
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fotografie di Mr.Pitone, ospitate su Flickr.com – progetto TrentoASA 2010
tutti i diritti riservati
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Geiza, come Diego e Bruno, è una brasiliana “semi-trentina”.
I suoi avi, di cui non ha notizie approfondite, hanno lasciato Borgo Valsugana all’inizio del Novecento.
Lei viene da Joinville, città di circa 500 mila abitanti, a metà strada tra Curitiba e Florianopolis.
Madre lingua portoghese, ci spiega che chi ancora parla italiano, si trova in piccole comunità più a sud.
Dunque, per imparare la lingua dei suoi predecessori, ha dovuto cominciare dalle basi.
“Avere una certa padronanza dell’italiano, era un requisito essenziale per partecipare al bando della Trentini nel mondo”, spiega.
Grazie a questa associazione, infatti, Geiza ha potuto coronare il suo sogno: un periodo di studio all’estero. Così, dopo aver espletato le burocrazie necessarie, nel settembre 2009 ha fatto le valige per Trento, dove frequenta la specialistica in “Decisioni economiche, impresa e responsabilità sociale”, presso la Facoltà di Economia.
“Qui ho trovato una buona accoglienza”, afferma ed aggiunge: “Faccio tutt’ora molta fatica a seguire i corsi in italiano e ho diverse difficoltà nello scrivere, soprattutto per quanto riguarda la grammatica.”
L’aiuto di qualche compagno non è sufficiente alla studentessa per superare brillantemente, come vorrebbe, gli esami.
“Un po’ mi dispiace” dice Geiza, “ma cerco di impegnarmi il più possibile ed andare avanti… credo che fare un’esperienza all’estero, in fondo, sia più importante dei voti.”
Le chiediamo qualche impressione riguardo San Bartolameo.
“Vivere in uno studentato aiuta a non deprimersi!” sorride convinta.
“Qui s’incontrano molte persone e la cucina è il luogo ideale per socializzare. Alla fine dell’anno scorso, durante una cena organizzata nel convitto, abbiamo involontariamente raggruppato undici nazionalità diverse su una tavolata!”, racconta entusiasta Geiza.
“Il multiculturalismo porta con sé anche delle piccole divergenze, in particolare riguardo l’uso degli spazi comuni”, prosegue la studentessa. “La cucina, ad esempio, non viene gestita da tutti in maniera uniforme. Alcune etnie, inoltre, si cimentano in piatti un po’ aromatici per i miei gusti! Ma questa è una considerazione personale!”
Geiza spiega che esistono delle regole precise allo studentato, come ad esempio il divieto di utilizzare le scale antincendio per uscire all’esterno o di fumare sulle stesse. Chi non vi si attiene, è sottoposto a delle multe pecuniarie, sia pure irrisorie. “Ci sono delle persone addette ai controlli, che hanno anche la facoltà di multare… proprio come dei vigili urbani!”, chiarisce lei.
Alcuni convittori utilizzano comunque le uscite di emergenza, perché più vicine alla fermata del treno (la Valsugana). Seppur molto frequentata, la piccola stazione di San Bartolameo si trova un po’ distante dalla struttura, in direzione Villazzano. Gli studenti devono percorrere un tratto in salita e poi delle scalinate per raggiungerla, ma in pochi minuti arrivano in stazione e quindi in città.
Geiza si dice nel complesso soddisfatta dello studentato, salvo qualche possibilità di miglioramento degli arredi dal punto di vista funzionale. Opinione, questa, condivisa da molti ragazzi.
“In università mi trovo bene”, racconta. “Apprezzo e frequento spesso i ricevimenti dei docenti, ma sento la mancanza di un servizio di tutoraggio che funzioni da punto di riferimento per noi stranieri. Ancora non l’ho visto realizzato in maniera concreta, nonostante abbia letto da più parti della sua prevista attuazione”, conclude.
Terminata la specialistica, Gezia non ha ancora idee chiare su ciò che l’aspetterà.
Magari un dottorato ma, al momento, pensa ad affrontare con determinazione la magistrale, puntando dritto alla laurea.
Molti dei nostri intervistati sono giunti a Trento per seguire i corsi del master in Comparative Local Development.
Tra questi c’è anche Shahinda, riservata studentessa del Sudan.
Con poche e soppesate parole, la ventiseienne africana ci spiega che vivere a Trento è molto piacevole, soprattutto per chi proviene da un paese piuttosto conservatore.
“L’ambiente aperto, permette a ciascuno di esprimersi secondo le proprie attitudini. Farlo è molto facile: ci sono mezzi ed opportunità”, asserisce Shahinda che viene da una laurea con lezioni in arabo, conseguita in Sudan. Qui studia in inglese ed il master ha superato le sue aspettative: lo pensava frequentato solo da italiani ed invece ha trovato un ambiente molto internazionale. Insomma, interessante!
Anche il tenore di vita che c’è a Trento l’ha sorpresa: “Immaginavo fosse alto”, dice, “ma non credevo si stesse così bene.”
Il suo programma, articolato in due fasi, prevede una permanenza di quattro mesi in Germania e sette in Italia. Shahainda, infatti, ha già trascorso un periodo a Regensburg, vicino a Monaco. Riassume l’esperienza nella frase: “Gli italiani sono più aperti dei tedeschi!”
Concluso il percorso universitario, vorrebbe trovare un lavoro che le consentisse di viaggiare ed interagire con nuove culture. In alternativa, proseguirà a studiare, in attesa che si avveri tale progetto.
In Sudan ha lasciato i genitori e due fratelli. Di questi, uno si sta specializzando in ingegneria e l’altro, che ancora non ha scelto quale strada intraprendere, entrerà l’anno prossimo nel mondo accademico.
“Questo non è un momento molto favorevole per il mio paese” afferma Shahinda. “A gennaio (09/01/2011, ndr) ci sarà un referendum ed il Sudan rischia di uscirne spaccato in due.”

Se il referendum avrà esito positivo, il SUdan verrebbe diviso tra Nord e Sud. - Fonte: blog.i4e.it
La ragazza spiega che se avesse trovato un lavoro, non avrebbe mai lasciato la sua terra. Purtroppo però, in quella regione, la ricerca di un impiego sembra essere condizionata da regole non scritte, che non tutti sono disposti ad avallare.
“Poiché la situazione in Sudan non è delle migliori, meglio utilizzare questo tempo per lo studio” sintetizza Shahinda, che sostiene di essersi ambientata bene in Italia.
Soprattutto ha trovato diversi studenti “internazionali” proprio come lei, cosa che la rende molto felice.
Noi, allora, la salutiamo e non le sottraiamo altro tempo da trascorrere con le sue nuove amicizie.
Benvenuti nel blog-archivio del quartiere San Bartolomeo di Trento.
Il quartiere, nato negli anni Cinquanta e attualmente coinvolto in un grande cambiamento urbanistico e sociale, ospita da alcuni anni anche lo studentato universitario.
Questo progetto utilizza la rete Internet e i social network per incrociare le memorie di diverse generazioni cercando di dare un senso ai cambiamenti intercorsi nel quartiere in questi ultimi anni.
L'archivio è attivo e permette, una volta registrati, di lasciare una traccia, un ricordo riferito al quartiere e allo studentato.
Partecipa alla raccolta, iscriviti e condividi i tuoi ricordi e immagini.
QUARTIERE E STUDENTATO
archivio condiviso di immagini, interviste e ricordi
INFO PROGETTO 2010

GLI STUDENTI STRANIERI A SAN BARTOLAMEO
storie raccolte da Veronica Degasperi
STORIE DE SPIAZAROI
racconti da San Bortol, quartiere di Trento
FACEBOOK : SAN BORTOL
installazione di storie e immagini
All’età di 15 anni forma il suo primo gruppo insieme ai «Boci» di San Bartolomeo. Con lui suonano Michele Ferruzza alla batteria, Attiglio Margoni e Carmelo Fimognari alle chitarre e Italo Dallago al basso. Iniziano qui le speranze di emergere di cinque ragazzi di un rione che a quel tempo dava poche [...]
Read Morefotografia di Rafael Oliveira fonte: facebook
Read MoreMERCOLEDI’ 19 OTTOBRE 2011 ORE 21 Trento, viale dei Tigli San Bortol fotografia di Mr Pitone QUEI DE SAN BORTOL: Toni Ippolito,Paio Anesi,Sergio Tessadri,Massimo Andreatta,Claudio Bonvecchio suonano: Rock anni ‘70 Deep Purple,Iron Butterfly,Huriah Heep,New Trolls,PFM ALCHIMIA: Andrea Garofalo (chitarra, voce, tastiere), Leonardo Lanzingher (basso, voce), Gianmaria Vicenzi (batteria) e Fabrizio Botto (chitarra) – web IN CONCERTO ENTRATA LIBERA, si suona nel [...]
Read MorePossiamo anticipare la data del concerto LIVE @ SAN BORTOL previsto per il 7 giugno 2011 e rinviato per pioggia !!! Ci troveremo sempre sotto le “palafitte” il giorno mercoledì 19 ottobre in quartiere San Bartolomeo. In caso di maltempo non verrà posticipato ma lo faremo quasi sicuramente nella sala della circoscrizione (diversamente in auditorium dello [...]
Read MoreQT QuestoTrentino – n.10 ottobre 2011
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