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In distruzione @ Trento Film Festival

Trento Film Festival (28 aprile – 8 maggio)
Sezione Orizzonti Vicini

Cinema Modena – Sala 2
martedì 3 maggio · 21.30

Immagine anteprima YouTube

In distruzione
di Luigi Pepe e Eugenio Maria Russo, 39′
A Trento c’è un quartiere che ha due facce e due grafie: San Bartolameo/San Bartolomeo. Se si parla di San Bartolameo si intende il nuovissimo studentato dell’Opera Universitaria di Trento. San Bartolomeo indica invece la parte più vecchia del quartiere, costituita da case popolari costruite nel secondo dopoguerra e chiamate comunemente “palafitte” per la loro struttura a piloni. Oggi le palafitte sono disabitate, perché il Comune ha deciso di abbatterle, a favore di un nuovo progetto urbanistico. L’incertezza per il futuro del quartiere nelle voci degli ex abitanti delle palafitte, l’incertezza per il proprio futuro nelle voci degli studenti, arrivati a Trento per iniziare a costruirsene uno, lontano dalla famiglia e dagli amici di sempre.

l’evento su Facebook

PIONIERI DI FISICA ( PARTE 4) – IL FUOCO

Ora diventa impegnativo… ma elementare per un “spiazarol”, non voglio dilungarmi, perchè  di giochini ce ne sarebbero molti…

La scoperta dell’effetto lente dei vetri di bottiglia evitò a molti di procurarsi un’accendino sottratto in casa, soluzione meno romantica e per niente educativa. Avevamo scoperto che concentrando il fascio di luce solare su un mucchietto di erba secca si poteva produrre un fuoco. La scoperta della lente, fatta grazie alle lezioni scolastiche, aveva creato un manipolo di “piromani” eco-sostenibili, niente gas e accendini di plastica, ma leggi di fisica solare e una lente. La gara era chi aveva la lente più grande…  con la quale il fuoco divampava più velocemente. Affinata la tecnica d’accensioni, si esplorarono i “materiali”: per esempio la pericolosissima plastica che quando bruciava colava in gocce che se ti cadevano sulla pelle te le saresti ricordate per molto tempo. Tutti questi giochi  semi-inventati erano il prodotto di uno sposalizio tra nozioni imparate a scuola e portate nel paradiso naturale che ci stava attorno. Certo era quella stupenda maestra Pia Sebastiani a trovare come fare a creare l’ interesse per le lezioni anche a chi come me, aveva molti grilli in testa!

C’erano anche  i “furbi” come mio fratello Biafra (questo era il suo soprannome). Qualche volta si giocava al fuoco nel boschetto tra il rione e la chiesetta di San Bartolameo. Giochi che si sono conclusi per almeno tre volte in veri incendi. Mio fratello fa parte di questi “furbi” e diede alle fiamme il bosco verso mezzogiorno, venne a casa tutto preoccupato che gli tremavano le gambe. I vigili del fuoco, in forze,  avevano domato le fiamme. L’unica cosa che non capii, allora , è questa: perchè lui non prese una caterva di botte??? Che io fossi stato un errore imprevisto ( lo dice anche il tempo del concepimento  giorni di capodanno, sarà stato su di giri papà) comunque non giustificava un trattamento diverso.

Lì imparai la legge di  ” Murphy” anche nelle cose sicure c’è sempre qualcosa che succede diversamente dal solito e stravolge il tutto !

(anonimaspiazarolade)

Carnevale 1976

1976 - carnevale a San Bartolomeo

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1976 - carnevale a San Bartolomeo

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_1976 - carnevale a San Bartolomeo

1976 - carnevale a San Bartolomeo

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archivio Mario Butturini
gruppo “Quei de San Bortol”

fonte: gruppo Facebook San Bartolomeo

PIONIERI DI FISICA (parte 3)… AERODINAMICA

Fino agli anni 70 e 80 la vita a San Bartolomeo, si può proprio dirlo, era scandita dalle stagioni e quindi dalla natura. Anche i giochi ne subivano l’influsso, per esempio tutti quei giochi che comparivano nel periodo prima di andare in vacanza e che sarebbero diventati i tormentoni estivi. Adesso ci sono i giochi si comprano e basta: chissà se le generazioni di adesso rimanessero senza il tasto POWER … che fantasia hanno…??? Ma non son fatti miei .

Dunque, quando si era un pò più umani, la fantasia portava alle scoperte basilari in materia e fisica… Se cadi nella “rozza”… ti bagni (presenza dell’elemento acqua), se corri a perdifiato lungo tutto il percorso della suddetta “rozza”, per interazione di più elementi ( forza motrice , elemento aria , fenomeno evaporazione… questa era cultura generale di fisica d’alto livello) … TI ASCIUGAVI TUTTI I VESTITI.

Con la forza centrifuga ho sempre avuto confusione, certo che mia madre mi centrifugava la testa di sberle, quando arrivavo sporco di alghe asciutte … la roggia era proprio dietro casa, e quelli erano giochi vietati dai genitori. Ma tutti sappiamo di non dire ad un bambino : “ti vieto assolutamente”…
Un’altro gioco prevedeva l’utilizzo di materiale edile. I lavori nei cantieri delle case in costruzione in quegli anni dovevano tener conto delle temperature ambientali (niente anticongelanti allora) così in primavera gettate di cemento, ferro, piastrelle e… CANETE ! tubi di plastica per i contatti elettrici. Il cantiere delle scuole di san Bartolomeo ne avranno fornite per almeno 3 anni …
Erano lunghe quelle che trovavamo nei cantieri e quindi costruire una cerbottana passava attraverso il lavoro manuale. Ogni tanto ho visto versioni in metallo, scomode se dovevi correre … non hanno avuto molto successo (usate come clava…quello si che funzionavano bene..ih,ih,ih). Le migliori: la “DOPPIA” e la “TRIPLA”, lunghezza variabile (diciamo attorno agli ottanta centimetri) tra le canne si mettevano 2 o 3 mollette (quelle da bucato di legno) e il tutto si fissava con del nastro adesivo. Il miglior nastro era quello da elettricista, una via di mezzo tra plastica e gomma, di questo nastro a tutt’oggi se ne trova di svariati colori. Alcuni di questi guerrieri aveva cerbottane di vario colore degne del Mart di Rovereto come arte anni’60 – ‘70.
Successivamente si doveva imparare a tirare e … a forza di provare prima o poi sapevi che ne avresti fatta una perfetta come l’arco di Robin Hood! L’uso di caricarle con “Pive armate” con spillini, non credo fosse buona idea, io ho le mani e la coscienza pulite (ne combinavo abbastanza, avrei sfidato di nuovo la forza centrifuga di mia madre, meglio evitare). Tutto questo iter serviva anche per imparare a far le “pive” da solo e che ti portava a conquistare la posizione ufficiale di Guerriero Autonomo.

Tu la tua arma e i colpi (le striscie di carta) infilati nella cintola! A SAN BARTOLOMEO NON SERVIVA IL PORTO D’ARMI

(anonimaspiazarolade)

SAN-BA-TREKKING

QUATTRO PASSI E DUE RISATE
ALLA SCOPERTA DEL VICINO DI CASA

con Nicola Sordo

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SAN-BA-TREKKING

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Domenica 5 dicembre, dalle 14 alle 17

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Un percorso comico per scoprire la memoria e il presente del quartiere San Bartolomeo che si è concluso allo studentato universitario.

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dov'è il quartiere San Bartolomeo ?

l'installazione di Trento ASA

SAN-BA-TREKKING

ciao studentato !

SAN-BA-TREKKING
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in collaborazione con
Circoscrizione Oltrefersina
Opera Universitaria
Fondazione Cassa Risparmio Trento e Rovereto
Circolo ACLI San Bartolomeo
Circolo Fogolar Friulan
Residenza Anziani San Bartolomeo
Sanbaradio
Portobeseno
Trento ASA

gruppo Facebook “San Bartolomeo”

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archivio fotografico:

photoset di Portobeseno

photoset di Enrico Pretto

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LA MAMMA DEL MICIO DECISE DI ABBELLIRE I GIARDINI…

..figuriamoci se nelle aiuole che circondavano le palafitte cresceva l’erba…. eravamo dei piccoli Attila…. erba non ne poteva crescere…. o che si giocava a calcio…. e sulla strada, tanto macchine non ne passavano, e tra le aiuole… o si giocava a biglie…. scavando tortuosi fossetti e buche ovunque… o che si nascondevano i tesori….ed i buchi divenivan voragini…. ah ah ah… ma un giorno la mamma del Micio decise che era ora di far crescere l’erba…. ed eccola borsa di plastica in mano e coltello…. dirigersi verso la zona in fondo al rione…. verso viale Verona. Ogni mezzora la si vedeva tornare con il suo bottino pesante…. zoppe… andava a cercar zoppe…. le cavava con il coltello… alle altre aiuole più fortunate…. e poi giunta alla sua le riappoggiava a terra, nella speranza che l’erbaccia attecchisse…. ovvio che ci proponemmo subito volontari ! …tutti ?…. tutti tutti !!!!….. ah ah ah…. immaginateli tu, un centinai di bamboccetti scalmanati, armati di qualche bastoncino a cavar zolle di terra per il rione…. ah ah ah …. in meno di mezza giornata, Attila poteva sparire dalla vergogna al nostro cospetto…. nulla poteva più crescere da dove eravamo passati… per mesi ormai…. ma la casa della mamma del Micio, adornata di zolle, era fantastica!!…. Oddio, a guardarla bene, un pò di mal di mare ti veniva…. ah ah ah…. le gobbe del prato, davano alla prospettiva un che di onda marina impazzita…..

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san bartolomeo quartiere

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Nacque così, la voglia di giardinaggio nel rione. Andammo avanti per qualche settimana a rubarci le zoppe a vicenda, palafitta contro palafitta…. di notte, appena le mamme erano andate a dormire….. ma compreso che non c’era modo di venirne a capo, decidemmo di giocarci…. e le zoppe divennero armi micidiali, da lanciarle addosso al nemico di turno, che osava sfidarti…… la mattina, terra, zoppe, ovunque…. un macello….. ah ah ah ah….. e la mamma del Micio si arrese….

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( Roberta )

SPIAZAROI e MOTORI

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Con il sopraggiungere della primavera, arrivava la stagione delle biciclette per i più piccoli… e dei motorini… per i più “spizaroi”.
All’epoca dei fatti che vi sto raccontando io ero ancora nella fase delle bici. Ma persone come “il Rigel” e altri smanettavano già tra caballero 50cc. Beta50 , e Simonini motore sachs … ( un mostro).
C’erano dai vecchi modelli di carburatori da 19 con filtro a tromba, ai 28 e 35 da paura! Logico: i collettori tutti fresati , i getti del carburatore sostituiti , anche i cilindri si fresavano … lavori degni di un’alta scuola. Impennare e stare in equilibrio come “Pino dei palazzi” davanti alla pula , era il Bonus massimo. Per ora io ricordo l’episodio più simpatico di quelli che ho visto … ma sarebbe il “Rigel” che dovrebbe raccontare delle scorribande in motorino da cross, ne sa più di me! Io ricordo un episodio in particolare e solo uno dei protagonisti, che era anche “ospite” molto discusso. Era del quartiere di Madonna Bianca e si chiamava Enrico, ma avendo una spiccata passione delle spiazarolade con quella del motorino, in san Bartolomeo, trovava amici e seguaci…
Truccava il motore in modo templare… aveva un cavallo sotto, ed essendo molto grande lo maneggiava con disinvoltura. Quella volta ne aveva uno colore “verde schifo scuro” un pò lucido o metallizzato…
I vigigli abbandonate le vecchie FIAT 124/5 e prima delle FIAT Ritmo , erano stati forniti delle FIAT 500 con quel colore dissenteria tra giallo scuro e verde giallo avariato…
Devo dire che prima si doveva correre per scappare dalle pattuglie … ora era solo una scorribanda veloce tra le vie Tigli e Robinie, nella zona più bene (via Olmi) non erano cosi pesanti i contrasti, con le forze dell’ordine. I vigili erano ripiegati come origami da aprire, nelle piccole Fiat 500 (nessuno le comprava più e lo stato aveva sistemato i fondi di magazzino della FIAT) la grande Italia assomigliava a una certa San Bartolomeo.

Quel giorno fu Enrico a dar spettacolo e i vigili a far da spalla. Corsero per le vie per i soliti 10/15 minuti e stavolta fu Enrico che riusci a doppiare la piccola pattuglia e quando si trovò a fianco della FIAT 500 impennò con la sigaretta in bocca e i soliti zoccoli ai piedi seminando i vigili come se fossero tartaruge, gridando : “Ciao , vago a Magnar”, e via…..

Non riesco a capire questi inseguimenti a tutto gas per le vie di un rione popolare, pieno di bimbi e famiglie, che metteva solo a rischio i residenti, bastava andassero a casa di Enrico e lo aspettassero… oggi ci sarebbe il cellulare e basterebbe convocarlo, invece i Vigili sapevano nomi cognomi, e residenze di tutti! in quegl’anni si entrava nell’anonimato solo per la guerra terroristica.

Ora molti di quei vigili staranno chiudendo la carriera o sono in pensione … e mi chiedo : “potrebbero chiedere un’indennizzo per lo stress subito in quelle pazze corse!? per poi essere lasciati indietro da uno dei tanti “spiazaroi”….e quindi stress accumulato… ma chi pagherebbe San Bortol???… non fatemi ridere ! Ciaooooo

(anonimaspiazarolade)

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Quando ” EL RIGEL” ARRIVAVA  spettacolo gratis per tutti e tutti facevano il tifo per Roberto …

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QUANDO L' IKEA NON C'ERA.

Quando l’ Ikea non c’era… A San Bartolomeo era un pullulare di commercio, il piccolo quartiere era popolato!!!! L’ENTE CONSUMI, IL PANE, IL DARIO de la verdura, la Bruna (parrucchiera), la macelleria, l’altro negozio panetteria, el tabachin, el Renzo de la verdura, EL PEGORARO, le “mode” ADRIANA e il bar Dimitri, poi divenuto Loris (Pasquali); tralascio via Olmi e vi parlerò del perché nella nota sottostante.

san bartolomeo quartiere di Trento

Il bar “Mirko”, poi “Daniela” ed ora “Flambart” è arrivato dopo, ma con tutte le carte in regola per San Bartolomeo, i primi due proprietari, dopo un periodo, vennero arrestati: stampavano soldi in cantina del bar. Non ricordo molte disapprovazioni per la coppia, ricordo che molti dissero: “se ‘l saveven… en giro en cantina el feven!”, ma erano battute da tavolini del bar. I ladri di san Bartolomeo vivevano con dei “codici di comportamento”: non rubare nel tuo rione e… cerca di rubar ai ricchi. Infatti non furono nativi di san Bartolomeo a svaligiare le cantine adibite a dispensa, che per certe famiglie averle era un orgoglio: permettersi la dispensa, dopo aver passato una dura infanzia sotto la guerra. Ma sorvoliamo (reati prescritti).

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Ho sempre pensato a san Bartolomeo come un rione diviso in settori sociali, nella foto sopra vedete la prima grossa “trance” di quello che era stato costruito. A parte delle prime due case rosse e la casa della Questura che era già presente, nella foto mancano le case della gente evacuata dalle Androne di Trento, dietro le mura di piazza Fiera. Nella foto manca anche la casa della “Posta” via Tigli 8, il 34 di via Robinie e tutta via Olmi.
Via Tigli e via Robinie erano delimitate dalla roggia (“roza”), quasi una separazione di sicurezza… le case a sud della roggia erano tutte private, gli abitanti di via Olmi erano i nemici da sfidare a con la cerbottana (“pive”).
Gli appartamenti di via Tigli: un vero alveare! Dei buchi popolari, locali piccolissimi con famiglie erano composte da tre persone e potevano arrivare a 7 persone. Via Robinie erano già più vivibili, più metri calpestabili, credo 96 mq. Via Olmi e le altre della “posta” erano più confortevoli, il 34 di via Robinie era l’ unico dotato di porta in ferro con apriporta automatico elettrico (LE ALTRE CASE?… ERA MONTATO L’APPARATO MA NON FUNZIONAVA).
Con questo non voglio dire chi era ricco o povero, perchè alla fine ci si mescolava, ma ho sempre avuto dei sospetti su questa divisione a compartimenti.
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Credo che ognuno di noi abbia vissuto in diverso modo il rapporto con i negozianti. Io ricordo di più il Tabacchino (sali e tabacchi). Una Signora “a modo” che successivamente si spostò in un chiosco davanti al ristorante “Vecchia Trento”. Il marito lavorava come controllore sugli autobus dell’Atesina.  Un giorno salgono sull’autobus tre militari squattrinati, non avevano fatto il biglietto, ed il marito della tabaccaia, era salito … stava strigliando i tre giovanotti a dovere !
Io, allora sedicenne, intervengo e dico: “Daiiii, anche tu conosci San Bartolomeo ed il distretto!! Sono solo dei giovani militari … Lasciali stare!”. Lui si arrabbiò smisuratamente con (lui mi chiamo così) il “piccoletto”. Siamo nel periodo ‘77  in piena rivolta nervosa proletaria … quindi ho solo aggiunto: “Vuoi scendere al palazzo della Regione che facciamo i conti per il piccoletto???” Lui mi disprezzò dicendo: “Sì certo che scendo!”…eh,eh,eh … Era caduto nella trappola, sapevo che alla Regione c’erano i suoi colleghi che salivano e scendevano dagli autobus e che erano controllori anch’essi, sapevo che accettava la sfida sentendosi sicuro… Scendiamo e lo esorto a dirmi “piccoletto” ancora! Lui lo fà guardandomi dritto negli occhi dall’alto verso il basso (era più grande di mio padre). Io rispondo: “E tu sei un figlio di PU…..”. I colleghi ridevano della scena, lui s’inalbera e cerca di colpirmi con una testata…
Uno dei colpi più offensivi e finali (ti rompono il naso e si ferma tutto perchè soffri come un animale…).
Grosso errore giocare sporco con chi veniva dalla formazione di San Bartolomeo.
Mi accorgo della “tramvata” di testa e mi scosto di 30 cm. Lui abbassa la testa a portata di destro … risultato: 8 punti alla sua arcata sopraciliare, sangue dappertutto e fuga precipitosa tra le risa dei suoi collegh … ih,ih,ih il nanerottolo aveva picchiato duro! Tempo dopo ho ricevuto i complimenti anche dal figlio, che avrei conosciuto più avanti al bar “Scaletta”. Il tipo a casa aveva raccontato di esser scivolato sugli scalini dell’autobus e la moglie (quella del Tabacchino) aveva ironizzato in casa dicendo: “Avrai rotto a qualcuno di sbagliato e per il motivo sbagliato!” E giù a ridere con il figlio. Lui, il controllore, non mi ha mai denunciato pur sapendo nome ed indirizzo… forse mi dava ragione pure lui….

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Tornando a San Bartolomeo, poi nelle vicinanze c’era il Renzo della verdura … ed il “Pegoraro” IL TERRORE DI TUTTI I BAMBINI !!! Usava le macchinette per le pecore: ti rasava, non ti faceva l’acconciatura! Comodo per le famiglie, soprattutto diradava la spesa per i capelli rasandoti. Quando a casa mi dicevano : “doman te vai dal Pegoraro!!!” pensavo sempre: “Merda … ancora!!!”.

Poi ricordo il “Pane” di via Robinie… Ho anche rubato un cannolo alla crema e una di quelle fantastiche “FIAMME”. Cosa che non ho ripetuto, perchè l’Annalisa era veramente una brava ragazza  e pure quando lei si assentava, io la chiamavo “Annnnnaaaalisaaa!!!” cosi mi controllavo! Poi c’era il Dario della Verdüra (la Ü di gemüsesuppe) e l’ENTE CONSUMI di Bendinelli quello che oggi a casa mia sarebbe una “Boutique”di alimentari (infatti era chiamato con il nome generico di “Alimentari”). Quando ti affettava la “Bondola” (Mortadella), spingendo verso la lama un bella pezza … ti raggiungeva addirittura il profumo … poi quel:”zingggg…zingggg…” che ascoltavi accompagnato da una maestria nel prendere la fetta e disporla sulla carta oleata. Il Bendinelli era degno del Diploma di “Mastro” affettatore . Oggi, spesso, i salumi si comprano affettati in un’asettica busta.

Non posso far finta di niente…. C’era altra attività commerciale a San Bartolomeo: l’intrattenimento erotico. E  pure qui San Bortol era stato prolifico… c’erano almeno 4/5 esercitanti l’attività, qualcuna non originale del rione ma solo ospitata, ma comunque il settore più redditizio dopo quello del furto!

(anonimaspiazarolade)

the Tubbs live @ palafitte

immagini del concerto

live @ palafitte

di martedì 21 settembre 2010

presso il Quartiere San Bartolomeo, Viale dei Tigli – Trento

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fotografie di Stefania Endrici

tutti i diritti riservati

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fotografie di Stefania Endrici

tutti i diritti riservati

MARCELLINO … UN NOSTRADAMUS a San Bortol

Marcellino abitava al 36, arteriosclerosi e alcool avevano messo un muro tra il mondo e lui …  ma forse era solo quello che tutti credevamo. Marcellino in San Bartolomeo ci stava bene, ribelle fine alla morte. Reduce di guerra … trasandato, ma avrei voluto veder gli altri al suo posto. Marcellino aveva la sua “dolce metà” Emma. Marcellino adorava le donne galiziane … “tutte tettone” diceva. E negli anni l’ho sentito dir da altri, che in Galizia era andato per vacanze… Marcellino non credo fosse stato in “ferie volontarie” in Galizia … ma almeno era tornato vivo!

A Marcellino vanno le mie scuse e spero quelle di altri bimbi. Non tanto per le stupidate, ma per quelle volte che gli rubavamo il cappello. Condizionati dal modo di vedere Marcellino dei grandi trattavamo irrispettosi quel povero vecchio. Ok era un pochino pazzo! Per esempio quando cominciava a lamentarsi come un bimbo per il suo cappello … in quel momento capivamo che era sbagliato quello che facevamo. E c’era sempre qualcuno che riportava il cappello nelle sue mani. Lui ti sorrideva …  aveva perso tutto … aveva perso se stesso e la mente, ma il suo cappello era una cosa inseparabile per lui. Marcellino non portava rancore, aveva altro da fare nella sua confusa vita! Marcellino era un vero “spiazarol” sovversivo! Passeggiava per le vie del rione gridando a squarciagola : “PORCA ITALIA!…  PORCA ITALIA” !!!  Non vorrei sbagliarmi, ma in quei momenti tante persone erano d’accordo con il significato di quelle urla!  E al giorno d’oggi avrebbe molti “fans” in Italia!  MARCELLINO VEDEVA NEL FUTURO: “PORCA ITALIA”!!!

(anonimaspiazarolade)

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