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Originario del Paraguay, Juan è il nostro nuovo intervistato.
Trentunenne, formazione informatica, conosce Trento dal 2009, quando vi ha trascorso sei mesi per redigere la tesi. In quel periodo, da maggio a novembre, ha potuto apprezzare la città per la sua qualità della vita e l’offerta universitaria. Grazie ad un accordo tra la sua facoltà ed il nostro ateneo è ritornato per fare il dottorato. Sulla sua scelta ha inciso anche la presenza in Italia di un cugino e di un amico, che gli hanno fornito, almeno inizialmente, un “supporto logistico”.
“Vengo da Asunción, dinamica capitale del Paraguay. La città, dove mi sono laureato, si trova nel sud del paese e conta circa 500 mila abitanti, che diventano più di 1 milione e 600 mila, se si considera anche l’area metropolitana circostante”, racconta il ragazzo, proseguendo: “A Trento mi trovo molto bene, tanto che ho deciso di ritornarci una seconda volta”.
Incuriositi, proviamo a capire come si viva in Paraguay e quali siano, invece, le attrattive di Trento. “Per prima cosa, nella mia città natale i negozi sono tutti aperti anche la domenica e si trova sempre qualche attività interessante da fare”, spiega. “Trento, però, forse grazie anche alle sue dimensioni ridotte, è molto più organizzata! Si vedano il Welcome Office e l’Opera Universitaria”. Juan, come altri intervistati, ci fa presente che i servizi di trasporto sono limitati.
“Alla sera e nei fine settimana, circolano pochi treni e autobus. Essere uno studente appiedato diventa un mestiere difficile!”
Aggiunge poi che, in Paraguay, i mezzi pubblici non seguono orari precisi, “però prima o poi, qualcosa passa sempre!” Sostiene, inoltre, che le residenze universitarie di Trento sono migliori rispetto a quelle di Asunción. “In merito alla didattica, non saprei fare un paragone: inizierò tra poco a seguire le mie prime lezioni (novembre, ndr)”. Sorridendo precisa: “Non credo avrò grosse difficoltà di adattamento”. Sicuramente, però, ci sarà qualcosa di cui uno studente straniero ha nostalgia… “Forse del clima familiare della mia città, dove la gente prova ad aiutarti in qualsiasi situazione. Certo, lo fa come può e magari a volte non sa nemmeno da dove cominciare. La maggior parte delle persone è molto cordiale e sa metterti a tuo agio, cosa che qui non sempre ho riscontrato”. Senza nemmeno doverlo incalzare, Juan continua: “Non tutto, però, è roseo e l’onestà dei più non basta come deterrente alla criminalità, che è un problema piuttosto sentito”.
Arrivati al momento dei saluti, come di consueto, chiediamo al nostro intervistato quali siano le sue prossime intenzioni. Con la tipica tranquillità latina, ci risponde: “Per il momento mi attendono tre anni di dottorato, il futuro si vedrà quando diventerà presente!” E conclude: “Il mondo universitario offre sempre una qualche opportunità: si tratta di valutare quale sia la migliore. Non importa se ricerca o lavoro”. Noi gli stringiamo la mano e proseguiamo il viaggio dentro lo Studentato, alla scoperta di nuovi paesi e racconti.
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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi





























