storie di san bartolameo 2010 Archive

E SE TRENTO NON FOSSE POI COSI' MALE..?!

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Originario del Paraguay, Juan è il nostro nuovo intervistato.

Un'immagine di Asuncion - Fonte: i.telegraph.co.uk

Trentunenne, formazione informatica, conosce Trento dal 2009, quando vi ha trascorso sei mesi per redigere la tesi. In quel periodo, da maggio a novembre, ha potuto apprezzare la città per la sua qualità della vita e l’offerta universitaria. Grazie ad un accordo tra la sua facoltà ed il nostro ateneo è ritornato per fare il dottorato. Sulla sua scelta ha inciso anche la presenza in Italia di un cugino e di un amico, che gli hanno fornito, almeno inizialmente, un “supporto logistico”.
“Vengo da Asunción, dinamica capitale del Paraguay. La città, dove mi sono laureato, si trova nel sud del paese e conta circa 500 mila abitanti, che diventano più di 1 milione e 600 mila, se si considera anche l’area metropolitana circostante”, racconta il ragazzo, proseguendo: “A Trento mi trovo molto bene, tanto che ho deciso di ritornarci una seconda volta”.

La bandiera del Paraguay - Fonte: www.topnews.in

Incuriositi, proviamo a capire come si viva in Paraguay e quali siano, invece, le attrattive di Trento. “Per prima cosa, nella mia città natale i negozi sono tutti aperti anche la domenica e si trova sempre qualche attività interessante da fare”, spiega. “Trento, però, forse grazie anche alle sue dimensioni ridotte, è molto più organizzata! Si vedano il Welcome Office e l’Opera Universitaria”. Juan, come altri intervistati, ci fa presente che i servizi di trasporto sono limitati.

“Alla sera e nei fine settimana, circolano pochi treni e autobus. Essere uno studente appiedato diventa un mestiere difficile!”

La capitale paraguayana in una visione dall'alto - Fonte: www.wayfaring.info

Aggiunge poi che, in Paraguay, i mezzi pubblici non seguono orari precisi, “però prima o poi, qualcosa passa sempre!” Sostiene, inoltre, che le residenze universitarie di Trento sono migliori rispetto a quelle di Asunción. “In merito alla didattica, non saprei fare un paragone: inizierò tra poco a seguire le mie prime lezioni (novembre, ndr)”. Sorridendo precisa: “Non credo avrò grosse difficoltà di adattamento”. Sicuramente, però, ci sarà qualcosa di cui uno studente straniero ha nostalgia… “Forse del clima familiare della mia città, dove la gente prova ad aiutarti in qualsiasi situazione. Certo, lo fa come può e magari a volte non sa nemmeno da dove cominciare. La maggior parte delle persone è molto cordiale e sa metterti a tuo agio, cosa che qui non sempre ho riscontrato”. Senza nemmeno doverlo incalzare, Juan continua: “Non tutto, però, è roseo e l’onestà dei più non basta come deterrente alla criminalità, che è un problema piuttosto sentito”.

Il Paraguay, nel Sud America - Fonte: it.wikipedia.org

Arrivati al momento dei saluti, come di consueto, chiediamo al nostro intervistato quali siano le sue prossime intenzioni. Con la tipica tranquillità latina, ci risponde: “Per il momento mi attendono tre anni di dottorato, il futuro si vedrà quando diventerà presente!” E conclude: “Il mondo universitario offre sempre una qualche opportunità: si tratta di valutare quale sia la migliore. Non importa se ricerca o lavoro”. Noi gli stringiamo la mano e proseguiamo il viaggio dentro lo Studentato, alla scoperta di nuovi paesi e racconti.

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

ASPETTANDO IL CARNEVALE

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La pioggia batte incessante sui tetti di San Bartolameo.

Ci aggiriamo per le varie palazzine, finché un delizioso profumo di cena, non ci attira verso una cucina.

Mentre finiscono di mangiare, alcune ragazze ci invitano a sederci tra loro. Due di esse sono Talice e Maria Eduarda.

Brasiliane dello stato di Santa Catarina, ci dicono subito che “Qui è troppo freddo!”

Balneario Camboriu - Fonte: e-negociosnet.com

Vengono, infatti, da due città attigue, Balneario Camboriu e Itajai, che si trovano sul litorale atlantico, dove l’inverno si registrano temperature minime di dodici gradi! Talice ha un aspetto europeo e possiede anche la cittadinanza tedesca, grazie alle origini del padre. Maria ha lineamenti più sudamericani e dei lunghi capelli scuri. Entrambe studiano moda e durante i corsi imparano a ideare un vestito, dal disegno al confezionamento.

A Trento, invece, dove sono arrivate mediante un accordo bilaterale, seguono le lezioni di Beni Culturali, presso la Facoltà di lettere. “Dopo aver visto il bando su internet, abbiamo aderito”, spiega Talice, che aggiunge: “L’abbinamento moda-beni culturali è una scelta del nostro ateneo”.
Per lasciare le calde spiagge brasiliane e raggiungere le fredde montagne trentine, le due ragazze hanno dovuto superare ben tre dure prove.

La prima è stata lo svolgimento di un esame di italiano via internet.

Un edificio in stile tedesco a Balneario - Fonte: iguide.travel

L’esito positivo ha permesso l’ammissione ad un colloquio con la coordinatrice del programma, che le ha intervistate riguardo le loro motivazioni. Infine, l’Università di Trento le ha contattate telefonicamente per appurare quale grado di conoscenza linguistica avessero effettivamente conseguito.

Talice e Maria sostengono che ne sia valsa la pena: “Italiano e storia dell’arte sono, per chi si occupa di moda, un arricchimento culturale importante, quasi un must”.

Già, ma forse l’ideale sarebbe stato andare a Milano.. “E’ vero, io l’ho visitata alcune volte e per il nostro settore sarebbe la meta ideale.

Trento, però, era per noi l’unica città italiana disponibile. Ma siamo felici: ci sembra un posto organizzato e, a parte la nostalgia del mare, ci troviamo bene. In fondo restiamo solo per un periodo”.

Gli esami che devono fare, tutto sommato, sono pochi: per Maria, che si tratterà sei mesi, sono tre. Talice, invece, che passerà l’intero anno accademico a Trento, dovrà superarne sei. “Ammesso che tu riesca a passare l’inverno!”, scherziamo noi. “E’ vero”, sorride e, con un’aria un po’ annoiata, prosegue: “Purtroppo gli argomenti sono tutti teorici!” Maria allora spiega: “Noi siamo abituate a fare altro: realizziamo cartamodelli, tagliamo e cuciamo le stoffe. Seguiamo corsi di fotografia ed impariamo ad allestire le vetrine”.

Il discorso prosegue parlando della vita in Brasile e del paese in generale.

La sabbia bianca di Balneario - Fonte: camboriu.com.br

Le due amiche raccontano entusiaste il carnevale. “Possiamo dividere le feste che si tengono in quel periodo in tre gruppi, in relazione alla geografia del territorio. A nord si tengono quelle più tradizionali, al centro le più seguite dai media (come la nota sfilata dei carri), mentre a sud… le più “tranquille”, un misto delle precedenti!” I sei giorni di festa che accompagnano il carnevale, vengono descritti da Talice come “fantastici”.
Guardando le immagini di quei posti, ci viene voglia di preparare asciugamano e costume per fare un giro in Brasile con Talice e Maria Eduarda.

Purtroppo, invece, dobbiamo aprire l’ombrello e tornare a casa!

Magari ci ripenseremo a carnevale…

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

IL LATTE SACRO

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Dalle vetrate di San Bartolameo, la vista su Trento ed il Monte Bondone è davvero suggestiva.

Un raggio di sole improvviso entra, illuminando l’angolo attrezzato con divani e televisione.

Dall’altro lato della stanza, due ragazzi sono impegnati davanti al pc. Uno di questi è Sajan.

Ventiseienne di origine nepalese, ci racconta che questa non è la sua prima volta a Trento. “L’anno scorso sono stato qui con un programma Erasmus Mundus.

Mi sono ambientato bene e ho deciso di ritornare per frequentare un master per arricchire la mia laurea in ingegneria informatica”.
Sajan non conosce nemmeno una parola d’italiano, ma questo per lui non è un problema. Le lezioni del corso si tengono in inglese, fattore che lo ha incentivato ad iscriversi, poiché parla benissimo questa lingua. Ci spiega che nel suo paese natale, s’impara l’inglese fin dall’asilo. Parte della programmazione televisiva è trasmessa in inglese e quindi i giovani, lo acquisiscono senza difficoltà. Naturalmente esiste anche un idioma locale, il Nepali (नेपाली – Nepālī), utilizzato in tutte le attività pubbliche.
Chiediamo a Sajan di fare un veloce confronto tra la sua vita “precedente” e quella attuale qui a Trento. “Dal punto di vista universitario”, spiega “i corsi sono piuttosto simili per argomentazione, a quelli della mia facoltà, con la differenza che qui sono molto più difficili!” e prosegue: ”Docenti e compagni sono molto disponibili. Mi ha stupito l’eterogeneità delle provenienze: siamo più di cinquanta, praticamente tutti studenti internazionali”. Riguardo la città, che descrive come molto bella, lamenta solo una scarsità di mezzi di trasporto, nel fine settimana. “In Nepal, gli autobus sono molto puntuali ed anche la domenica non si rischia mai di restare a piedi”. Sostiene che qui la gente è amichevole, “Forse troppo”. Lui e l’amica che è seduta al suo fianco, si guardano divertiti. Assieme spiegano che in Nepal, quando due persone si incontrano, non continuano a salutarsi con baci e abbracci o altre effusioni, ma semplicemente si sorridono in maniera molto composta.

L'interno dello Studentato - Fonte: jurka.net

Capiamo ora perché i nostri modi li hanno così colpiti…
Sajan prosegue dicendoci che a pranzo hanno sempre qualche problema: la religione induista, non consente loro di mangiare carne di bovino, ritenuto un animale sacro. La voglia di assaggiare sempre un piatto nuovo, costringe però, i due ragazzi a chiedere di continuo informazioni sul tipo di carne utilizzato. Scopriamo che, al contrario, il latte è ritenuto come una sorta di “liquido sacro” ed

una “fonte di vita”, quindi è molto consumato. Prima di salutarci, lo studente ci racconta qualcosa sui suoi prossimi progetti. Sajan si tratterrà a Trento per due anni. In futuro, forse, raggiungerà la sua famiglia in America, dove i suoi genitori vivono con uno dei suoi due fratelli. A noi non resta che ringraziarlo ed augurargli buona fortuna!

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

MENO MALE CHE C'E' SKYPE

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Poco dopo aver parlato con Olga, incontriamo Chen Shu, una ragazza cinese ventiseienne, che è qui grazie ad un programma Erasmus Mundus.

Le chiediamo subito “Come mai Trento?” e lei, prontamente risponde: “Ho scelto un master, non un posto!” Chen, infatti, studia Comparative Local Development: lezioni in inglese ad alta frequenza di studenti stranieri. Scrutandoci da sotto gli occhiali, ci fa capire che lo standard è più basso di quello che si aspettava e precisa che l’università di Pechino, dove ha studiato marketing, è classificata tra le cinque migliori di tutta la Cina.

Studentato Universtario di Trento - fotografia di Mr.Pitone

Tentiamo allora di capire se, almeno per la qualità della vita, Trento ha qualche chance. “Certamente: è una città molto bella, piccola e tranquilla. Completamente diversa da Pechino e Mexico City, dove ho vissuto per due anni”. Siamo d’accordo: una città di circa cento mila abitanti non è di certo la stessa cosa di due che ne hanno rispettivamente dieci e nove milioni ciascuna! “Oltretutto, io sono arrivata in estate e qui c’erano poche persone in giro. Ero un po’ spaesata!”.
Chen Shu si dichiara una cinese “non tradizionale”: non frequenta i connazionali e non ha intenzione di parlare la sua lingua! Durante i due anni in Messico è rientrata nella madrepatria solo per motivi di visto. Chissà se, dopo un così lungo distacco, avrà un po’ di nostalgia dei familiari.. “Beh, sento frequentemente la mia famiglia via skype!”
Voltiamo pagina e ci facciamo raccontare qualcosa della Cina.

Il discorso, però, rimane ancora “in famiglia”, parlando della politica demografica. Chen, che figlia unica non è, ci spiega che negli ultimi anni, le cose stanno cambiando. “Anche da noi la popolazione sta invecchiando ed i pochi giovani, sono spesso in giro per il mondo”, racconta. Almeno il 20% delle famiglie ha più di un figlio ed il fenomeno, per le ragioni appena esposte, è più tollerato di un tempo.

Ritorniamo a Trento. Tra tutte le strutture universitarie, apprezza molto il Welcome Office, di cui giudica il personale come “Molto competente”. Chen è contenta anche della collocazione vicina al centro storico dell’università. Peccato però, che il suo alloggio sia abbastanza distante! Allo studentato si trova bene e, soprattutto, le piace molto il piano dove vive. In compenso è stufa della pastasciutta: “Troppa!!” sostiene.

Tra le note negative, annovera il costo della vita un po’ elevato ed il fatto di non aver ancora conosciuto nemmeno un trentino.

“La gente di qui mi sembra un po’ chiusa”, dice.

Noi le porgiamo la mano per dimostrarle che, a volte, le apparenze ingannano.

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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INTERNATIONAL "THING"

Nel nostro Studentato, facciamo un altro incontro interessante, conoscendo Ting una ragazza di Taiwan, la quale, per prepararci al suo racconto, ci offre subito un caffé.

Quando inizia a parlare, capiamo che la sua storia è piuttosto singolare.

La sua formazione universitaria è un misto tra informatica e psicologia ed ora, attraverso un contratto di visiting professor, si occupa di capire come la gente utilizza le tecnologie.

Originaria di Taipei, dove ha iniziato i suoi studi, si è trasferita tre anni in USA, prima in Kansas, frequentando un master, poi a San Francisco per un tirocinio, infine a New York per analoghi motivi. Di quest’ultima città ricorda soprattutto il sovraffollamento che la metteva un po’ a disagio.

Lasciati gli Stati Uniti, si è spostata in Olanda per conseguire un dottorato professionale ad Eindhoven, storica sede della Philips.

Poiché l’Europa le sembrava un buon posto per vivere, ha accettato di passare un periodo come ricercatrice in Finlandia. “E’ il posto più a nord

dove sia mai stata”, spiega “che freddo, però!” Terminata quell’esperienza, ne ha iniziata un’altra in Inghilterra, durante la quale ha conosciuto una professoressa che, in seguito, l’ha invitata a Trento, per un secondo dottorato professionale.  L’Italia per Ting non è nuova: negli ultimi due anni ci è già stata sei volte! “Ma solo in vacanza”, aggiunge. “Quest’estate sono passata a trovare un’amica di Fano.

Mi sono divertita: ho trovato un clima familiare, accogliente ed allegro”.

La ragazza racconta che la vita a Taipei è simile a quella del sud Italia. Le famiglie sono molto unite e viene dedicato diverso tempo alla preparazione dei pasti. “Qui a Trento, dove risiedo per la terza settimana, la gente mi sembra più educata, ordinata e pulita.

Se dovessi fare un veloce confronto tra USA, Italia e Finalndia, direi che nel primo stato la vita è molto stressante; da voi si sta bene, ma non tutto funziona a dovere e nell’ultimo paese sono talmente efficienti che possono permettersi di lavorare meno che negli altri!”

Secondo Ting la gente europea si dirige con maggiore frequenza, verso mete esterne al proprio continente, rispetto agli americani. In Asia, invece, c’è un grande divario tra chi vive in paesi avanzati e non. Chi risiede nei primi, viaggia molto più di europei e statunitensi, mentre per gli altri le possibilità sono notevolmente ridotte.

In fine, raffronta rapidamente Usa ed Regno Unito che descrive come “now” e “later”.

Questo per evidenziare il progressismo dei primi e il tradizionalismo dei secondi.

Ting ci spiega che il suo contratto dura solo cinque mesi. “Entro la fine di novembre lascerò Trento per concludere il mio percorso in Inghilterra”. Chissà se mentre pubblichiamo la sua storia starà sorvolando la Manica, oppure se sarà già alle prese con un Christmas Pudding.

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

QUANDO PRAGA CHIAMA

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Attendiamo, seduti al tavolo di uno spazio comune che Francesca, una ragazza appena conosciuta, ritorni con una persona da intervistare.
“Ve la trovo io!” ha dichiarato entusiasta, non appena ci siamo presentati.

E, dopo pochi minuti, eccola entrare assieme alla candidata.
Olga viene da Tomsk, una cittadina della Russia Centrale: in lei, infatti, si possono individuare alcuni tratti somatici tipicamente euro-asiatici. Capelli lisci, raccolti in una lunga coda, occhi leggermente a mandorla. Ci sorride e, in inglese, inizia a raccontarci il percorso che l’ha portata fino a Trento.
A soli 23 anni, Olga ha già studiato in Repubblica Ceca e in Germania.
Nel primo paese ha trascorso un periodo

di sei mesi, con il programma Erasmus.

Dopo la laurea triennale in informatica, ha deciso di iniziare un master in Germania che sta ultimando nella nostra città.
Una differenza che ha subito notato, rispetto all’ateneo tedesco, è il rapporto più diretto con i professori che, “addirittura”, si ricordano di lei, quando va a ricevimento.

“Ogni tanto mi dicono di andare nel loro ufficio ad una data ora e, invece, non si presentano!” racconta Olga, “ma queste “distrazioni” sono comuni anche tra i professori germanici e russi”,

Un'abitazione presso Tomsk - Fonte: www.visart.biz

prosegue.

Le chiediamo come si trova da noi: problemi di acclimatamento, come gli studenti sudamericani o africani, non dovrebbe averne..!
Ci dice che ama molto le montagne ed in particolare la pratica dello snow board: quindi il

Trentino fa al caso suo! “L’unico

inconveniente della morfologia di questo territorio”, ci dice, “è che andare a fare un giro in bici, diventa molto faticoso!” Cerchiamo di convincerla che sono proprio le salite a dare più soddisfazione, ma lei non sembra dello stesso parere…

Nonostante qui si trovi molto bene ed apprezzi le strutture universitarie, Olga afferma che Trento le sta stretta ed ha già programmato di fare il dottorato in Repubblica Ceca, dove l’attende il suo ragazzo. “Inizialmente avrei preferito andare in Inghilterra”, spiega, “ma poi ho scelto Praga, perché ho trovato opportunità di studio interessanti ed ho già sperimentato la validità di quell’ateneo”. E, aggiunge: “Purtroppo là, il cibo non è dei migliori. Credo che in mensa sia poco naturale”. Ma.. per amore, questo ed altro!

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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UN SORRISO TROPICALE. Luz Elena e il suo percorso per imparare a cantare.

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Un martedì sera, su consiglio di alcuni convittori, ci rechiamo in un’ala della struttura che ci dicono, sia abitata da diversi stranieri.

Dopo alcuni tentavi con esito negativo, suoniamo il campanello di una stanza in fondo al corridoio. La porta si apre e si affaccia Luz Elena, una ragazza colombiana che accetta volentieri di farsi intervistare.

Proviene da Pereira, città che fa parte del piccolo dipartimento di Risaralda, dove ha conseguito una laurea quinquennale in musica presso l’Università Tecnologica.

Vita allo studentato San Bartolameo. - Fonte: jurka.net

“Studiare canto in Colombia”, racconta, “è una scelta impegnativa. Gli investimenti in quest’ambito sono pochi e non esiste una vera e propria cultura canora”. “Infatti”, prosegue la studentessa, “molti dei migliori cantanti d’opera colombiani, hanno studiato all’estero, in Italia e Spagna, ad esempio”. Luz Elena è stata indirizzata verso Trento da un suo professore che le ha prospettato l’idea di studiare lirica presso il conservatorio.

Dopo aver inviato alcune sue registrazioni, è stata chiamata a sostenere l’esame di ammissione (in italiano) per accedere ai corsi. In agosto 2010 è arrivata a Trento e, soltanto un mese dopo, ha superato il test. Attraverso questo percorso di formazione (tre anni più due di specializzazione), intende avvicinarsi sempre più al canto lirico, che vorrebbe esercitare professionalmente.
Luz ci spiega che in Colombia, chi ha una laurea in musica, può aspettarsi nel migliore dei casi, un futuro da insegnante. Lei, invece, è disposta a rimanere in Italia stabilmente (nonostante il “freddo”, che non ama!) o a spostarsi in Spagna, pur di inseguire il suo sogno.

Pererira - Fonte: http://colombiablogchge.skyrock.com/33.html

Non vuole, però, allontanarsi dalle persone a lei care e sta già pensando, al momento oppotuno, di far volare a Trento la mamma e la sorella, rimaste oltre oceano. Nel frattempo, Luz Elena si accontenta della compagnia di un’amica e del suo ragazzo, che ha seguito il suo stesso percorso formativo, emigrando dalla popolosa Pereira, allo Studentato di San Bartolameo!
Le impressioni di Luz Elena, che è in Europa per la prima volta, sono molto positive. Soprattutto, ha riscontrato degli effetti benefici sulla digestione: “Qui si mangia meglio!

Bandeja Paisa. - Fonte: google.it

Il cibo è più leggero”. Scopriamo, dalla sua descrizione, che uno dei piatti tipici colombiani, la Bandeja Paisa, è un vero mattone per lo stomaco!

L’immagine a fianco dovrebbe essere abbastanza esplicativa.. si tratta, infatti, di un abbinamento di fagioli, riso, uova, macinato cotto di bovino, avocado e chorizo, un insaccato speziato alla paprika. Luz Elena ci assicura che, nel complesso, il piatto non è piccante, ma è sufficiente per l’intera giornata! (Forse per due..?!) Apprezza, inoltre, il caffè italiano. “Non ero abituata ad un gusto così forte, però mi piace!”

Oltre a differenze culinarie, Luz si è accorta subito di qualcos’altro. Un aspetto che l’ha messa un po’ in difficoltà è stato il cambio sfavorevole pesos colombiano-euro. Dieci euro valgono poco meno di trentamila pesos importo con cui, a Pereira, si possono acquistare due maglie. “Con trenta milioni di pesos (circa diecimila euro), da me si può comperare una casa!”, spiega ed aggiunge: “Qui il costo della vita è molto caro, rispetto a quello che ho lasciato”.
Con un cenno ci fa capire che non tutto è facile, ma poi quando le chiediamo i pro e i contro della vita a Pereira, ci risponde: “Il clima è tropicale e non c’è il freddo di Trento.

La gente è buona e disponibile, ma la criminalità diffusa non consente di uscire la sera in tranquillità come qui. Insomma, come da tutte le parti ci sono aspetti positivi e negativi, però se in futuro ne avrete la possibilità, visitate la mia città: ne vale la pena!” E noi, cosa potremmo rispondere se non: “Va bene!?”

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

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PENSIERI DA MAPUTO

Il nostro viaggio in Africa termina in Mozambico con l’incontro di Adelio, che è a Trento grazie ad una collaborazione tra IRST e amministrazione di Maputo, la sua città di provenienza. L’istituto trentino, infatti, ha vinto un concorso per lo sviluppo del progetto “Living Lab Maputo”, che si propone di informatizzare la rete amministrativa della capitale mozambicana. Nell’accordo era previsto anche l’invio di sei persone a Trento, che potessero proseguire i loro studi nell’ambito informatico. Adelio viene convocato dalla sua Università, tra gli studenti che potrebbero essere interessati allo scambio. Lui accetta volentieri e si iscrive al corso di laurea in Ingegneria e telecomunicazioni della Facoltà di Trento.

Vista notturna su Maputo. - Fonte: www.mozambiqueaccomodation.co.za

La sua partenza viene incoraggiata anche dalla famiglia, che rimane in Mozambico a festeggiare con gli amici, il conseguimento della sua precedente laurea in Ingegneria Elettronica! A Trento ottiene il riconoscimento di diversi esami sostenuti e, dopo tre settimane di peregrinazioni, trova un alloggio definitivo. Adelio incontra subito un doppio problema linguistico: non conosce infatti, né l’italiano, né l’inglese. Imparandoli scopre che, molte presunte ostilità di cui credeva essere oggetto da parte di altri studenti erano, invece, delle incomprensioni superabili. Si è accorto che, negli altri, spesso vediamo un riflesso del nostro stato d’animo: se siamo confusi, ci sembra che nessuno ci capisca.
Chiediamo cosa pensa di Trento e come si trova in questa città. “Molto bene!”, risponde. Ha conosciuto molti nuovi amici italiani ed africani. Poi conclude con un’altra breve, ma sottile riflessione: “Se non sai cosa stai cercando, il tuo spirito non sarà mai soddisfatto, nemmeno nella miglior città del mondo!” La serenità con cui lo afferma ci induce a pensare: “Non resta che crederci…”

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

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STRANEZZE ITALIANE

Esplorando le palazzine dello Studentato, incontriamo uno studente dell’Africa sub sahariana, che sceglie di rimanere nell’anonimato. Risiede in Italia ormai da molti anni, dove ha svolto studi universitari sociologici: i primi tre anni a Pisa e gli ultimi due di specializzazione a Trento. In passato si era documentato a fondo sul nostro paese, ciò nonostante è rimasto stupito da modi di vita completamente differenti rispetto ai suoi! Sperimentare la possibilità di avere a portata di mano molti beni di prima necessità, in supermercati ricchi di qualsiasi cosa, è stato per lui un riscontro davvero positivo! A questo si aggiunga la scoperta di un sistema sanitario accessibile a tutti.

Purtroppo, accanto a tante belle novità il nostro studente si è subito accorto dell’eccessivo individualismo e delle “apparenze” che caratterizzano la cultura dei paesi industrializzati. Un fenomeno tutto italiano che lo ha colpito, è stata la superstizione. “Incredibile!”, in uno stato che dovrebbe appartenere a quelli “avanzati”! Anche il dover pagare per ogni cosa era per lui una consuetudine sconosciuta. Ad esempio, quando si utilizza un campetto sportivo per fare una partita di calcio con gli amici. A queste ed altre “stranezze” è riuscito ad abituarsi nel corso della permanenza in Italia. Oggi vive allo Studentato, dove si trova molto bene, malgrado la struttura sia un po’ carente di spazi comuni effettivamente fruibili dal punto vista della socializzazione.
Prima di salutarci, accenna ai suoi rapporti con gli italiani e gli altri stranieri residenti in Italia. Lo studente afferma che, a prima vista, chi proviene dal Centro – Sud Italia appare più cordiale ed espansivo rispetto alla popolazione del Nord. “In realtà”, racconta, “in Trentino sono riuscito a stabilire legami molto leali e rapporti di sincera, reciproca fiducia”. Al contrario, è stato complesso spiegare ai suoi connazionali che molte delle difficoltà riscontrate nelle relazioni umane, sono date da modi di vita differenti e non dalla diffidenza nei confronti dello “straniero”. Il ragazzo sostiene che, con pazienza ed impegno, sia possibile comprendere ed accettare le diversità culturali, preservando la propria identità e rispettando quella altrui. Quindi, perché non provare?

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

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UNA SCELTA CONSAPEVOLE

Maurice è un altro camerunese ma, al contrario di Elvis, è molto timido! A Trento è arrivato l’anno scorso, dopo aver conseguito la maturità nel suo paese. Dedicando allo studio un grande impegno, apprezza molto le piccole dimensioni e la tranquillità della città, dove può concentrarsi sulle materie economiche.

Poiché l’Italia prevede dei requisiti d’ingresso piuttosto accessibili, Elivis l’ha scelta come luogo in cui affrontare il suo percorso universitario. In maniera chiara e concisa, ci elenca cosa sia necessario effettuare se si vuole permanere in Italia per motivi di studio:
1.    versare una cauzione, che nel nostro paese è la più bassa d’Europa;
2.    ottenere il visto. Annualmente vengono rilasciati circa 450 visti solo per gli studenti camerunesi;
3.    dimostrare di possedere un livello linguistico, preferibilmente, pari al B2;
4.    aver conseguito un buon voto all’esame di maturità.
Nella sua scelta, Maurice ha considerato anche il fatto di avere già due contatti in Italia: un cugino, che studia a Roma – Tor Vergata e un fratello, che vive a Trento. Oltre a questo, il ragazzo ha ricevuto un grande sostegno dalla mamma, che lo ha incoraggiato alla partenza, forte delle sue capacità intellettuali.
Maurice ci racconta della divisione linguistica che esiste in Camurun fra anglofoni (la minoranza) e francofoni, presenti nella quasi totalità delle regioni, di cui anche lui fa parte. Interessante è scoprire che uno dei suoi fratelli frequenta una scuola anglofona, mentre lui ha sempre seguito lezioni in francese. È possibile, infatti, iscrivere i propri figli nell’una o nell’altra scuola, indipendentemente dalla propria madrelingua. Oltre al francese, Maurice parla il dialetto della sua regione e un po’ d’inglese.

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

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