storie di san bartolameo 2010 Archive

le interviste di Veronica @ San Bartolameo

le interviste di Veronica @ San Bartolameo

Ecco l’articolo riguardante la raccolta delle interviste agli studenti stranieri di San Bartolameo, pubblicato su L’Adige di lunedì 28 febbraio 2011 a firma di Michele Viganò.

Grazie ancora a Veronica Degasperi per l’interessante e appassionata ricerca.

Clicca sull’immagine per ingrandire.

RACCOLTA INTERVISTE STUDENTI STRANIERI

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Tutte le interviste del progetto “Storie di San Bartolameo 2010” sono state raccolte in un fascicolo disponibile in versione pdf.

Per chi fosse interessato, eccolo on line, pronto da scaricare!

Veronica.

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storie di san bartolameo 2010.pdf

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RINGRAZIAMENTI

Dopo averne scritte… di “tutti i colori”, sono giunta al termine di questa bella esperienza.
Ringrazio, quindi, tutti gli studenti di San Bartolameo che hanno acconsentito a raccontare la propria storia. Facendolo, hanno fatto conoscere anche ad altri universitari una realtà forse poco nota e, magari, con le loro avventure, li hanno stimolati all’internazionalizzazione.
Non posso dimenticare, inoltre, quanti mi hanno aiutata, con il loro prezioso supporto, nella ricerca degli intervistati. Tra questi: il prof. Zanin, dell’Ufficio Mediazione dello studentato, Eleonora, valida guida all’interno della struttura e l’amministrazione di San Bartolameo.
Infine, ringrazio il mio referente Davide Ondertoller e l’Opera Universitaria, nella persona di Maria Grazia Calliari, per aver promosso quest’iniziativa.

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Veronica Degasperi
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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento

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CORTESIA SUPERIORE

Il nostro ultimo intervistato è Vlad, studente ucraino naturalizzato italiano ormai da diversi anni.
Ha frequentato, infatti, le scuole secondarie superiori nelle Marche. Per questo motivo non rientra pienamente nell’oggetto della nostra indagine ma, avendogli sottratto del tempo con alcune domande, ci è sembrato corretto elaborare anche la sua storia.
In maniera molto concisa, ci racconta che il suo percorso di studi è iniziato con il biennio superiore in Ucraina, dove, come spiega il ragazzo “I primi due anni sono uguali per tutti!”

Vlad afferma che in Italia la scuola sia molto più facile, quindi concludiamo che lui debba averla affrontata senza alcuna difficoltà. Essendo una persona molto concreta racconta che, dopo la maturità, ha deciso di lavorare per guadagnare qualcosa.
Trascorsi due anni, la sua voglia d’indipendenza si è tramutata in amore per lo studio, che ha deciso di coronare iscrivendosi alla facoltà di Informatica dell’ateneo di Trento.
“Ho scelto questa città per la sua vicinanza alla Mitteleuropa, per la borsa di studio, la qualità della didattica e le buone condizioni di vita”, chiarisce. “Beh”, sbotta Vlad, “Bisogna dire che Trento è completamente morta per i miei gusti” che, ci fa capire, siano piuttosto raffinati!

Un'altra immagine della capitale ucraina. - Fonte: www.immaginieuropa.com

Noi non discutiamo di certo la sua ferrea opinione e proseguiamo chiedendogli come è stato l’adattamento ad una cultura diversa prima, e ad una città nuova poi.

“Problemi non ne ho mai avuti, men che meno a Trento, visto che conoscevo già la lingua!”. In generale Vlad è soddisfatto dello studentato e chiude l’intervista affermando che la struttura “Ha bisogno di maggiore assistenza tecnica e di qualche miglioria in servizi come le cucine”. Per non privarlo di altri minuti preziosi, ci congediamo e ci dirigiamo velocemente verso le scale.

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

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A TUTTI I COSTI

La storia di oggi riguarda Slobodan, intraprendente studente serbo di ventisette anni.
Ci parla in un inglese molto spigliato, proprio come i suoi modi di fare. Ha lasciato la Serbia, dove si è laureato in Sociologia, per iscriversi al master in Comparative Local Development, che sembra essere molto gettonato tra gli studenti stranieri da noi intervistati.

Per finanziarsi, Slobodan si è dato parecchio da fare in patria, stilando domande di contributo che ha rivolto a numerosi enti ed associazioni. “In Serbia, dopo la laurea, lavoravo in fabbrica a un euro l’ora. Se scegli di non farti politicizzare, difficilmente trovi un impiego consono ai tuoi studi, ammesso che la possibilità di occupazione sia concreta”, afferma senza mezzi termini Slobo. Spiega che qui cercherà di mettercela tutta: la sua famiglia ha investito tutto quello che aveva e non, per farlo studiare a Trento. “Ho ottenuto una somma di 5000€ complessivi dal servizio postale serbo, dal comune di Čačak, dove abito e da un’organizzazione caritatevole. Non so bene come farò a ripagare il prestito, ma ce la farò!”
Il ragazzo racconta poi che, nonostante abbia conseguito una laurea quinquennale, la sua documentazione si ferma al triennio. In Serbia, per ottenere la certificazione restante, avrebbe dovuto pagare un altro anno di tasse, giustificate dalla frequentazione di alcuni corsi supplementari che Slobodan definisce come “ripetizioni di esami già sostenuti”.

Così facendo, il suo master in Italia risulta post-triennale, cosa che ha fatto innalzare la retta di frequenza. Ma lui non si lascia facilmente intimorire, né demoralizzare. “Sono entusiasta di essere qui e di poter studiare. Quando ho un libro sotto mano, mi sembra di avere il mondo intero ai miei piedi!”, dice. Aggiunge che quando è arrivato in Italia, si è stupito per la qualità delle strade, spiegando: “In autostrada avevo l’impressione che la macchina procedesse sul vetro!” Per lui, che viene da Čačak, città sulla statale E760 a tre ora da Belgrado, provare la sensazione di viaggiare senza saltare sulle buche, è stato molto piacevole!
“Una volta a Trento, mi sono subito chiesto come, chiusa tra queste montagne, potesse esserci una città così bella”, prosegue Slobo.

“Tutto è organizzato, pulito e ricco. All’università c’è la rete wireless, le strutture sono nuove e moderne. Solo, non ho capito come mai, se la tecnologia è a questi livelli, la didattica sia ancora prettamente “tradizionale”, molto simile a quella serba”. In compenso Slobodan, che è appassionato di astronomia, ha trovato in Trento una città ideale per coltivare il suo hobby. “Ho scoperto che ci sono numerose iniziative in merito, promosse per lo più dal Museo Tridentino di Scienze Naturali”, racconta lo studente. Un’altra cosa che ha colpito il giovane Slobo, è stata l’imponente burocrazia che  “Forse serve a limitare la corruzione, che da noi è piuttosto diffusa”. Afferma poi, che qui la gente è molto schietta, quella serba, invece, “Lavora di più e guadagna meno soldi!” E prosegue: “Ad esempio, da noi i negozi sono sempre aperti, tutta la settimana e durante tutto il giorno!”
Slobodan non è legato all’Italia solo per motivi di studio, ma anche sentimentali, in quanto la sua ragazza è abruzzese, attualmente occupata… in Serbia! “Un giorno ritornerò anch’io nella mia patria”, ci dice, non prima di aver concluso gli studi e maturato qualche esperienza di tirocinio, magari in Slovenia. Nel frattempo si gode la sua permanenza a Trento. “Lo studentato mi piace, qui posso fare anche dello sport!” Ci spiega di non essere nuovo alla vita da convittore. In Serbia, ormai da qualche anno, studiava in una città diversa da quella dove risiedeva, trovandosi a vivere in svariati campus universitari. Ma, precisa: “Nessuno, bello come questo!” Vista la sua spontaneità, lo prendiamo in parola!

progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

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CONVIVENZA MULTIETNICA

Geiza, come Diego e Bruno, è una brasiliana “semi-trentina”.
I suoi avi, di cui non ha notizie approfondite, hanno lasciato Borgo Valsugana all’inizio del Novecento.
Lei viene da Joinville, città di circa 500 mila abitanti, a metà strada tra Curitiba e Florianopolis.
Madre lingua portoghese, ci spiega che chi ancora parla italiano, si trova in piccole comunità più a sud.
Dunque, per imparare la lingua dei suoi predecessori, ha dovuto cominciare dalle basi.

Accoglienza a Joinville. - Fonte: www.pythonbrasil.org

“Avere una certa padronanza dell’italiano, era un requisito essenziale per partecipare al bando della Trentini nel mondo”, spiega.
Grazie a questa associazione, infatti, Geiza ha potuto coronare il suo sogno: un periodo di studio all’estero. Così, dopo aver espletato le burocrazie necessarie, nel settembre 2009 ha fatto le valige per Trento, dove frequenta la specialistica in “Decisioni economiche, impresa e responsabilità sociale”, presso la Facoltà di Economia.
“Qui ho trovato una buona accoglienza”, afferma ed aggiunge: “Faccio tutt’ora molta fatica a seguire i corsi in italiano e ho diverse difficoltà nello scrivere, soprattutto per quanto riguarda la grammatica.”
L’aiuto di qualche compagno non è sufficiente alla studentessa per superare brillantemente, come vorrebbe, gli esami.
“Un po’ mi dispiace” dice Geiza, “ma cerco di impegnarmi il più possibile ed andare avanti… credo che fare un’esperienza all’estero, in fondo, sia più importante dei voti.”
Le chiediamo qualche impressione riguardo San Bartolameo.
“Vivere in uno studentato aiuta a non deprimersi!” sorride convinta.

La città di Geiza in una panoramica aerea. - Fonte: flickr.com

“Qui s’incontrano molte persone e la cucina è il luogo ideale per socializzare. Alla fine dell’anno scorso, durante una cena organizzata nel convitto, abbiamo involontariamente raggruppato undici nazionalità diverse su una tavolata!”, racconta entusiasta Geiza.
“Il multiculturalismo porta con sé anche delle piccole divergenze, in particolare riguardo l’uso degli spazi comuni”, prosegue la studentessa. “La cucina, ad esempio, non viene gestita da tutti in maniera uniforme. Alcune etnie, inoltre, si cimentano in piatti un po’ aromatici per i miei gusti! Ma questa è una considerazione personale!”
Geiza spiega che esistono delle regole precise allo studentato, come ad esempio il divieto di utilizzare le scale antincendio per uscire all’esterno o di fumare sulle stesse. Chi non vi si attiene, è sottoposto a delle multe pecuniarie, sia pure irrisorie. “Ci sono delle persone addette ai controlli, che hanno anche la facoltà di multare… proprio come dei vigili urbani!”, chiarisce lei.
Alcuni convittori utilizzano comunque le uscite di emergenza, perché più vicine alla fermata del treno (la Valsugana). Seppur molto frequentata, la piccola stazione di San Bartolameo si trova un po’ distante dalla struttura, in direzione Villazzano. Gli studenti devono percorrere un tratto in salita e poi delle scalinate per raggiungerla, ma in pochi minuti arrivano in stazione e quindi in città.

Geiza si dice nel complesso soddisfatta dello studentato, salvo qualche possibilità di miglioramento degli arredi dal punto di vista funzionale. Opinione, questa, condivisa da molti ragazzi.
“In università mi trovo bene”, racconta. “Apprezzo e frequento spesso i ricevimenti dei docenti, ma sento la mancanza di un servizio di tutoraggio che funzioni da punto di riferimento per noi stranieri. Ancora non l’ho visto realizzato in maniera concreta, nonostante abbia letto da più parti della sua prevista attuazione”, conclude.
Terminata la specialistica, Gezia non ha ancora idee chiare su ciò che l’aspetterà.
Magari un dottorato ma, al momento, pensa ad affrontare con determinazione la magistrale, puntando dritto alla laurea.

progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

LIBERTA' DI ESPRESSIONE

Molti dei nostri intervistati sono giunti a Trento per seguire i corsi del master in Comparative Local Development.
Tra questi c’è anche Shahinda, riservata studentessa del Sudan.
Con poche e soppesate parole, la ventiseienne africana ci spiega che vivere a Trento è molto piacevole, soprattutto per chi proviene da un paese piuttosto conservatore.

L'università di Khartoum, capitale del Sudan. - Fonte: wikipedia.org

“L’ambiente aperto, permette a ciascuno di esprimersi secondo le proprie attitudini. Farlo è molto facile: ci sono mezzi ed opportunità”, asserisce Shahinda che viene da una laurea con lezioni in arabo, conseguita in Sudan. Qui studia in inglese ed il master ha superato le sue aspettative: lo pensava frequentato solo da italiani ed invece ha trovato un ambiente molto internazionale. Insomma, interessante!

Anche il tenore di vita che c’è a Trento l’ha sorpresa: “Immaginavo fosse alto”, dice, “ma non credevo si stesse così bene.”
Il suo programma, articolato in due fasi, prevede una permanenza di quattro mesi in Germania e sette in Italia. Shahainda, infatti, ha già trascorso un periodo a Regensburg, vicino a Monaco. Riassume l’esperienza nella frase: “Gli italiani sono più aperti dei tedeschi!”

Regensburg sotto le stelle. - Fonte: wordpress.com

Concluso il percorso universitario, vorrebbe trovare un lavoro che le consentisse di viaggiare ed interagire con  nuove culture. In alternativa, proseguirà a studiare, in attesa che si avveri tale progetto.
In Sudan ha lasciato i genitori e due fratelli. Di questi, uno si sta specializzando in ingegneria e l’altro, che ancora non ha scelto quale strada intraprendere, entrerà l’anno prossimo nel mondo accademico.
“Questo non è un momento molto favorevole per il mio paese” afferma Shahinda. “A gennaio (09/01/2011, ndr) ci sarà un referendum ed il Sudan rischia di uscirne spaccato in due.”

Se il referendum avrà esito positivo, il SUdan verrebbe diviso tra Nord e Sud. - Fonte: blog.i4e.it

La ragazza spiega che se avesse trovato un lavoro, non avrebbe mai lasciato la sua terra. Purtroppo però, in quella regione, la ricerca di un impiego sembra essere condizionata da regole non scritte, che non tutti sono disposti ad avallare.

“Poiché la situazione in Sudan non è delle migliori, meglio utilizzare questo tempo per lo studio” sintetizza Shahinda, che sostiene di essersi ambientata bene in Italia.
Soprattutto ha trovato diversi studenti “internazionali” proprio come lei, cosa che la rende molto felice.
Noi, allora, la salutiamo e non le sottraiamo altro tempo da trascorrere con le sue nuove amicizie.

progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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CUORE TRENTINO

Sembra una sera sfortunata: negli spazi comuni non ci sono stranieri, nelle camere ci sono pochi studenti e chi ci apre non ha tempo per un’intervista.

Curitiba con i suoi palazzi, vista dall'alto. - Fonte: blogspot.net

Inaspettatamente la situazione si evolve.

Incontriamo Diego, un ragazzo brasiliano che, inizialmente, declina l’invito a raccontarci la propria storia perché ritiene di essere “troppo italiano”.
Nato a Londrina e residente dall’età di 17 anni a Curitiba, (entrambe nello stato del Paranà), da genitori con origini veronesi e trentine, è arrivato in Italia grazie alla Trentini nel Mondo per seguire i corsi della Scuola Studi Internazionali.
La partecipazione al programma ha comportato, per lo studente, il superamento di un esame scritto di italiano. Inoltre, Diego, ha dovuto dimostrare che i suoi avi hanno lasciato il Trentino quando questo faceva parte dell’Impero austro-ungarico, cioè nel periodo compreso tra il 1867 e la Grande Guerra.

L'innovativo sistema di trasporti della città brasiliana e l'impegno ecologista della sua amministrazione, l'ha resa famosa in tutto il mondo. - Fonte: wordpress.com

“Quest’ultimo requisito è lo stesso necessario a quanti hanno predecessori trentini per ottenere la cittadinanza italiana” spiega lo studente, che in Brasile si è laureato in Giurisprudenza ed ha ottenuto l’abilitazione alla professione forense.

Con la grinta di un avvocato, Diego apre una parentesi giuridica, chiarendo che ciò è stato possibile grazie alla L. 379/2000.
“L’eccezionalità della questione, sta nel fatto che l’Italia non era tenuta a concederci la cittadinanza, in quanto discendenti di austro-ungarici”.

“La normativa aveva inizialmente aperto una finestra fino al 2005, estesa poi al 12 dicembre 2010, ultimo termine per fare domanda”. “I tempi per l’ottenimento della nazionalità sono biblici: la documentazione arriva a Roma, dove viene presa in esame dopo cinque-sei anni.

Un'immagine che pubblicizza la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana, per i discendenti di trentini, presa da un sito brasiliano. - Fonte: oriundi.net

Io, per ovviare all’attesa, una volta giunto a Trento ho chiesto la cittadinanza in Questura, grazie alle origini veronesi di mia madre ed in tre mesi avevo in tasca il documento” racconta entusiasta Diego.

Ora che si trova nel “suo” Trentino, dedica molto tempo allo studio della storia di questa terra, da dove partirono i suoi predecessori il 21 luglio del 1875. Con fierezza afferma: “Sono discendente di emigranti della famiglia Stolf di Fornace… toi!”
Diego sorride, ma dal suo sguardo traspare un’insaziabile sete di conoscenza, confermata anche dal file con la ricostruzione del suo albero genealogico, che ci illustra al computer. Scopriamo che ha partecipato a diversi momenti associativi della Trentini nel Mondo, nella quale si è inserito attivamente. “Stanno nascendo diverse iniziative per creare dei ponti Brasile-Trentino. Anche molto concrete, come quella che prevede lo sviluppo di un network tra l’imprenditoria delle due zone, al fine di favorire nuovi rapporti commerciali” racconta il ragazzo, che aggiunge: “Questo implica la collaborazione di diverse istituzioni e gli intoppi burocratici sono sempre dietro l’angolo”.
Non sempre, però, le buone iniziative sono facili da attuare…
“Certo, la tragica perdita del nostro leader carismatico (dell’ass. Trentini nel Mondo, ndr), sig. Zandonai è stato un duro colpo. Difficilmente la sua esperienza professionale ed umana sarà sostituibile nell’immediato”, commenta.

L'abitato di Fornace, in Trentino. - Fonte: www.cembra.it

Il discorso si sposta nell’ambito universitario. Diego, che aveva imparato appositamente l’italiano in Brasile per poter studiare a Trento, si è trovato un po’ spiazzato quando ha scoperto che alcuni corsi erano in inglese.
“Per me è un’altra lingua straniera, da apprendere con molto impegno. Alla Scuola Studi Internazionali il livello di conoscenza richiesto è molto alto!”

Il logo dell'ass.Trentini nel Mondo... - Fonte: facebook.com

Nel complesso, il ragazzo si dice soddisfatto della sua esperienza in Italia, “Peccato solo che non mi siano riconosciuti i miei studi in Giurisprudenza! Qui è come se non li avessi mai intrapresi: il Diritto dei due paesi è molto differente…”, conclude.

...e quello molto curioso della sezione giovani, del Circolo trentino di Rio dos Cedros. - Fonte: blogspot.com

“La vita allo studentato è piacevole. Forse manca una rappresentanza vera e propria degli studenti, ma può darsi che in futuro la cosa verrà sanata, così come qualche accorgimento negativo sul piano dell’arredo della struttura”.
Il momento dei saluti è arrivato.
Mentre ci congediamo, proviamo un senso di ammirazione per Diego che si è dedicato allo studio della sua storia, non solo dal punto di vista genealogico, ma anche culturale.
Speriamo che il suo esempio sia di stimolo anche per tanti studenti trentini!

progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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LANA MULTICOLORE

La ragazza fa capolino da dietro la porta della sua stanza.

Ci accoglie con modi gentili alla scrivania, dove sono riposti ordinatamente testi, blocchi degli appunti e un computer. Sopra al letto troneggia un planisfero, che non perderemo di vista durante tutto il colloquio.

Un'immagine di Pretoria (Sud Africa) - Fonte: digilander.libero.it

L’interessante storia di Lana, oriunda di Sarajevo, iniza alcuni anni fa quando, assieme ai genitori, lascia i Balcani per trasferisi in Sud Africa.

Trascorre sei anni nella capitale di quel paese, Pretoria, frequentando anche il corso di laurea in Relazioni internazionali.

Lana spiega che “Laggiù le possibilità di accesso all’università per gli studenti stranieri, non sono le stesse a cui siamo abituati in Europa” e prosegue chiarendo: “Io sono un caso particolare: vivendo lì con la mia famiglia che vi si trovava per motivi di lavoro, ero come un residente”.

Durante il periodo trascorso a Pretoria, la studentessa si è confrontata con una società molto eterogenea dal punto di vista etnico. È venuta a contatto con usi e costumi per lei insoliti, che hanno arricchito la sua cultura e l’hanno fatta innamorare di quei luoghi così diversi dalla natia Bosnia Erzegovina.

Sarajevo - Fonte: qviaggi.it

“Ho nostalgia del Sud Africa: quando, nel 2007 sono tornata a Sarajevo, ho dovuto salutare molti amici. Spero, però, di ritrovarli in futuro, se avrò l’opportunità di visitare nuovamente Pretoria, come mi auguro.”

Lana è alla sua prima volta in quel di Trento. Per un anno e mezzo frequenterà un master in Local Comparative Development, al quale ha aderito grazie ad un programma Erasmus Mundus. Le aree tematiche spaziano dalla giurisprudenza all’economia, passando per la sociologia. “Ho visto i contenuti del master via internet e nel 2009 sono arrivata qui”, racconta la ragazza. “Trento mi ricorda molto Sarajevo, sia per l’orografia del territorio circostante, sia perché è una piccola città tranquilla. La differenza è che qui la vita è un po’ meno frenetica che in Bosnia, dove tutti, seppur gentili e disponibili, sono occupati da affannosi ritmi lavorativi”.

Uno spazio della University of Pretoria - Fonte: web.up.ac.za

In una veloce analisi “Europa-Africa”, Lana descrive i sudafricani come persone sempre felici, sorridenti e capaci di godersi la vita anche senza pausa pranzo!

Puntualizza, inoltre, che: “Lì tutto è più tranquillo, da non confondersi, però, con svogliato o improduttivo. C’è semplicemente un senso diverso della vita”.

Nella nostra città, ha familiarizzato soprattutto con i compagni di corso e gli altri residenti dello studentato.

Con la speranza di fare qualche amicizia locale, la bionda studentessa bosniaca, che già possiede un’ottima conoscenza dell’inglese, punta ad imparare l’italiano.

Per farlo si cimenta in corsi al CIAL, di cui testa la validità dialogando con una ragazza madrelingua. “Studio la vostra lingua per piacere: non voglio partire senza averla, almeno in parte, appresa” ci dice ed aggiunge: “Per quanto concerne lo studio, non ne avrei bisogno, visto che i corsi sono tutti in inglese”.

Medjugorje oggi - Fonte: medjugorje.ws

Chiediamo a Lana qualcosa sulla Bosnia. Lei, senza addentrarsi in questioni politiche, la descrive come un posto molto bello, ricco di diversità culturali e montagne. Ci tiene a sottolineare che: “Ora c’è la pace e di questo bisogna convincersi anche all’estero”.

Racconta di aver sentito parlare molto di Medjugorje, rinomata meta di pellegrinaggi cattolici, ma di non averla mai visitata. “So che un tempo era un posto piuttosto abbandonato, ma ora sono sorti nei dintorni diversi ostelli, grazie al crescere del turismo religioso”, termina la ragazza.

Il planisfero sembra assistere con noncuranza ai nostri discorsi.

Forse questo ha già capito che, con un po’ d’impegno, si può “vivere in pace!” qui, come nel resto del mondo!

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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UN THE ALLO ZENZERO

Ci troviamo nella parte più singolare dello studentato, quella intonacata con vivaci colori giallo-arancio.

L'isola su cui si trova Florianopolis - Fonte: www.voz.utwente.nl

Indicandoci la porta di una cucina, alcuni ragazzi ci assicurano che troveremo pane per i nostri denti.
Ai fornelli incontriamo un giovane alto, magro e biondo, che ricorda vagamente Brad Pitt, nelle vesti di uno scalatore austriaco, in “Sette anni in Tibet”.
Nonostante l’aspetto, Bruno non conosce nemmeno una parola di tedesco perché è brasiliano!
Poco dopo, però, scopriamo che il suo albero genealogico contempla antenati tedeschi, austriaci e… trentini!
Questi hanno lasciato Villa Agnedo in Valsugana, durante la seconda metà del 1800.
“Purtroppo, nemmeno sulle lapidi del cimitero, ho trovato il mio cognome!” racconta Bruno, che è approdato a Trento, attraverso la Trentini nel mondo. “Ogni anno, l’associazione mette a disposizione dei posti per venire a studiare qui.

A causa della sua collocazione a ridosso del mare, Florianopolis registra sempre un'umidità pari almeno all'80% - Fonte: www.immaginidalmondo.net

Complessivamente otto, aperti a qualsiasi nazionalità”, prosegue. “Bisogna sostenere un esame, che valuta soprattutto il grado di conoscenza linguistica”, spiega Bruno. “Una prima parte si fa nel proprio paese e poi viene inviata via posta. Se questa va a buon fine, si accede alla seconda selezione, che avviene a Trento.”
Bruno, che qui frequenta il primo anno di Giurisprudenza, aveva già cominciato il medesimo percorso in Brasile, assieme ad un corso di laurea in storia. “Da noi si possono intraprendere più lauree contemporaneamente”, spiega, “ma io ho abbandonato entrambe per studiare in Francia”.
Una buona conoscenza del francese, non gli è bastata, però, per conquistare la Gallia. Ritornato in Brasile ha deciso di far valere le proprie origini trentine ed ora eccolo a San Bartolameo.
“Il primo impatto non è stato facile per me: vengo da Florianopolis, città capitale dello Stato di Santa Catarina, caratterizzata da una fantastica vista sul mare e ampi spazi aperti. Quando sono arrivato a Trento, circondata dalle montagne, mi sembrava di essere quasi.. in prigione!” Bruno sorride ed aggiunge che: “A tutto ci si abitua”.

Il toponimo attuale è stato attribuito alla sua città durante la dittatura di Floriano.

Un particolare di "Floripa", nomignolo di Florianopolis - Fonte: http://upload.wikimedia.org

“In quel periodo fortemente nazionalista, è stato imposto il portoghese e le altre lingue, come ad esempio il tedesco che parlava mio bisnonno, vennero bandite”, racconta Bruno. Precedentemente, Florianopolis si chiamava “Nostra signora degli emigranti”, nome che dovrebbe far capire il perché della sua eterogeneità culturale. Bruno afferma che, nonostante tutto: “Ancora oggi, in qualche circolo trentino, si può ascoltare il dialetto che qui si parlava più di cento anni fa”.
Sorseggiamo un forte the allo zenzero, che il miele non riesce ad addolcire. Nella cucina, decorata con fotografie e cartoline, sta cominciando un leggero via vai: l’ora di cena si avvicina.
Bruno dice di trovarsi molto bene allo studentato anche se, dispiaciuto, constata che un tale investimento andrebbe valorizzato con periodiche revisioni alle strutture, visto il ricambio continuo di inquilini.
Per quanto riguarda l’integrazione, lo studente sostiene che la città lo ha accolto bene. “La gente è inizialmente un po’ chiusa, ma conoscendola si scopre che è simpatica e cordiale.”

Florianopolis conta più di quaranta spiagge, belle come questa! - Fonte: www.mundutravel.com.uy

E’ riuscito anche a fare amicizia con una famiglia trentina che, come dice lui, lo ha “adottato”. Scambiato inizialmente per inglese, era stato avvicinato per un aiuto linguistico al figlio della coppia, che lui non ha comunque rifiutato.
Bruno vede il suo futuro in viaggio: punta, infatti, ad entrare a far parte di qualche organizzazione internazionale.
Ringraziandolo del tempo che ci ha dedicato, gli auguriamo di riuscire nel suo intento e di portare via dal Trentino solo ricordi positivi. In fondo, le sue origini derivano in parte da qui.
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progetto Gli Studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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