QT QuestoTrentino – n.10 ottobre 2011
In distruzione @ Trento Film Festival
Trento Film Festival (28 aprile – 8 maggio)
Sezione Orizzonti Vicini
Cinema Modena – Sala 2
martedì 3 maggio · 21.30
In distruzione
di Luigi Pepe e Eugenio Maria Russo, 39′
A Trento c’è un quartiere che ha due facce e due grafie: San Bartolameo/San Bartolomeo. Se si parla di San Bartolameo si intende il nuovissimo studentato dell’Opera Universitaria di Trento. San Bartolomeo indica invece la parte più vecchia del quartiere, costituita da case popolari costruite nel secondo dopoguerra e chiamate comunemente “palafitte” per la loro struttura a piloni. Oggi le palafitte sono disabitate, perché il Comune ha deciso di abbatterle, a favore di un nuovo progetto urbanistico. L’incertezza per il futuro del quartiere nelle voci degli ex abitanti delle palafitte, l’incertezza per il proprio futuro nelle voci degli studenti, arrivati a Trento per iniziare a costruirsene uno, lontano dalla famiglia e dagli amici di sempre.
l’evento su Facebook
le interviste di Veronica @ San Bartolameo
Ecco l’articolo riguardante la raccolta delle interviste agli studenti stranieri di San Bartolameo, pubblicato su L’Adige di lunedì 28 febbraio 2011 a firma di Michele Viganò.
Grazie ancora a Veronica Degasperi per l’interessante e appassionata ricerca.
Clicca sull’immagine per ingrandire.
rassegna stampa – l'Adige 17 settembre 2010
Noi del confine
La strada dove abitavo da bambina, parallela al Rio Sale, era equidistante da due rioni della città: Bolghera e San Bartolomeo, e li divideva. Quartiere molto borghese il primo, operaio il secondo, dove l’unica licenza romantica era racchiusa nei nomi di alberi delle tre vie: Tigli, Olmi e Robinie. Era conosciuto anche per le palafitte e le americane – case popolari costruite con il piano Marshall – e definito Bronx, con il passar degli anni, per la concentrazione di problemi sociali mai del tutto risolti. Nella mia strada abitavano famiglie di professionisti e benestanti mescolate a famiglie d’impiegati e infermieri; per le prime la convivenza era spesso temporanea, giusto il tempo di terminare la costruzione della villa in Bolghera o nella prima collina.
Cominciai a uscire dal mio cortile per andare a scuola, alle elementari Fogazzaro, che raggruppava i bambini dei due rioni. Stare in classe era la cosa più bella del mio mondo, appartenevo a un gruppo di bambine tutte uguali, le differenze sociali nascoste da grembiule nero e fiocco colorato. Il primo giorno la mamma non mi accompagnò, il mio fratellino era nato da pochi mesi e comunque facevo la strada con il maggiore che andava in quarta. Finita la scuola, si giocava sempre nei pressi di casa, a tiro di voce dai propri genitori, la gran distanza tra la mia strada e i due rioni con lo smisurato metro dell’infanzia.
Iniziai ad avere sentore d’ingiustizia quando Luisa, la mia amichetta preferita, compagna di classe e di catechesi, che abitava nella mia stessa via, m’invitò alla sua festa di compleanno. Ero molto emozionata al pensiero della mia prima festa. Avevamo parlato per settimane dei giochi da fare e delle altre compagne invitate. Poi quella mattina a scuola, dispiaciuta, mi dice che non posso andare. “Ma perché?” chiedo. “La mia mamma non vuole… perché non puoi portarmi il regalo”. Ci rimasi malissimo, ero spesso a casa sua a fare i compiti e stavamo proprio bene insieme, Luisa era buona e simpatica. Però la sua mamma, austriaca, da un’altra stanza ogni tanto alzava la voce e le parlava a lungo in tedesco, con tono duro. Poco dopo Luisa mi diceva che era meglio andassi: il papà, dentista, stava tornando. Ma sulla porta la sua mamma mi salutava sorridente e qualche giorno dopo era lei a telefonarmi di andar da loro per fare i compiti con Luisa.
Avrei voluto raccontarlo ai miei genitori. Sentirmi rispondere: “Non sei tu a sbagliare, siamo noi a vergognarci della loro povertà di cuore”. Ma non dissi niente, perché allora nessun genitore era attento a queste cose, quello che ci succedeva era sempre colpa nostra e avrei rischiato un sonoro castigo. Senza l’aiuto di un adulto impiegai molto tempo a elaborare perché andassi bene per insegnare i compiti, ma non per partecipare alle feste. Innocente vittima dell’ipocrisia borghese da sorrisi di facciata e pugnalate alle spalle. Eppure bastava entrare nelle diverse case per cogliere il lusso e la povertà. O guardare l’unico cappotto sempre più corto e liso indossato da certe bambine. L’unico paio di scarpe sfondate che s’inzuppava di pioggia o neve e si asciugava nei piedi giorno dopo giorno.
Alle medie iniziai a sentirmi davvero a disagio: considerata troppi scalini giù da quelli della Bolghera, per giocare nei loro giardini recintati, partecipare alle loro feste, andare in vacanza nelle loro case in montagna. Troppi scalini su per quelli di San Bartolomeo, con i quali mi ero persa la vita in strada, l’amicizia e la complicità dell’esser ugualmente disagiati. Da adolescente il quartiere di San Bartolomeo divenne così malfamato da essere imbarazzante dire di risiedere in quella zona. E doveva sempre seguire la chiosa: via Chini è strada di confine, il Bronx comincia da lì in poi. Con gli anni Settanta fu soprattutto la droga a trovare terreno fertile fra molti che erano alle elementari con me e che, purtroppo, furono tra le prime vittime in città. Sicuramente entrò anche nelle belle case col recinto dei ricchi. Ma fece meno, molto meno rumore.
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articolo pubblicato su QuestoTrentino, n. 2/2010
http://www.questotrentino.it/qt/?aid=11669
Universification – tv LA7
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Servizio video, decima puntanta di Universification a cura di LA7, andato in onda domenica 22 ottobre 2009
il mondo web delle università, radio e tv
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SANBARADIO – Università degli studi di Trento
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Giù le «Palafitte» – In viale dei Tigli avanzano le ruspe
fonte Trentino — 03 novembre 2006 pagina 01 sezione: PRIMA – link
immagini: archivio “quei de san Bortol”
TRENTO. Da ieri in viale dei Tigli, nel cuore del vecchio e popolare quartiere di San Bartolomeo, è cominciata la demolizione delle prime delle tredici palazzine di edilizia popolare – «le Palafitte» – che a Trento sud dovranno fare posto al nuovo quartiere progettato dall’architetto catalano Joan Busquets. Il quartiere si è svuotato: quasi tutti sono finiti nelle case Itea di Corso degli alpini e altri nella rotatoria di Madonna Bianca. L’ultima famiglia, marocchina, se n’è andata a giugno. Negli anni del boom ci abitavano 104 famiglie.
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il quartiere che cambia
fonte: Il Trentino – link
03 novembre 2006 pagina 20 sezione: CRONACA
Viale dei Tigli, abbattuta la prima palafitta
TRENTO. Dal poggiolo di Ilda Tamanini Curzel la pinza che martella sulla palafitta del civico 15, «avanzando come un bruco», si vede distintamente: ed è un malinconico spettacolo quello che da ieri va in scena in viale dei Tigli, nel cuore del vecchio e popolare quartiere di San Bartolomeo. E’ cominciata la demolizione delle prime delle tredici palazzine di edilizia popolare – «le palafitte» -, che a Trento sud dovranno fare posto al nuovo quartiere progettato dall’architetto catalano Joan Busquets. La signora Tamanini e la vicina Annarosa Albanini vi entrarono ai tempi della loro inaugurazione, nel remoto 1955: un piano di edilizia popolare tirato su con la legge Fanfani. Qualche anno fa, quando il Comune decise di liberare le case (due appartamenti per i quattro piani), murando ingressi e finestre, alle due donne venne assegnato un appartamento nella palazzina Itea che sorge accanto al bar dei Tigli. «Beh, un po’ di commozione c’è: è come se ti portassero via un pezzo di te», ammette Lara Robat, 39 anni, la titolare del locale. E’ nata qui, crescendo nelle vicine case dei postali, e tredici anni fa ha rilevato il bar che quarant’anni prima era stato aperto da papà Sergio. «Sono anni che sappiamo che questo giorno sarebbe arrivato prima o poi, ma poi quando succede ti senti comunque impreparata. Il quartiere in questi anni si è svuotato progressivamente: quasi tutti sono finiti nelle case Itea di Corso degli alpini e in quelle nei pressi della rotatoria di Madonna Bianca. Gli affari sono calati sensibilmente, m’è rimasta una clientela di esterni. E’ già tanto che non abbiamo chiuso». Gli ultimi inquilini, una famiglia di nazionalità marocchina, ha lasciato le palafitte all’inizio dell’estate. Ce n’erano 104 di famiglie negli anni del boom, una Trento povera, che si meritò la nomea di Bronx. L’altra sera, parlando in parrocchia, il sindaco Pacher ha detto che quella fama oggi è immeritata e la gente annuiva. San Bartolomeo ha forgiato una sua identità: l’anno prossimo la parrocchia compirà 50 anni, c’è un circolo Acli molto attivo, e le numerose associazioni sono state trasferite dalle palafitte ad una vecchia casa – «la casa gialla» – all’inizio di viale dei Tigli. Certo, è diventato un quartiere di anziani.
«Qui ci conosciamo tutti», dice la Robat. Non si fa fatica a crederlo. Però fa abbastanza impressione vedere i sei negozietti impiantati a pianterreno di queste palazzine dall’intonaco scrostato, murate ai piani superiori: un ’immagine scabra che stride con l’opulenza del resto della città. La pinza meccanica, posta alla fine di un escavatore con un braccio lungo 22 metri, picchia duro sulla casa. L’impresa Zampedri di Viarago (Pergine) ha dato il via alle operazioni alle 8 del mattino. Una giornata infelice per un lavoro del genere: spirava una tramontava fastidiosa e il vento disperdeva la polvere. Per demolire il caseggiato e portare i detriti nella discarica Sativa ci vorranno due settimane. Entro l’anno cadranno altre palafitte, poi occorrerà fare un nuovo appalto per tirare giù le altre nove. «Speriamo che tocchi ancora a noi» ammette l’impresario, Lorenzo Zampedri. Nelle scorse settimane gli operai hanno strappato le parti in legno, liberato gli appartamenti da vecchie lavatrici, reti dei letti, sanitari e trasportato tutto in discarica. Inoltre, per evitare incidenti, sono stati tagliati gli allacciamenti a gas, luce e acqua. «Una vera ed e propria sanificazione degli edifici», spiega l’architetto del Servizio di edilizia pubblica del Comune, Claudio Gardelli. Ed è stato necessario chiedere anche un’autorizzazione ai Beni culturali: una richiesta imposta dalla legge per tutti gli edifici che hanno più di cinquant’anni. Anche se si tratta di vetuste palafitte. «Spero che il sindaco mantenga le promesse e ci trovi un tetto qua vicino: ha garantito che nessuno finirà sulla strada», spiega la Robat. Tra un anno bisognerà pensarci. La palafitta del bar sarà l’ultima ad implodere. «Molti di quelli che se ne sono dovuti andare, vorrebbero tornare qui. In corso degli alpini e a Madonna Bianca, non ci sono negozi e loro che sono anziani si trovano male, rimpiangendo le comodità di viale dei Tigli. Soprattutto vorremmo che il nuovo quartiere non diventasse un dormitorio».
Busquets ha l’incarico di prevedere insediamenti di edilizia a prezzi calmierati. Un quartiere con molto verde, anche se il vicesindaco Alessandro Andreatta ha già spiegato che l’esatta sua configurazione sarà demandata al piano attuativo: «E’ lì tutti potranno portare un contributo». Alessandro Fonsatti, l’edicolante, il cui punto vendita è situato proprio all’inizio del viale, non è ottimista. «Il sindaco ha fatto delle promesse, ma gli assessori che avevamo incontrato quest’estate erano stati di diverso avviso, affermando che dovevamo andarcene via visto che la fine era nota da tempo. Ora sento che Pacher intende sistemarci nelle case Itea in fondo alla strada, ma sarebbe la nostra morte. I negozi devono rimanere qua, nel cuore del quartiere. Avevamo chiesto che fosse ristrutturata la «casa gialla» e deputata al commercio. Ma ci hanno risposto che non è possibile. Ora la localizzazione riveste una grande importanza per un esercizio commerciale: se sei nel posto sbagliato esci dal mercato». Fonsatti pretende chiarezza dall’amministrazione comunale: «Così uno comincia a programmare il proprio futuro». Entro la fine del mese giungeranno in viale dei Tigli dei funzionari del Comune per concordare con i commercianti le loro destinazioni future: questa l’impegno preso dal sindaco lunedì sera. Dice Fonsatti: «Non vogliamo regali, ma nemmeno finire in malora».
Consulta tutti gli articoli del quotidiano Trentino sulle “palafitte” del quartiere San Bartolomeo a Trento.
il quartiere di San Bartolomeo a Trento
estratto dalla relazione di Luigi Cavalieri al convegno nazionale “Anziani abitare come” – link alla fonte
San Bartolomeo
La storia del quartiere è esemplare delle vicende dell’edilizia residenziale pubblica cittadina.
Realizzato negli anni 1957-1958 per fornire concreta risposta alle necessità dei profughi italiani provenienti dalla Dalmazia e dai territori passati alla giurisdizione jugoslava, esso risente in qualche misura delle stringenti necessità del tempo, ovvero della volontà di realizzare il maggior numero di alloggi al minimo costo.
Su un’area di circa 20.000 mq l’allora IACP costruì 13 fabbricati, per 200 alloggi, a cui si aggiunsero altri 11 fabbricati, dette “case minime”, per altri 117 alloggi, realizzati dal Comune di Brescia.
Un quartiere che, a distanza di 40 anni, ha mostrato tutti i suoi limiti urbanistici: per questa ragione l’Aler aveva anche progettato alla metà degli anni Ottanta un radicale intervento nel quartiere, procedendo pure sugli alloggi di proprietà comunale.
Un intervento qualificante mai realizzato, che prevedeva la sistemazione del verde interno, la creazione di aree differenziate.
Il nuovo progetto per San Bartolomeo prevede, accanto al vecchio quartiere, nuovi edifici, con alloggi le cui metrature sono ideali per giovani coppie ed anziani. E, con nuovi alloggi e spazi verdi, anche la creazione di un Centro sociale, dotato di ambulatorio, bar ritrovo, sala lettura giornali.
Ovvero, la precisa destinazione di parte del parco alloggi alla popolazione anziana, che non viene, però, imbalsamata, ghettizzata in edifici destinati solo a questa porzione della società.
Viceversa, alloggi, a piano terra e, quindi, privi di difficoltà di accesso, che convivono con altre destinazioni: famiglie da decenni residenti qui, giovani coppie, ecc.
Ma, anche e soprattutto, la realizzazione di una struttura aggregante, che consenta, volendo, di non dover lasciare il quartiere per visite ambulatoriali, di usufruire di modalità di incontro sia all’aperto, sia nelle sale del Centro.
Una precisa volontà, questa, dell’Assessorato ai Servizi Sociali della città, che ha voluto fortemente questa realizzazione, che i tecnici dell’Aler hanno reso possibile, anche in termini di superamento delle onnipresenti difficoltà di carattere burocratico-amministrativo.
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San Bartolomeo, si riparte
Comuni: Trento, parte progetto per 100 case canone moderato
Prime in Trentino, accordo con Provincia e Itea; pronte nel 2012
TRENTO, 20 LUG – Sara’ l’area di viale dei Tigli, a Trento, ad ospitare i primi cento alloggi a canone moderato del Trentino, previsti pronti per fine 2012. Sono destinati a chi ha redditi non cosi’ bassi da entrare nelle graduatorie per le case popolari, ma nemmeno sufficienti a sostenere la spesa dell’affitto a prezzo di mercato. Saranno 104 o 108 alloggi, a seconda di come verra’ definito il progetto, da costruire in collaborazione tra il Comune, la Provincia autonoma e l’Itea spa, che hanno siglato oggi il relativo protocollo.
fonte: ANSA.it
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