quei de san bortol Archive

the Tubbs live @ palafitte

immagini del concerto

live @ palafitte

di martedì 21 settembre 2010

presso il Quartiere San Bartolomeo, Viale dei Tigli – Trento

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fotografie di Stefania Endrici

tutti i diritti riservati

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fotografie di Stefania Endrici

tutti i diritti riservati

SE NO' TE ME RIDAI EL BALON TE SPACO I VEDRI CON 'NA SASADA!!!

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“Se non mi ridai il pallone ti rompo i vetri con i sassi” …  in questo modo ti veniva gentilmente chiesto di restituire il pallone finito sul poggiolo (anche del quarto piano come quello della famiglia Voltolini), dai “smargeloni de boci” che giocavano in cortile sotto il cartello: VIETATO IL GIOCO DELLA PALLA E DEL PALLONE ! (una vergogna di divieto). Questa era SAN BORTOL, noi Boci eravamo tantissimi e almeno stavamo sotto casa! (o vi piace l’atmosfera “cimitero” di adesso ??).

In Quei Tempi su tutte le case c’era il cartello con il monito: “Vietati il gioco della palla e del pallone”, così dappertutto si giocava alla palla ed il pallone. Per le bimbe il gioco che andava, nel periodo storico di cui parlo, era “palla 9″, la “tiritera”, “ïl mio cuore si muove”, “9 x 9″ e poi “madrebadessa” oppure quello dell’elastico tenuto teso e saltando formavi figure geometriche con l’elastico.

Prima dell’avvento e comunque prima che i paracarri di metallo fossero messi lungo via Robinie a difesa degli alberi (credo ci siano ancora) si giocava usando per “porta” le mura delle case :-)  e quasi sempre non la propria! Logico che gli abitanti dei primi piani, hanno stabilito subito un rapporto fatto di “ringhiate” più che di comunicazione. Ma noi non potevamo andare tanto per le lunghe, squadre fatte: Si gioca! Ed il rione era il nostro stadio! I Bortolotti (civico 36) della mia casa erano martellati dal gioco delle femminucce mentre quello di fronte (il 28) aveva una parete che si prestava in modo perfetto anzi quando arrivò il metano la tubazione ci fornì un palo “naturale”. A dir la verità capisco che a volte si tirava così forte su quella facciata che era anche fatta di mattoni forati comuni, che credo da dentro era come stare in una grancassa.

A volte il pallone finiva sui poggioli delle case. Nel 28 di via Robinie c’erano più balconi “a rischio” ed uno era verso la metà dell’altezza della casa, ma non ne ricordo il cognome. Un pomeriggio tardo prima di cena si stava giocando proprio nel cortile davanti a casa mia… e qualcuno spara il pallone che s’intrufola su quel poggiolo. Dal solito vociare di festa di tutti noi si passa ad un mugugno smorzato … sapevamo che i problemi cominciavano. Non passò molto che il tipo (il capo famiglia in persona) si presentò sul poggiolo e senza nemmeno ascoltare… e giuro che gli si stava chiedendo rispettosamente scusandoci (sapevamo che altrimenti, avremmo scatenato una lite, era stupido attaccare per primi!). Ma lui sbraitò qualche cosa e confiscò il pallone dicendo che lo avrebbe bucato e sbattè la porta del poggiolo! Era andata di merda! Idea!!!! Corro ai campanelli e suono il campanello dell’interessato in modo molto nervoso, della serie “o rispondi o continuo a suonare”. Finalmente rispondono e io spiego conciso “Se buchi il pallone, saltano i vetri delle tue finestre!”.  Il messaggio era chiaro nel gergo di quei tempi perchè “en spiazarol”, oltre che saper fare le “pive per le cannette”(il gioco della cerbottana), doveva avere anche una mira accettabile, che veniva tenuta viva nei periodi senza le cerbottane con il lancio dei sassi. Le sassaiole tra vie diverse non ditemi che nessuno le ricorda !

Dopo aver cercato un dialogo al citofono provo gridando nel giroscale la mia minaccia e corro nuovamente sotto il poggiolo e per la terza ed ultima volta grido ancora. Tutti guardavano … mi ero forse esposto un pò troppo? Raccolgo un sasso e lo lancio in direzione del poggiolo. In brevissimo tempo il pallone arrivò nel piazzale come d’incanto ed era sano e salvo! Urlo di vittoria generale e via, a giocare ancora. Non ricordo molto bene come andò quando tornai a casa …  ma ne era valsa la pena … abbiamo finito la partita!

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(anonimaspiazarolade)

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FATTO DI CRONACA ECCLATANTE : OMICIDIO !! anni '70 a S. Bartolomeo

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… non aspettatevi nè nomi nè cognomi tanto, voi che c’eravate, ve la ricordate ancora quella sera che ora racconterò …

Eravamo bambini…. era buio, quasi ora di andare a dormire…. anche gli ultimi irriducibili si stavano arrendendo alle urla delle madri, che dai poggioli li stavano richiamando … la mia, poi, al solito sicuramente mi aveva già chiuso fuori casa …. ah ah ah …. eravamo piccolini, pensieri non ne avevamo, figurati se ci sfiorava quello di andare a riposare … ma nemmeno nell’anticamera del cervello … ed ecco, un vociare, le urla, arrivano pattuglie, chi mormora, chi ormai grida già alla caccia all’uomo. Avevano assassinato una donna, accoltellata…. non vi faccio l’onore della cronaca, all’archivio comunale si può leggerne ogni dettaglio, ma quello che vi posso riportare, è cio che noi marmocchi, ognuno in modo diverso, visse quella nottata. Ci raggruppammo in parte, chi origliava il parlare di carabinieri e polizia, chi quello che i genitori sussurravano …. e mentre la notte incalzava, noi ci preparammo ad aggredire l’ennesima sfida del rione di San Bartolomeo … negli anni settanta, genitori, polizia, figli, era tutto un’altro rapporto che al giorno d’oggi…… si diceva (ormai la voce popolare era certa) che si fosse nascosto nel boschetto…. l’assassino era scappato armato nella campagna del baccano, e noi, che conoscevamo palmo a palmo la zona, avevamo il dovere di difendere il nostro rione, e lui, l’assassino, poteva stare certo di avere ormai le ore contate …. non avevo il permesso di toccare i coltelli, ero troppo piccola, ecco perchè andando a casa di corsa, e di nascosto da mia madre, rubai in cucina il cucchiaio di legno grande …. io ero pronta, e con me decine di altri bambini…. partimmo così, a notte fonda, per stanarlo … mia madre, che era corsa in cortile in vestaglia, per parlare con le altre donne, nemmeno se ne accorse…. ricordo il freddo di quella notte e la rabbia di non averlo scovato…

Roberta

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Spiacevoli pagine nere hanno trovato ispirazione in san Bartolomeo.
Questa era una storia che doveva finire bene, si certo una relazione extra- coniugale era molto giudicata male , ma al cuor non si comanda!
Purtoppo la donna che credeva di aver ritrovato l’amore , aveva trovato proprio l’ Orco cattivo
Quello che era un amante si era trasformato in un sadico possessivo, difficilissimo liberarsene, anche se sei stata bastonata ed abbandonata da lui in una sperduta campagna.
Ma in quegli anni anche se eri violentata e stuprata, era difficile trovar giustizia, la storia delle donne in Italia è piena a quei tempi, di donne che da accusatrici son passate ad esser accusate.
In quella calda sera , una donna , una mamma aveva deciso da tempo di troncare questa cosa sbagliata, ma l’altra parte non era d’accordo, credo fossero passate le 23:00 di sera, un uomo si presenta al quinto piano di una casa popolare di San Bartolomeo, suona … è la donna ad aprire .
Se non ricordo male, 28 i colpi di coltello a serramanico , dietro alla donna che cade esangue … le figlie.
Il tempo si mette a correre , le grida confuse dal giro scale , qualcuno dai pianerottoli vede questa figura scappare, ma richiude, impugnava ancora il coltello . L’uomo esce dal portone, le vie erano ancora popolate dai bambini più grandicelli e si allontana.
La confusione è l’unica cosa accaduta nelle susseguenti ore, l’arrivo a sirene spiegate della Polizia, la quale sapeva già di non arrivare in un quartiere molto amico, si perde nel non saper cosa fare, forse avevan paura anche loro, quasi tutta la popolazione del rione si era riversata in strada.
Poi si sa come va a finire ai grandi quando son persi: ascoltano tutto , qualche bambino dice che l’uomo si è allontato verso l’altura del boschetto alle spalle del quartiere .
La Polizia si organizza, chiama rinforzi credo anche dei pompieri per setacciare il bosco.
Degli adulti, stanchi dell ‘organizzazzione degli addetti ai lavori, sentenzia : “QUESTO È IL NOSTRO RIONE è stata ferita brutalmente una donna e madre del RIONE,  l’assassino lo scoviamo noi !”
Sembró una dichiarazione di guerra, la gente che sfugge dal controllo dei poliziotti e si arma con ogni genere di cose, dai martelli alla accette, dai bastoni ai mestoli di legno, gente dai 40 fino a scendere agli 8 anni, tutti al bosco, noi lo prendiamo prima!
Credo che sia stato meglio anche per il colpevole, non esser stato trovato da San Bartolomeo.
La donna arriva in pronto soccorso del S. Chiara, e spirando continua a ripetere il nome dell’assasino, che a quanto pare si era già allontanato, ma in auto.
Eccola la Far-west di S. Bortolameo, nessuno, ma proprio nessuno si fermó a pensare, che era assurdo che tutti, bambini compresi, andassero nel buio di un bosco a cercare un uomo che aveva appena sferrato 28 coltellate!
Certo che fu entusiasmante il Grido “IL RIONE È NOSTRO”, bello vedere che nonostante i giudizi popolari che si potevano nutrire per la relazione extra-coniugale, no! Questo non si poteva accettare! Era un San Bortolameo Cuor di Leone , ma a volte anche un po’ coglione.

anonima spiazarolade

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POMERIGGI DI PRIMA ESTATE

L ‘è giugno, a san Bortol finiva le scole, la mattina l’arivava prima per noi boci, abituadi a nar a scola, i genitori i l’ha toleva pù comoda, i doveva sol pensar al lavoro e casa, noi non doveven nar pù a scola per 3 mesi ….. la calma per le strade … le mame occupade a far la spesa a l’ente consumi o el Dario de la verdura! i alberi pieni de maggiolini en quei anni , le strade le era ancora de tera … sabbion gross e a Gozad’or gh’era le lucciole e i cervi volanti (coleotteri).
Disnar e poi d’accordo con le mamme, panin con la Nutela (Nutella) e via alla scoperta della giungla circostante, da Gocciad’oro alle campagne del Rossi, per addentrane nella zona stupenda della giungla, la Campagna del Conte Zizo, si, si proprio lù, che i pù anziani de noi i neva a far le prove del complesso (anche noi eren rifornidi della nostra versione dei Beatles ed erano anche bravi) en den locale de casa sua, de costa alle scole Medie Dante Alighieri. La campagna del Conte Zizo l’era rifornida delle zirese dela qualità pù bona del mondo ” QUELE ROBADE ” :)   non ho pù mangnà zirese cosi bone! …. poi che gita era senza esser rincorsi dai contadini … scorpacciata, corsa digestiva e giù dai terreni dell’odierno studentato, con le rame dei zirezari come trofeo, e chi era restà nelle strade de casa, accoglieva i gloriosi al ritorno, che erano sfamati, divertiti anche feriti (micidiali i fili di ferro delle vigne mentre sei in fuga) ma le ferite si portavano come fiori all’occhiello! il motto era “io ce l’ho fatta” (a scampar)
Luciano

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Do pedalade…

In estate, c’era la piscina da raggiungere, si poteva fare il giro dalle strade, ma in molti non disdegnavano di fare due arrampicate sulle barriere naturali del territorio …. ed ecco fatto siamo in via padre Eusebio Chini , in futuro avrebbero aperto un passaggio, ” la stradina de via chini ” !
Estate, piscina come un formichiere, non che pagare era un problema in quegl’anni i padri di famiglia affrontavano il ” boom” economico” e l’abbonamento a 10 bagni + 2 omaggio ci stava, ma che “san Bortolameot set? se non entri scavalcando?!” c’era ancora il trampolino disponibile al pubblico, con la fila anche di 15 20 persone, il momento dei ganzi mescolava i rioni della città: San Giuseppe, S. Pio x., ecc….
Pomeriggi spensierati, tuffi, corse, gelati, pizzette stupende! la vecchia gerente del bar della piscina ci apriva il cancello, piuttosto che vederci uno ad uno scavalcare, alti un metro e una coca-cola, il pericolo erano solo i bagnini ed i pizzardoni (vigili urbani en lingua en ponta).
Poi … stremati, si usciva e si doveva affrontar il ritorno a piedi.
Solo qualcuno possedeva la bicicletta … ma più di uno possedeva una collezione di chiavi da lucchetti di bicicletta, di tutte le marche, i migliori aprivano i lucchetti a combinazione solo con l’aiuto di un ago per poi scoprir che le cifre delle combinazioni eran una un 3, una un 6, una un 9, 369,963,936,639 …… allora eri qualcuno dei più! eh eh
Biciclette sciolte … TUTTI A CASA IN BICI !!!! …. e … saluti da San Bortol …….. e viaaaa!
le bici le serviva per desfarle a cros, per pezzi di ricambio, per offrirla a qualche bambina e pedalare nel caldo dell’estate …. e le serviva la sera per far el “puttan tour”, da piazza Centa, per veder la famosissima “TUBO” e poi dalla stazione, tutta Sanseverino …”IL PUTTAN-TOUR” di Trento … ma questa è un’altra storia! ciaooo…..

(anonima spiazarolade)

Le Fortunelle. Le monete portafortuna

Rare, solo per veri eroi!! Si dovevano appoggiare sui binari del treno, e se non le beccavi in testa, al passaggio del treno, cavandoti un occhio, la moneta schiacciata, diventava una rarità da esibire. Mai fatto!!! eeeeeeee si doveva passare per due volte la campagna del vecchio contadino Rossi, che sparava nel sedere dei bambini con il fucile caricato a sale. Pazienza il primo passaggio, ma il secondo era troppo vicino al suo poggiolo, era quasi certo ti potesse beccare. San Bartolomeo, che rione fantastico, negli anni settanta. (Roberta Calaresu, su Facebook)

la ferrovia della Valsugana nei pressi dello Studentato di San Bartolameo

San bortol, ricordi di gioventù

raccolta di vecchie immagini, ricordi di chi è vissuto nel rione San Bartolomeo (San bortol)
di Luigi Venturini
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Pueris cantores

coro San Bartolomeo - primi anni 60

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Prima Comunione

prima comunione 1962 circa

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Jesolo

Jesolo anni 70, la gioventù di san Bartolomeo in trasferta

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san Bortol rock

anni 70 - in campeggio

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San Bortol < Facebook

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nato da pochi giorni il gruppo FACEBOOK raccoglie “vecchie glorie” e fans del rione San Bartolomeo di Trento

Fan club San Bortol Regna

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Per tutti quei che abita nel rion o che i lo frequenta! o che zerca qualcos che i g’ha porta via !!!!

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il quartiere che cambia

san bartolomeo quartiere

2009 le "palafitte", palazzine costruite negli anni 50 a San Bartolomeo

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Il quartiere di San Bartolomeo a Trento subisce negli anni Novanta lo spopolamento e il degrado, non ci sono strutture di servizio (resiste ancora un negozio di alimentari), le vecchie palazzine dette “le palafitte” diventano ricoveri per persone senza fissa dimora e disperati.

Agli inizi di questo decennio, nel 2001, si inizia l’opera di abbattimento delle vecchie palazzine.

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In questa selezione di narrazioni audio: i ricordi degli abitanti, il rione che si spopola, i luoghi di aggregazione, il circolo Acli, la parrocchia, le prospettive future del quartiere …

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durata: 1,40 minuti

data registrazione: giugno 2009

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san bartolomeo quartiere

2009 "le palafitte" - le finestre murate per non permettere l'utilizzo delle case abbandonate

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il quartiere che cambia

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1968 san bartolomeo

1968 cartolina - rione di San Bartolomeo, panorama - archivio Quei de san bortol

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alcune testimonianze sul quartiere di San Bartolomeo di Trento:
nascita del rione, i masi, la campagna, la Clarina, luoghi di aggregazione,
lo spopolamento del quartiere, i cambiamenti degli ultimi 10 anni …

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registrazione audio: giugno 2009

durata: 1,39 min

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san bartolomeo quartiere di Trento

2000 - quartiere San Bartolomeo, viale dei Tigli, le prime "palafitte" abbattute fanno posto al condominio bianco dell'ITEA - archivio Quei de san bortol

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