Esistevan dei giochi con cui si aveva un appuntamento con scadenze dettate dalla natura. In primavera ai primi caldi e quando la natura si risveglia era il momento giusto per costruirsi una ”Fionda”, gioco affascinante nella ricerca del pezzo di ramo con cui costruirla. Alle spalle di San Bartolomeo c’era un bosco che, credo, sia stato del cosiddetto “Rossi bacan” (contadino), che più di una volta aveva rincorso gli intrusi nel bosco, ma da quando aveva smesso d’imbracciare la doppia caricata a sale col cacchio che beccava qualcuno.
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Il bosco sulla carta, di diritto, era suo ma di fatto erano i bambini i veri proprietari e sherpa del posto. L’abbandono a cui era lasciato e lo scorrazzare dei bimbi avevano dato forma ad un groviglio di passaggi, cunicoli fra i rami, era un fiorir di capanne, a terra ma pure sugli alberi, anche a tre metri d’altezza. La distruzione di una capanna altrui, t’iscriveva d’ufficio nella lista dei ricercati “dead or alive”, e la ricerca si protraeva fino al ritrovamento del colpevole. La cosa veniva regolata come nel Far West, un duello con spettatori (e così si affinava la tecnica del combattimento corpo a corpo), altro che palestra e doping , ginnastica su e giù per il bosco e la forza dei leoni giovani!
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Ritornando alla fionda: la scelta del ramo occupava anche un pomeriggio, si giudicavano i rami da usare secondo regole tramandate dai più grandi ed aggiungendo la propria esperienza. Dopo aver reciso il pezzo di ramo te lo portavi a casa, il lavoro era lungo… ed era sempre meglio non farsi trovar dal proprietario del bosco con i rami spezzati in mano, avresti dovuto abbandonar l’artiglieria e correre a perdifiato!
Cominciava il lavoro del “spiazarol”: trasformar quell’incrocio a V dei rami in quella che doveva esser la ”tua fionda“.
La preparazione durava dalle ore a qualche giorno, i più bravi ne abbellivano l’impugnatura con intarsi, si bagnava il legno per poi farlo asciugare (una specie di stagionatura del legno accellerata). La si costruiva bloccando, con una miriade di elastici piccoli, l’elastico principale, che trapassava un rombo di pelle, che serviva da postazione di lancio del sasso. La FIONDA veniva portata infilata in una delle tasche posteriori dei pantaloni come fosse la tua Colt 45 da quel momento … “attenzione il ragazzo gira armato”.
Dopotutto a San Bartolomeo prima conoscevi le armi poi “cadevi dal pero” dicendo “Aaaaaaah… ci vuole il porto d’armi !?! Ma San Bartolomeo era a porto d’armi libero e le ”fionde” dei spiazaroi erano le armi meno pericolose!
Viva “I Spiazaroi de san Bortol” !!!
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(anonimaspiazarolade)
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continua, parte 1


























