estratto dalla relazione di Luigi Cavalieri al convegno nazionale “Anziani abitare come” - link alla fonte
San Bartolomeo
La storia del quartiere è esemplare delle vicende dell’edilizia residenziale pubblica cittadina.
Realizzato negli anni 1957-1958 per fornire concreta risposta alle necessità dei profughi italiani provenienti dalla Dalmazia e dai territori passati alla giurisdizione jugoslava, esso risente in qualche misura delle stringenti necessità del tempo, ovvero della volontà di realizzare il maggior numero di alloggi al minimo costo.
Su un’area di circa 20.000 mq l’allora IACP costruì 13 fabbricati, per 200 alloggi, a cui si aggiunsero altri 11 fabbricati, dette “case minime”, per altri 117 alloggi, realizzati dal Comune di Brescia.
Un quartiere che, a distanza di 40 anni, ha mostrato tutti i suoi limiti urbanistici: per questa ragione l’Aler aveva anche progettato alla metà degli anni Ottanta un radicale intervento nel quartiere, procedendo pure sugli alloggi di proprietà comunale.
Un intervento qualificante mai realizzato, che prevedeva la sistemazione del verde interno, la creazione di aree differenziate.
Il nuovo progetto per San Bartolomeo prevede, accanto al vecchio quartiere, nuovi edifici, con alloggi le cui metrature sono ideali per giovani coppie ed anziani. E, con nuovi alloggi e spazi verdi, anche la creazione di un Centro sociale, dotato di ambulatorio, bar ritrovo, sala lettura giornali.
Ovvero, la precisa destinazione di parte del parco alloggi alla popolazione anziana, che non viene, però, imbalsamata, ghettizzata in edifici destinati solo a questa porzione della società.
Viceversa, alloggi, a piano terra e, quindi, privi di difficoltà di accesso, che convivono con altre destinazioni: famiglie da decenni residenti qui, giovani coppie, ecc.
Ma, anche e soprattutto, la realizzazione di una struttura aggregante, che consenta, volendo, di non dover lasciare il quartiere per visite ambulatoriali, di usufruire di modalità di incontro sia all’aperto, sia nelle sale del Centro.
Una precisa volontà, questa, dell’Assessorato ai Servizi Sociali della città, che ha voluto fortemente questa realizzazione, che i tecnici dell’Aler hanno reso possibile, anche in termini di superamento delle onnipresenti difficoltà di carattere burocratico-amministrativo.
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