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“a mi no me pias …”

Mercoledì, Luglio 7th, 2010

C’é sempre una prima volta … ma a volte non la trovi neanche a cercarla con il lanternino !

Quei giorni, tra primavera e estate, stavano passando lisci e tranquilli come non mai; si sa, quando è primavera … sia nel mondo animale che in quello umano è un fiorire di nuovi amori e nuove simpatie. L’appuntamento sotto il balcone della “principessa” era di routine (non credo che le mie attese fossero assillanti) io aspettavo “bravo bravo” che svolgesse gli impegni tra scuola e casa. Chissà quanti, sbirciando o guardando dai balconi avranno pensato: “Varda lì quel Romeo… almeno fino a quando è dalla sua principessa, non combina guai !”

Quella cosa innocente , quella simpatia , aveva riportato l’interessato alla vera dimensione di un 13enne. Non male per uno che , l’unica regola che aveva era il famoso “VIETATO VIETARE”.  Ma quando era con lei tutto cambiava. Che sia stata la speranza in una vità più rosea, l’artefice di quel radicale sdoppiamento? … io non lo so, mi piace pensarlo … certo mi piace pensarlo!

Tornando al nocciolo …  Ora ci si era conosciuti, appurato che esiste una particolare simpatia … è ora di crescere e veder come si diventa adulti.  SI ! …  ok!… E come ?!?  IO UOMO E TU DONNA! E chi cacchio sapeva cosa si fa! Educazione sessuale non si faceva a scuola ne a tavola a casa!!!  Credo, ma i ricordi son un pò confusi, con l’aiuto delle sue amiche, si arrivó ad individuare l’obiettivo! Un Bacio come i grandi, come nei film! … si, quelle cose con la lingua. Io capivo cosa era, in terza media in uscite primaverili con la classe scolastica, si faceva il gioco della bottiglia. Io non partecipavo mai, non tanto per paura … ma ritenevo un disonore, se mi fosse capitato, di dover baciare chi non avrei mai voluto baciare, ugualmente imbarazzante dover baciare chi non ti vuol baciare! Lei fu consigliata e fornita di tutte le nozioni necessarie dalle solite amiche, che forse la spingevano e sostenevano in questa prima esperienza essendone curiose a loro volta. L’ho già detto: era una cosa alla luce del sole!

E cosí, prime prove … Non credo che ci si nascondesse per il volersi nascondere, mah!?!? a quell’etá  dove cerchi un poco d’intimità? Il portone di casa sua! Nei pomeriggi, in quella parte dell’anno, su dalla prima scala c’era una finestra in cui il sole irrompeva con una luce quasi bianca (chi conosce quelle case e quella in particolare, può dedurre che reano le 16/17:00 che il sole guardava dritto negli occhi delle finestre). La seconda scala forniva una parte del giroscale di una zona d’ombra ma illuminata, che rendeva l’aria fresca e piacevole. Quella luce accecante, trasformava ai miei occhi i suoi occhiali con montatura color dell’argento, in una corona posta sul suo viso.

Il cuore in gola! …  a me … a lei, … no! a tutti e due!!! le nostre labbra si sfiorano in un candido bacio tra bambini … ok! ok! … ci siamo, respiro profondo, mi avvicino la bacio sulle labbra un poco deciso e timidamente socchiudo le labbra … ee … niente! Tutto fermo!  Mi scosto e con il tono dell’ingenuitá mi esce un filo di voce: “Cosa c’é? ho fatto qualcosa che non va??” Lei si sbriga a rispondere  e rassicurandomi mi dice : “NO, no!… non hai fatto niente dimale… anzi!” Poi aggiunge ridendo “solo che…  A ME FA SCHIFO !” E GIÙ RIDERE ASSIEME!  Ci abbiam provato tante volte, ma quel bacio così, da adulti, non ci fu veramente mai. Il modo con cui mi diceva che le faceva schifo, era disarmante! chissa quanti in quanti discorsi (da adulto) mi son dilungato nel dire: “tranquilla non c’è fretta!” nominando il rispetto per la sua difficoltà e galanterie varie … per poi tornare a casa pensando con rammarico “anche oggi non ce l’abbiamo fatta”. Ma con una gioia nel cuore per l’esistenza di quella principessa, e gioia per me, ero così carino impacciato, ma soppratutto pieno di rispetto per lei!  Si! … il rispetto che le portavo era la vera cosa da ADULTO che avevo imparato! Adesso per le storie personali, le esperienze di vita ecc… ecc.. non saremmo nostri, ma allora mi sembrava possibile, capivo e rispettavo le difficolta di un Angelo, comparso nel temporale della mia vita!  la mia Principessa…

(anonimaspiazarolade)

la fiera di san Giuseppe e i palloncini colorati

Martedì, Giugno 29th, 2010

… non tutti, ma tanti di noi erano fortunati, ed a San Giuseppe non era difficile veder tornare a casa il marmocchio di turno con il suo palloncino colorato legato al polso… quelli che volano, quelli che fan sognare… forse l’unico balocco per mesi e mesi a venire… era un super trofeo… anni 70, rione popolare, e chi poteva permetterselo?… ma una volta all’anno, i poggioli delle palafitte, si coloravano di questa gioia, e quà e la, legati alla ringhierina esterna del balcone, il vento soffiava su queste speranze dai mille colori e dalle mille sfumature… quasi sempre erano poggioli di bambine, che affacciate ognuna al proprio balcone, sembravano dame sfilare, una accanto all’altra in bellezza e in beltà.

Ma dove ci son dame, ci son anche Principi ed orchi, cavalieri e spade. I nostri cavalieri eran armati di cannette…. eeee si amici miei, pive di carta a raffica, ed in punta il temibile spillino…. io abitavo al primo piano, preda sin troppo facile da colpire… e loro…. GENTILISSIMI… come sempre, o ti sposti subito, o centriamo anche te… e PAF… il palloncino esplodeva…. raid terribili, fulminei, sbucando all’improvviso in drappelli di venti, tutti armati sino ai denti… finito le pive, con i poggioli più alti?… c’eran le fionde…. stì disgraziadi….

(Roberta)

FATTO DI CRONACA ECCLATANTE : OMICIDIO !! anni ‘70 a S. Bartolomeo

Mercoledì, Giugno 23rd, 2010

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… non aspettatevi nè nomi nè cognomi tanto, voi che c’eravate, ve la ricordate ancora quella sera che ora racconterò …

Eravamo bambini…. era buio, quasi ora di andare a dormire…. anche gli ultimi irriducibili si stavano arrendendo alle urla delle madri, che dai poggioli li stavano richiamando … la mia, poi, al solito sicuramente mi aveva già chiuso fuori casa …. ah ah ah …. eravamo piccolini, pensieri non ne avevamo, figurati se ci sfiorava quello di andare a riposare … ma nemmeno nell’anticamera del cervello … ed ecco, un vociare, le urla, arrivano pattuglie, chi mormora, chi ormai grida già alla caccia all’uomo. Avevano assassinato una donna, accoltellata…. non vi faccio l’onore della cronaca, all’archivio comunale si può leggerne ogni dettaglio, ma quello che vi posso riportare, è cio che noi marmocchi, ognuno in modo diverso, visse quella nottata. Ci raggruppammo in parte, chi origliava il parlare di carabinieri e polizia, chi quello che i genitori sussurravano …. e mentre la notte incalzava, noi ci preparammo ad aggredire l’ennesima sfida del rione di San Bartolomeo … negli anni settanta, genitori, polizia, figli, era tutto un’altro rapporto che al giorno d’oggi…… si diceva (ormai la voce popolare era certa) che si fosse nascosto nel boschetto…. l’assassino era scappato armato nella campagna del baccano, e noi, che conoscevamo palmo a palmo la zona, avevamo il dovere di difendere il nostro rione, e lui, l’assassino, poteva stare certo di avere ormai le ore contate …. non avevo il permesso di toccare i coltelli, ero troppo piccola, ecco perchè andando a casa di corsa, e di nascosto da mia madre, rubai in cucina il cucchiaio di legno grande …. io ero pronta, e con me decine di altri bambini…. partimmo così, a notte fonda, per stanarlo … mia madre, che era corsa in cortile in vestaglia, per parlare con le altre donne, nemmeno se ne accorse…. ricordo il freddo di quella notte e la rabbia di non averlo scovato…

Roberta

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Spiacevoli pagine nere hanno trovato ispirazione in san Bartolomeo.
Questa era una storia che doveva finire bene, si certo una relazione extra- coniugale era molto giudicata male , ma al cuor non si comanda!
Purtoppo la donna che credeva di aver ritrovato l’amore , aveva trovato proprio l’ Orco cattivo
Quello che era un amante si era trasformato in un sadico possessivo, difficilissimo liberarsene, anche se sei stata bastonata ed abbandonata da lui in una sperduta campagna.
Ma in quegli anni anche se eri violentata e stuprata, era difficile trovar giustizia, la storia delle donne in Italia è piena a quei tempi, di donne che da accusatrici son passate ad esser accusate.
In quella calda sera , una donna , una mamma aveva deciso da tempo di troncare questa cosa sbagliata, ma l’altra parte non era d’accordo, credo fossero passate le 23:00 di sera, un uomo si presenta al quinto piano di una casa popolare di San Bartolomeo, suona … è la donna ad aprire .
Se non ricordo male, 28 i colpi di coltello a serramanico , dietro alla donna che cade esangue … le figlie.
Il tempo si mette a correre , le grida confuse dal giro scale , qualcuno dai pianerottoli vede questa figura scappare, ma richiude, impugnava ancora il coltello . L’uomo esce dal portone, le vie erano ancora popolate dai bambini più grandicelli e si allontana.
La confusione è l’unica cosa accaduta nelle susseguenti ore, l’arrivo a sirene spiegate della Polizia, la quale sapeva già di non arrivare in un quartiere molto amico, si perde nel non saper cosa fare, forse avevan paura anche loro, quasi tutta la popolazione del rione si era riversata in strada.
Poi si sa come va a finire ai grandi quando son persi: ascoltano tutto , qualche bambino dice che l’uomo si è allontato verso l’altura del boschetto alle spalle del quartiere .
La Polizia si organizza, chiama rinforzi credo anche dei pompieri per setacciare il bosco.
Degli adulti, stanchi dell ‘organizzazzione degli addetti ai lavori, sentenzia : “QUESTO È IL NOSTRO RIONE è stata ferita brutalmente una donna e madre del RIONE,  l’assassino lo scoviamo noi !”
Sembró una dichiarazione di guerra, la gente che sfugge dal controllo dei poliziotti e si arma con ogni genere di cose, dai martelli alla accette, dai bastoni ai mestoli di legno, gente dai 40 fino a scendere agli 8 anni, tutti al bosco, noi lo prendiamo prima!
Credo che sia stato meglio anche per il colpevole, non esser stato trovato da San Bartolomeo.
La donna arriva in pronto soccorso del S. Chiara, e spirando continua a ripetere il nome dell’assasino, che a quanto pare si era già allontanato, ma in auto.
Eccola la Far-west di S. Bortolameo, nessuno, ma proprio nessuno si fermó a pensare, che era assurdo che tutti, bambini compresi, andassero nel buio di un bosco a cercare un uomo che aveva appena sferrato 28 coltellate!
Certo che fu entusiasmante il Grido “IL RIONE È NOSTRO”, bello vedere che nonostante i giudizi popolari che si potevano nutrire per la relazione extra-coniugale, no! Questo non si poteva accettare! Era un San Bortolameo Cuor di Leone , ma a volte anche un po’ coglione.

anonima spiazarolade

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il quartiere che cambia

Mercoledì, Ggennaio 27th, 2010
san bartolomeo quartiere

2009 le "palafitte", palazzine costruite negli anni 50 a San Bartolomeo

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Il quartiere di San Bartolomeo a Trento subisce negli anni Novanta lo spopolamento e il degrado, non ci sono strutture di servizio (resiste ancora un negozio di alimentari), le vecchie palazzine dette “le palafitte” diventano ricoveri per persone senza fissa dimora e disperati.

Agli inizi di questo decennio, nel 2001, si inizia l’opera di abbattimento delle vecchie palazzine.

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In questa selezione di narrazioni audio: i ricordi degli abitanti, il rione che si spopola, i luoghi di aggregazione, il circolo Acli, la parrocchia, le prospettive future del quartiere …

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durata: 1,40 minuti

data registrazione: giugno 2009

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san bartolomeo quartiere

2009 "le palafitte" - le finestre murate per non permettere l'utilizzo delle case abbandonate

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il quartiere oggi e domani

Mercoledì, Settembre 30th, 2009
san bartolomeo quartiere

le palafitte di San Bartolomeo

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passato e futuro del quartiere di San Bartolomeo: il degrado attuale, le speranze di collaborazione con il nuovo studentato

e ancora … com’era la zona prima della recente costruzione dello studentato di San Bartolameo ? boschi e campagna !

ascolta …

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2009 - la campagna sopravissuta di San Bartolomeo - fotografia di Stefania Endrici

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il quartiere che cambia

Sabato, Settembre 26th, 2009

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1968 san bartolomeo

1968 cartolina - rione di San Bartolomeo, panorama - archivio Quei de san bortol

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alcune testimonianze sul quartiere di San Bartolomeo di Trento:
nascita del rione, i masi, la campagna, la Clarina, luoghi di aggregazione,
lo spopolamento del quartiere, i cambiamenti degli ultimi 10 anni …

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registrazione audio: giugno 2009

durata: 1,39 min

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san bartolomeo quartiere di Trento

2000 - quartiere San Bartolomeo, viale dei Tigli, le prime "palafitte" abbattute fanno posto al condominio bianco dell'ITEA - archivio Quei de san bortol

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nascita di un quartiere

Giovedì, Settembre 24th, 2009

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san bartolomeo quartiere

archivio "quei de san bortol" - 1955 - le ruspe preparano il terreno per il cantiere di San Bartolomeo, il nuovo quartiere a sud della città di Trento

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Raccolta di testimonianze sulla nascita del quartiere di San Bartolomeo: il piano Marshall, la costruzione degli case popolari chiamate le “palafitte” e le “americane”, la gente, le famiglie … ricordi d’infanzia.
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registrazione audio: giugno 2009

durata: 1,49 sec

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san bartolomeo nuovo quartiere di Trento

1955 - il nuovo quartiere di San Bartolomeo con "le palafitte" sorte nella campagna a sud di Trento - Archivio Quei de san bortol

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Giù le «Palafitte» – In viale dei Tigli avanzano le ruspe

Martedì, Luglio 21st, 2009

fonte Trentino — 03 novembre 2006   pagina 01   sezione: PRIMA  – link
immagini: archivio “quei de san Bortol”

demolizione palafitte a San Bartolomeo - archivo "quei de san Bortol"

demolizione palafitte a San Bartolomeo - archivo "quei de san Bortol"

TRENTO. Da ieri in viale dei Tigli, nel cuore del vecchio e popolare quartiere di San Bartolomeo, è cominciata la demolizione delle prime delle tredici palazzine di edilizia popolare – «le Palafitte» – che a Trento sud dovranno fare posto al nuovo quartiere progettato dall’architetto catalano Joan Busquets. Il quartiere si è svuotato: quasi tutti sono finiti nelle case Itea di Corso degli alpini e altri nella rotatoria di Madonna Bianca. L’ultima famiglia, marocchina, se n’è andata a giugno. Negli anni del boom ci abitavano 104 famiglie.

le palafitte di San Bartolomeo - archivo "quei de san Bortol"
le palafitte di San Bartolomeo – archivo “quei de san Bortol”

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il quartiere che cambia

Martedì, Luglio 21st, 2009

fonte: Il Trentino – link
03 novembre 2006   pagina 20   sezione: CRONACA

Viale dei Tigli, abbattuta la prima palafitta

2 novembre 2002 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo

2 novembre 2006 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

TRENTO. Dal poggiolo di Ilda Tamanini Curzel la pinza che martella sulla palafitta del civico 15, «avanzando come un bruco», si vede distintamente: ed è un malinconico spettacolo quello che da ieri va in scena in viale dei Tigli, nel cuore del vecchio e popolare quartiere di San Bartolomeo. E’ cominciata la demolizione delle prime delle tredici palazzine di edilizia popolare – «le palafitte» -, che a Trento sud dovranno fare posto al nuovo quartiere progettato dall’architetto catalano Joan Busquets.  La signora Tamanini e la vicina Annarosa Albanini vi entrarono ai tempi della loro inaugurazione, nel remoto 1955: un piano di edilizia popolare tirato su con la legge Fanfani. Qualche anno fa, quando il Comune decise di liberare le case (due appartamenti per i quattro piani), murando ingressi e finestre, alle due donne venne assegnato un appartamento nella palazzina Itea che sorge accanto al bar dei Tigli.  «Beh, un po’ di commozione c’è: è come se ti portassero via un pezzo di te», ammette Lara Robat, 39 anni, la titolare del locale. E’ nata qui, crescendo nelle vicine case dei postali, e tredici anni fa ha rilevato il bar che quarant’anni prima era stato aperto da papà Sergio. «Sono anni che sappiamo che questo giorno sarebbe arrivato prima o poi, ma poi quando succede ti senti comunque impreparata. Il quartiere in questi anni si è svuotato progressivamente: quasi tutti sono finiti nelle case Itea di Corso degli alpini e in quelle nei pressi della rotatoria di Madonna Bianca. Gli affari sono calati sensibilmente, m’è rimasta una clientela di esterni. E’ già tanto che non abbiamo chiuso».  Gli ultimi inquilini, una famiglia di nazionalità marocchina, ha lasciato le palafitte all’inizio dell’estate. Ce n’erano 104 di famiglie negli anni del boom, una Trento povera, che si meritò la nomea di Bronx. L’altra sera, parlando in parrocchia, il sindaco Pacher ha detto che quella fama oggi è immeritata e la gente annuiva. San Bartolomeo ha forgiato una sua identità: l’anno prossimo la parrocchia compirà 50 anni, c’è un circolo Acli molto attivo, e le numerose associazioni sono state trasferite dalle palafitte ad una vecchia casa – «la casa gialla» – all’inizio di viale dei Tigli. Certo, è diventato un quartiere di anziani.

2 novembre 2002 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

2 novembre 2006 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

«Qui ci conosciamo tutti», dice la Robat. Non si fa fatica a crederlo. Però fa abbastanza impressione vedere i sei negozietti impiantati a pianterreno di queste palazzine dall’intonaco scrostato, murate ai piani superiori: un ’immagine scabra che stride con l’opulenza del resto della città.  La pinza meccanica, posta alla fine di un escavatore con un braccio lungo 22 metri, picchia duro sulla casa. L’impresa Zampedri di Viarago (Pergine) ha dato il via alle operazioni alle 8 del mattino. Una giornata infelice per un lavoro del genere: spirava una tramontava fastidiosa e il vento disperdeva la polvere. Per demolire il caseggiato e portare i detriti nella discarica Sativa ci vorranno due settimane. Entro l’anno cadranno altre palafitte, poi occorrerà fare un nuovo appalto per tirare giù le altre nove. «Speriamo che tocchi ancora a noi» ammette l’impresario, Lorenzo Zampedri. Nelle scorse settimane gli operai hanno strappato le parti in legno, liberato gli appartamenti da vecchie lavatrici, reti dei letti, sanitari e trasportato tutto in discarica. Inoltre, per evitare incidenti, sono stati tagliati gli allacciamenti a gas, luce e acqua. «Una vera ed e propria sanificazione degli edifici», spiega l’architetto del Servizio di edilizia pubblica del Comune, Claudio Gardelli. Ed è stato necessario chiedere anche un’autorizzazione ai Beni culturali: una richiesta imposta dalla legge per tutti gli edifici che hanno più di cinquant’anni. Anche se si tratta di vetuste palafitte. «Spero che il sindaco mantenga le promesse e ci trovi un tetto qua vicino: ha garantito che nessuno finirà sulla strada», spiega la Robat. Tra un anno bisognerà pensarci. La palafitta del bar sarà l’ultima ad implodere. «Molti di quelli che se ne sono dovuti andare, vorrebbero tornare qui. In corso degli alpini e a Madonna Bianca, non ci sono negozi e loro che sono anziani si trovano male, rimpiangendo le comodità di viale dei Tigli. Soprattutto vorremmo che il nuovo quartiere non diventasse un dormitorio».

2 novembre 2002 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

le "palafitte" a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

Busquets ha l’incarico di prevedere insediamenti di edilizia a prezzi calmierati. Un quartiere con molto verde, anche se il vicesindaco Alessandro Andreatta ha già spiegato che l’esatta sua configurazione sarà demandata al piano attuativo: «E’ lì tutti potranno portare un contributo».  Alessandro Fonsatti, l’edicolante, il cui punto vendita è situato proprio all’inizio del viale, non è ottimista. «Il sindaco ha fatto delle promesse, ma gli assessori che avevamo incontrato quest’estate erano stati di diverso avviso, affermando che dovevamo andarcene via visto che la fine era nota da tempo. Ora sento che Pacher intende sistemarci nelle case Itea in fondo alla strada, ma sarebbe la nostra morte. I negozi devono rimanere qua, nel cuore del quartiere. Avevamo chiesto che fosse ristrutturata la «casa gialla» e deputata al commercio. Ma ci hanno risposto che non è possibile. Ora la localizzazione riveste una grande importanza per un esercizio commerciale: se sei nel posto sbagliato esci dal mercato». Fonsatti pretende chiarezza dall’amministrazione comunale: «Così uno comincia a programmare il proprio futuro». Entro la fine del mese giungeranno in viale dei Tigli dei funzionari del Comune per concordare con i commercianti le loro destinazioni future: questa l’impegno preso dal sindaco lunedì sera. Dice Fonsatti: «Non vogliamo regali, ma nemmeno finire in malora».

Consulta tutti gli articoli del quotidiano Trentino sulle “palafitte” del quartiere San Bartolomeo a Trento.

il quartiere di San Bartolomeo a Trento

Lunedì, Luglio 20th, 2009

estratto dalla relazione di Luigi Cavalieri al convegno nazionale “Anziani abitare come” – link alla fonte

San Bartolomeo

La storia del quartiere è esemplare delle vicende dell’edilizia residenziale pubblica cittadina.

Realizzato negli anni 1957-1958 per fornire concreta risposta alle necessità dei profughi italiani provenienti dalla Dalmazia e dai territori passati alla giurisdizione jugoslava, esso risente in qualche misura delle stringenti necessità del tempo, ovvero della volontà di realizzare il maggior numero di alloggi al minimo costo.

Su un’area di circa 20.000 mq l’allora IACP costruì 13 fabbricati, per 200 alloggi, a cui si aggiunsero altri 11 fabbricati, dette “case minime”, per altri 117 alloggi, realizzati dal Comune di Brescia.

Un quartiere che, a distanza di 40 anni, ha mostrato tutti i suoi limiti urbanistici: per questa ragione l’Aler aveva anche progettato alla metà degli anni Ottanta un radicale intervento nel quartiere, procedendo pure sugli alloggi di proprietà comunale.

Un intervento qualificante mai realizzato, che prevedeva la sistemazione del verde interno, la creazione di aree differenziate.

Il nuovo progetto per San Bartolomeo prevede, accanto al vecchio quartiere, nuovi edifici, con alloggi le cui metrature sono ideali per giovani coppie ed anziani. E, con nuovi alloggi e spazi verdi, anche la creazione di un Centro sociale, dotato di ambulatorio, bar ritrovo, sala lettura giornali.

Ovvero, la precisa destinazione di parte del parco alloggi alla popolazione anziana, che non viene, però, imbalsamata, ghettizzata in edifici destinati solo a questa porzione della società.

Viceversa, alloggi, a piano terra e, quindi, privi di difficoltà di accesso, che convivono con altre destinazioni: famiglie da decenni residenti qui, giovani coppie, ecc.

Ma, anche e soprattutto, la realizzazione di una struttura aggregante, che consenta, volendo, di non dover lasciare il quartiere per visite ambulatoriali, di usufruire di modalità di incontro sia all’aperto, sia nelle sale del Centro.

Una precisa volontà, questa, dell’Assessorato ai Servizi Sociali della città, che ha voluto fortemente questa realizzazione, che i tecnici dell’Aler hanno reso possibile, anche in termini di superamento delle onnipresenti difficoltà di carattere burocratico-amministrativo.

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