il quartiere che cambia

fonte: Il Trentino – link
03 novembre 2006   pagina 20   sezione: CRONACA

Viale dei Tigli, abbattuta la prima palafitta

2 novembre 2002 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo

2 novembre 2006 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

TRENTO. Dal poggiolo di Ilda Tamanini Curzel la pinza che martella sulla palafitta del civico 15, «avanzando come un bruco», si vede distintamente: ed è un malinconico spettacolo quello che da ieri va in scena in viale dei Tigli, nel cuore del vecchio e popolare quartiere di San Bartolomeo. E’ cominciata la demolizione delle prime delle tredici palazzine di edilizia popolare – «le palafitte» -, che a Trento sud dovranno fare posto al nuovo quartiere progettato dall’architetto catalano Joan Busquets.  La signora Tamanini e la vicina Annarosa Albanini vi entrarono ai tempi della loro inaugurazione, nel remoto 1955: un piano di edilizia popolare tirato su con la legge Fanfani. Qualche anno fa, quando il Comune decise di liberare le case (due appartamenti per i quattro piani), murando ingressi e finestre, alle due donne venne assegnato un appartamento nella palazzina Itea che sorge accanto al bar dei Tigli.  «Beh, un po’ di commozione c’è: è come se ti portassero via un pezzo di te», ammette Lara Robat, 39 anni, la titolare del locale. E’ nata qui, crescendo nelle vicine case dei postali, e tredici anni fa ha rilevato il bar che quarant’anni prima era stato aperto da papà Sergio. «Sono anni che sappiamo che questo giorno sarebbe arrivato prima o poi, ma poi quando succede ti senti comunque impreparata. Il quartiere in questi anni si è svuotato progressivamente: quasi tutti sono finiti nelle case Itea di Corso degli alpini e in quelle nei pressi della rotatoria di Madonna Bianca. Gli affari sono calati sensibilmente, m’è rimasta una clientela di esterni. E’ già tanto che non abbiamo chiuso».  Gli ultimi inquilini, una famiglia di nazionalità marocchina, ha lasciato le palafitte all’inizio dell’estate. Ce n’erano 104 di famiglie negli anni del boom, una Trento povera, che si meritò la nomea di Bronx. L’altra sera, parlando in parrocchia, il sindaco Pacher ha detto che quella fama oggi è immeritata e la gente annuiva. San Bartolomeo ha forgiato una sua identità: l’anno prossimo la parrocchia compirà 50 anni, c’è un circolo Acli molto attivo, e le numerose associazioni sono state trasferite dalle palafitte ad una vecchia casa – «la casa gialla» – all’inizio di viale dei Tigli. Certo, è diventato un quartiere di anziani.

2 novembre 2002 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

2 novembre 2006 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

«Qui ci conosciamo tutti», dice la Robat. Non si fa fatica a crederlo. Però fa abbastanza impressione vedere i sei negozietti impiantati a pianterreno di queste palazzine dall’intonaco scrostato, murate ai piani superiori: un ’immagine scabra che stride con l’opulenza del resto della città.  La pinza meccanica, posta alla fine di un escavatore con un braccio lungo 22 metri, picchia duro sulla casa. L’impresa Zampedri di Viarago (Pergine) ha dato il via alle operazioni alle 8 del mattino. Una giornata infelice per un lavoro del genere: spirava una tramontava fastidiosa e il vento disperdeva la polvere. Per demolire il caseggiato e portare i detriti nella discarica Sativa ci vorranno due settimane. Entro l’anno cadranno altre palafitte, poi occorrerà fare un nuovo appalto per tirare giù le altre nove. «Speriamo che tocchi ancora a noi» ammette l’impresario, Lorenzo Zampedri. Nelle scorse settimane gli operai hanno strappato le parti in legno, liberato gli appartamenti da vecchie lavatrici, reti dei letti, sanitari e trasportato tutto in discarica. Inoltre, per evitare incidenti, sono stati tagliati gli allacciamenti a gas, luce e acqua. «Una vera ed e propria sanificazione degli edifici», spiega l’architetto del Servizio di edilizia pubblica del Comune, Claudio Gardelli. Ed è stato necessario chiedere anche un’autorizzazione ai Beni culturali: una richiesta imposta dalla legge per tutti gli edifici che hanno più di cinquant’anni. Anche se si tratta di vetuste palafitte. «Spero che il sindaco mantenga le promesse e ci trovi un tetto qua vicino: ha garantito che nessuno finirà sulla strada», spiega la Robat. Tra un anno bisognerà pensarci. La palafitta del bar sarà l’ultima ad implodere. «Molti di quelli che se ne sono dovuti andare, vorrebbero tornare qui. In corso degli alpini e a Madonna Bianca, non ci sono negozi e loro che sono anziani si trovano male, rimpiangendo le comodità di viale dei Tigli. Soprattutto vorremmo che il nuovo quartiere non diventasse un dormitorio».

2 novembre 2002 - le prime "palafitte" abbattute a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

le "palafitte" a San Bartolomeo - archivio "quei de san Bortol"

Busquets ha l’incarico di prevedere insediamenti di edilizia a prezzi calmierati. Un quartiere con molto verde, anche se il vicesindaco Alessandro Andreatta ha già spiegato che l’esatta sua configurazione sarà demandata al piano attuativo: «E’ lì tutti potranno portare un contributo».  Alessandro Fonsatti, l’edicolante, il cui punto vendita è situato proprio all’inizio del viale, non è ottimista. «Il sindaco ha fatto delle promesse, ma gli assessori che avevamo incontrato quest’estate erano stati di diverso avviso, affermando che dovevamo andarcene via visto che la fine era nota da tempo. Ora sento che Pacher intende sistemarci nelle case Itea in fondo alla strada, ma sarebbe la nostra morte. I negozi devono rimanere qua, nel cuore del quartiere. Avevamo chiesto che fosse ristrutturata la «casa gialla» e deputata al commercio. Ma ci hanno risposto che non è possibile. Ora la localizzazione riveste una grande importanza per un esercizio commerciale: se sei nel posto sbagliato esci dal mercato». Fonsatti pretende chiarezza dall’amministrazione comunale: «Così uno comincia a programmare il proprio futuro». Entro la fine del mese giungeranno in viale dei Tigli dei funzionari del Comune per concordare con i commercianti le loro destinazioni future: questa l’impegno preso dal sindaco lunedì sera. Dice Fonsatti: «Non vogliamo regali, ma nemmeno finire in malora».

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