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ASPETTANDO IL CARNEVALE

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La pioggia batte incessante sui tetti di San Bartolameo.

Ci aggiriamo per le varie palazzine, finché un delizioso profumo di cena, non ci attira verso una cucina.

Mentre finiscono di mangiare, alcune ragazze ci invitano a sederci tra loro. Due di esse sono Talice e Maria Eduarda.

Brasiliane dello stato di Santa Catarina, ci dicono subito che “Qui è troppo freddo!”

Balneario Camboriu - Fonte: e-negociosnet.com

Vengono, infatti, da due città attigue, Balneario Camboriu e Itajai, che si trovano sul litorale atlantico, dove l’inverno si registrano temperature minime di dodici gradi! Talice ha un aspetto europeo e possiede anche la cittadinanza tedesca, grazie alle origini del padre. Maria ha lineamenti più sudamericani e dei lunghi capelli scuri. Entrambe studiano moda e durante i corsi imparano a ideare un vestito, dal disegno al confezionamento.

A Trento, invece, dove sono arrivate mediante un accordo bilaterale, seguono le lezioni di Beni Culturali, presso la Facoltà di lettere. “Dopo aver visto il bando su internet, abbiamo aderito”, spiega Talice, che aggiunge: “L’abbinamento moda-beni culturali è una scelta del nostro ateneo”.
Per lasciare le calde spiagge brasiliane e raggiungere le fredde montagne trentine, le due ragazze hanno dovuto superare ben tre dure prove.

La prima è stata lo svolgimento di un esame di italiano via internet.

Un edificio in stile tedesco a Balneario - Fonte: iguide.travel

L’esito positivo ha permesso l’ammissione ad un colloquio con la coordinatrice del programma, che le ha intervistate riguardo le loro motivazioni. Infine, l’Università di Trento le ha contattate telefonicamente per appurare quale grado di conoscenza linguistica avessero effettivamente conseguito.

Talice e Maria sostengono che ne sia valsa la pena: “Italiano e storia dell’arte sono, per chi si occupa di moda, un arricchimento culturale importante, quasi un must”.

Già, ma forse l’ideale sarebbe stato andare a Milano.. “E’ vero, io l’ho visitata alcune volte e per il nostro settore sarebbe la meta ideale.

Trento, però, era per noi l’unica città italiana disponibile. Ma siamo felici: ci sembra un posto organizzato e, a parte la nostalgia del mare, ci troviamo bene. In fondo restiamo solo per un periodo”.

Gli esami che devono fare, tutto sommato, sono pochi: per Maria, che si tratterà sei mesi, sono tre. Talice, invece, che passerà l’intero anno accademico a Trento, dovrà superarne sei. “Ammesso che tu riesca a passare l’inverno!”, scherziamo noi. “E’ vero”, sorride e, con un’aria un po’ annoiata, prosegue: “Purtroppo gli argomenti sono tutti teorici!” Maria allora spiega: “Noi siamo abituate a fare altro: realizziamo cartamodelli, tagliamo e cuciamo le stoffe. Seguiamo corsi di fotografia ed impariamo ad allestire le vetrine”.

Il discorso prosegue parlando della vita in Brasile e del paese in generale.

La sabbia bianca di Balneario - Fonte: camboriu.com.br

Le due amiche raccontano entusiaste il carnevale. “Possiamo dividere le feste che si tengono in quel periodo in tre gruppi, in relazione alla geografia del territorio. A nord si tengono quelle più tradizionali, al centro le più seguite dai media (come la nota sfilata dei carri), mentre a sud… le più “tranquille”, un misto delle precedenti!” I sei giorni di festa che accompagnano il carnevale, vengono descritti da Talice come “fantastici”.
Guardando le immagini di quei posti, ci viene voglia di preparare asciugamano e costume per fare un giro in Brasile con Talice e Maria Eduarda.

Purtroppo, invece, dobbiamo aprire l’ombrello e tornare a casa!

Magari ci ripenseremo a carnevale…

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

IL LATTE SACRO

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Dalle vetrate di San Bartolameo, la vista su Trento ed il Monte Bondone è davvero suggestiva.

Un raggio di sole improvviso entra, illuminando l’angolo attrezzato con divani e televisione.

Dall’altro lato della stanza, due ragazzi sono impegnati davanti al pc. Uno di questi è Sajan.

Ventiseienne di origine nepalese, ci racconta che questa non è la sua prima volta a Trento. “L’anno scorso sono stato qui con un programma Erasmus Mundus.

Mi sono ambientato bene e ho deciso di ritornare per frequentare un master per arricchire la mia laurea in ingegneria informatica”.
Sajan non conosce nemmeno una parola d’italiano, ma questo per lui non è un problema. Le lezioni del corso si tengono in inglese, fattore che lo ha incentivato ad iscriversi, poiché parla benissimo questa lingua. Ci spiega che nel suo paese natale, s’impara l’inglese fin dall’asilo. Parte della programmazione televisiva è trasmessa in inglese e quindi i giovani, lo acquisiscono senza difficoltà. Naturalmente esiste anche un idioma locale, il Nepali (नेपाली – Nepālī), utilizzato in tutte le attività pubbliche.
Chiediamo a Sajan di fare un veloce confronto tra la sua vita “precedente” e quella attuale qui a Trento. “Dal punto di vista universitario”, spiega “i corsi sono piuttosto simili per argomentazione, a quelli della mia facoltà, con la differenza che qui sono molto più difficili!” e prosegue: ”Docenti e compagni sono molto disponibili. Mi ha stupito l’eterogeneità delle provenienze: siamo più di cinquanta, praticamente tutti studenti internazionali”. Riguardo la città, che descrive come molto bella, lamenta solo una scarsità di mezzi di trasporto, nel fine settimana. “In Nepal, gli autobus sono molto puntuali ed anche la domenica non si rischia mai di restare a piedi”. Sostiene che qui la gente è amichevole, “Forse troppo”. Lui e l’amica che è seduta al suo fianco, si guardano divertiti. Assieme spiegano che in Nepal, quando due persone si incontrano, non continuano a salutarsi con baci e abbracci o altre effusioni, ma semplicemente si sorridono in maniera molto composta.

L'interno dello Studentato - Fonte: jurka.net

Capiamo ora perché i nostri modi li hanno così colpiti…
Sajan prosegue dicendoci che a pranzo hanno sempre qualche problema: la religione induista, non consente loro di mangiare carne di bovino, ritenuto un animale sacro. La voglia di assaggiare sempre un piatto nuovo, costringe però, i due ragazzi a chiedere di continuo informazioni sul tipo di carne utilizzato. Scopriamo che, al contrario, il latte è ritenuto come una sorta di “liquido sacro” ed

una “fonte di vita”, quindi è molto consumato. Prima di salutarci, lo studente ci racconta qualcosa sui suoi prossimi progetti. Sajan si tratterrà a Trento per due anni. In futuro, forse, raggiungerà la sua famiglia in America, dove i suoi genitori vivono con uno dei suoi due fratelli. A noi non resta che ringraziarlo ed augurargli buona fortuna!

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

MENO MALE CHE C'E' SKYPE

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Poco dopo aver parlato con Olga, incontriamo Chen Shu, una ragazza cinese ventiseienne, che è qui grazie ad un programma Erasmus Mundus.

Le chiediamo subito “Come mai Trento?” e lei, prontamente risponde: “Ho scelto un master, non un posto!” Chen, infatti, studia Comparative Local Development: lezioni in inglese ad alta frequenza di studenti stranieri. Scrutandoci da sotto gli occhiali, ci fa capire che lo standard è più basso di quello che si aspettava e precisa che l’università di Pechino, dove ha studiato marketing, è classificata tra le cinque migliori di tutta la Cina.

Studentato Universtario di Trento - fotografia di Mr.Pitone

Tentiamo allora di capire se, almeno per la qualità della vita, Trento ha qualche chance. “Certamente: è una città molto bella, piccola e tranquilla. Completamente diversa da Pechino e Mexico City, dove ho vissuto per due anni”. Siamo d’accordo: una città di circa cento mila abitanti non è di certo la stessa cosa di due che ne hanno rispettivamente dieci e nove milioni ciascuna! “Oltretutto, io sono arrivata in estate e qui c’erano poche persone in giro. Ero un po’ spaesata!”.
Chen Shu si dichiara una cinese “non tradizionale”: non frequenta i connazionali e non ha intenzione di parlare la sua lingua! Durante i due anni in Messico è rientrata nella madrepatria solo per motivi di visto. Chissà se, dopo un così lungo distacco, avrà un po’ di nostalgia dei familiari.. “Beh, sento frequentemente la mia famiglia via skype!”
Voltiamo pagina e ci facciamo raccontare qualcosa della Cina.

Il discorso, però, rimane ancora “in famiglia”, parlando della politica demografica. Chen, che figlia unica non è, ci spiega che negli ultimi anni, le cose stanno cambiando. “Anche da noi la popolazione sta invecchiando ed i pochi giovani, sono spesso in giro per il mondo”, racconta. Almeno il 20% delle famiglie ha più di un figlio ed il fenomeno, per le ragioni appena esposte, è più tollerato di un tempo.

Ritorniamo a Trento. Tra tutte le strutture universitarie, apprezza molto il Welcome Office, di cui giudica il personale come “Molto competente”. Chen è contenta anche della collocazione vicina al centro storico dell’università. Peccato però, che il suo alloggio sia abbastanza distante! Allo studentato si trova bene e, soprattutto, le piace molto il piano dove vive. In compenso è stufa della pastasciutta: “Troppa!!” sostiene.

Tra le note negative, annovera il costo della vita un po’ elevato ed il fatto di non aver ancora conosciuto nemmeno un trentino.

“La gente di qui mi sembra un po’ chiusa”, dice.

Noi le porgiamo la mano per dimostrarle che, a volte, le apparenze ingannano.

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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INTERNATIONAL "THING"

Nel nostro Studentato, facciamo un altro incontro interessante, conoscendo Ting una ragazza di Taiwan, la quale, per prepararci al suo racconto, ci offre subito un caffé.

Quando inizia a parlare, capiamo che la sua storia è piuttosto singolare.

La sua formazione universitaria è un misto tra informatica e psicologia ed ora, attraverso un contratto di visiting professor, si occupa di capire come la gente utilizza le tecnologie.

Originaria di Taipei, dove ha iniziato i suoi studi, si è trasferita tre anni in USA, prima in Kansas, frequentando un master, poi a San Francisco per un tirocinio, infine a New York per analoghi motivi. Di quest’ultima città ricorda soprattutto il sovraffollamento che la metteva un po’ a disagio.

Lasciati gli Stati Uniti, si è spostata in Olanda per conseguire un dottorato professionale ad Eindhoven, storica sede della Philips.

Poiché l’Europa le sembrava un buon posto per vivere, ha accettato di passare un periodo come ricercatrice in Finlandia. “E’ il posto più a nord

dove sia mai stata”, spiega “che freddo, però!” Terminata quell’esperienza, ne ha iniziata un’altra in Inghilterra, durante la quale ha conosciuto una professoressa che, in seguito, l’ha invitata a Trento, per un secondo dottorato professionale.  L’Italia per Ting non è nuova: negli ultimi due anni ci è già stata sei volte! “Ma solo in vacanza”, aggiunge. “Quest’estate sono passata a trovare un’amica di Fano.

Mi sono divertita: ho trovato un clima familiare, accogliente ed allegro”.

La ragazza racconta che la vita a Taipei è simile a quella del sud Italia. Le famiglie sono molto unite e viene dedicato diverso tempo alla preparazione dei pasti. “Qui a Trento, dove risiedo per la terza settimana, la gente mi sembra più educata, ordinata e pulita.

Se dovessi fare un veloce confronto tra USA, Italia e Finalndia, direi che nel primo stato la vita è molto stressante; da voi si sta bene, ma non tutto funziona a dovere e nell’ultimo paese sono talmente efficienti che possono permettersi di lavorare meno che negli altri!”

Secondo Ting la gente europea si dirige con maggiore frequenza, verso mete esterne al proprio continente, rispetto agli americani. In Asia, invece, c’è un grande divario tra chi vive in paesi avanzati e non. Chi risiede nei primi, viaggia molto più di europei e statunitensi, mentre per gli altri le possibilità sono notevolmente ridotte.

In fine, raffronta rapidamente Usa ed Regno Unito che descrive come “now” e “later”.

Questo per evidenziare il progressismo dei primi e il tradizionalismo dei secondi.

Ting ci spiega che il suo contratto dura solo cinque mesi. “Entro la fine di novembre lascerò Trento per concludere il mio percorso in Inghilterra”. Chissà se mentre pubblichiamo la sua storia starà sorvolando la Manica, oppure se sarà già alle prese con un Christmas Pudding.

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

QUANDO PRAGA CHIAMA

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Attendiamo, seduti al tavolo di uno spazio comune che Francesca, una ragazza appena conosciuta, ritorni con una persona da intervistare.
“Ve la trovo io!” ha dichiarato entusiasta, non appena ci siamo presentati.

E, dopo pochi minuti, eccola entrare assieme alla candidata.
Olga viene da Tomsk, una cittadina della Russia Centrale: in lei, infatti, si possono individuare alcuni tratti somatici tipicamente euro-asiatici. Capelli lisci, raccolti in una lunga coda, occhi leggermente a mandorla. Ci sorride e, in inglese, inizia a raccontarci il percorso che l’ha portata fino a Trento.
A soli 23 anni, Olga ha già studiato in Repubblica Ceca e in Germania.
Nel primo paese ha trascorso un periodo

di sei mesi, con il programma Erasmus.

Dopo la laurea triennale in informatica, ha deciso di iniziare un master in Germania che sta ultimando nella nostra città.
Una differenza che ha subito notato, rispetto all’ateneo tedesco, è il rapporto più diretto con i professori che, “addirittura”, si ricordano di lei, quando va a ricevimento.

“Ogni tanto mi dicono di andare nel loro ufficio ad una data ora e, invece, non si presentano!” racconta Olga, “ma queste “distrazioni” sono comuni anche tra i professori germanici e russi”,

Un'abitazione presso Tomsk - Fonte: www.visart.biz

prosegue.

Le chiediamo come si trova da noi: problemi di acclimatamento, come gli studenti sudamericani o africani, non dovrebbe averne..!
Ci dice che ama molto le montagne ed in particolare la pratica dello snow board: quindi il

Trentino fa al caso suo! “L’unico

inconveniente della morfologia di questo territorio”, ci dice, “è che andare a fare un giro in bici, diventa molto faticoso!” Cerchiamo di convincerla che sono proprio le salite a dare più soddisfazione, ma lei non sembra dello stesso parere…

Nonostante qui si trovi molto bene ed apprezzi le strutture universitarie, Olga afferma che Trento le sta stretta ed ha già programmato di fare il dottorato in Repubblica Ceca, dove l’attende il suo ragazzo. “Inizialmente avrei preferito andare in Inghilterra”, spiega, “ma poi ho scelto Praga, perché ho trovato opportunità di studio interessanti ed ho già sperimentato la validità di quell’ateneo”. E, aggiunge: “Purtroppo là, il cibo non è dei migliori. Credo che in mensa sia poco naturale”. Ma.. per amore, questo ed altro!

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi
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PIONIERI DI FISICA… (parte 2)

Esistevan dei giochi con cui si aveva un appuntamento con scadenze dettate dalla natura. In primavera ai primi caldi e quando la natura si risveglia era il momento giusto per costruirsi una ”Fionda”, gioco affascinante nella ricerca del pezzo di ramo con cui costruirla. Alle spalle di San Bartolomeo c’era un bosco che, credo, sia stato del cosiddetto “Rossi bacan” (contadino), che più di una volta aveva rincorso gli intrusi nel bosco, ma da quando aveva smesso d’imbracciare la doppia caricata a sale col cacchio che beccava qualcuno.

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Il bosco sulla carta, di diritto, era suo ma di fatto erano i bambini i veri proprietari e sherpa del posto. L’abbandono a cui era lasciato e lo scorrazzare dei bimbi avevano dato forma ad un groviglio di passaggi, cunicoli fra i rami, era un fiorir di capanne, a terra ma pure sugli alberi, anche a tre metri d’altezza. La distruzione di una capanna altrui, t’iscriveva d’ufficio nella lista dei ricercati “dead or alive”, e la ricerca si protraeva fino al ritrovamento del colpevole. La cosa veniva regolata come nel Far West, un duello con spettatori (e così si affinava la tecnica del combattimento corpo a corpo), altro che palestra e doping , ginnastica su e giù per il bosco e la forza dei leoni giovani!

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Ritornando alla fionda: la scelta del ramo occupava anche un pomeriggio, si giudicavano i rami da usare secondo regole tramandate dai più grandi ed aggiungendo la propria esperienza. Dopo aver reciso il pezzo di ramo te lo portavi a casa, il lavoro era lungo… ed era sempre meglio non farsi trovar dal proprietario del bosco con i rami spezzati in mano, avresti dovuto abbandonar l’artiglieria e correre a perdifiato!
Cominciava il lavoro del “spiazarol”: trasformar quell’incrocio a V dei rami in quella che doveva esser la ”tua fionda“.

La preparazione durava dalle ore a qualche giorno, i più bravi ne abbellivano l’impugnatura con intarsi, si bagnava il legno per poi farlo asciugare (una specie di stagionatura del legno accellerata). La si costruiva bloccando, con una miriade di elastici piccoli, l’elastico principale, che trapassava un rombo di pelle, che serviva da postazione di lancio del sasso. La FIONDA veniva portata infilata in una delle tasche posteriori dei pantaloni come fosse la tua Colt 45 da quel momento … “attenzione il ragazzo gira armato”.

Dopotutto a San Bartolomeo prima conoscevi le armi poi “cadevi dal pero” dicendo “Aaaaaaah… ci vuole il porto d’armi !?! Ma San Bartolomeo era a porto d’armi libero e le ”fionde” dei spiazaroi erano le armi meno pericolose!

Viva “I Spiazaroi de san Bortol” !!!
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(anonimaspiazarolade)

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continua, parte 1

LA MAMMA DEL MICIO DECISE DI ABBELLIRE I GIARDINI…

..figuriamoci se nelle aiuole che circondavano le palafitte cresceva l’erba…. eravamo dei piccoli Attila…. erba non ne poteva crescere…. o che si giocava a calcio…. e sulla strada, tanto macchine non ne passavano, e tra le aiuole… o si giocava a biglie…. scavando tortuosi fossetti e buche ovunque… o che si nascondevano i tesori….ed i buchi divenivan voragini…. ah ah ah… ma un giorno la mamma del Micio decise che era ora di far crescere l’erba…. ed eccola borsa di plastica in mano e coltello…. dirigersi verso la zona in fondo al rione…. verso viale Verona. Ogni mezzora la si vedeva tornare con il suo bottino pesante…. zoppe… andava a cercar zoppe…. le cavava con il coltello… alle altre aiuole più fortunate…. e poi giunta alla sua le riappoggiava a terra, nella speranza che l’erbaccia attecchisse…. ovvio che ci proponemmo subito volontari ! …tutti ?…. tutti tutti !!!!….. ah ah ah…. immaginateli tu, un centinai di bamboccetti scalmanati, armati di qualche bastoncino a cavar zolle di terra per il rione…. ah ah ah …. in meno di mezza giornata, Attila poteva sparire dalla vergogna al nostro cospetto…. nulla poteva più crescere da dove eravamo passati… per mesi ormai…. ma la casa della mamma del Micio, adornata di zolle, era fantastica!!…. Oddio, a guardarla bene, un pò di mal di mare ti veniva…. ah ah ah…. le gobbe del prato, davano alla prospettiva un che di onda marina impazzita…..

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san bartolomeo quartiere

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Nacque così, la voglia di giardinaggio nel rione. Andammo avanti per qualche settimana a rubarci le zoppe a vicenda, palafitta contro palafitta…. di notte, appena le mamme erano andate a dormire….. ma compreso che non c’era modo di venirne a capo, decidemmo di giocarci…. e le zoppe divennero armi micidiali, da lanciarle addosso al nemico di turno, che osava sfidarti…… la mattina, terra, zoppe, ovunque…. un macello….. ah ah ah ah….. e la mamma del Micio si arrese….

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( Roberta )

IL CILIEGIO MAGICO E LE FORMICHE ROSSE

Sembra quasi un titolo di una favola per bambini …  sembra quasi una leggenda tanto folle può esserne il ricordo … a San Bartolomeo negli anni Settanta questo ed altro.

L’albero era un normalissimo albero di ciliegie … e noi dei normalissimi marmocchietti. Dove stà la magia? vi chiederete … ora ve la racconto.

L’albero di ciliegie non era nel rione, ma in una campagna privata sovrastante il quartiere. Il terreno su cui cresceva l’albero era dislocato ben più in alto dello spiazzo al quale noi bimbetti avevamo accesso. Albero era alto alto … i bimbetti piccoli piccoli, come le formiche appunto. Perchè rosse? perchè eravamo tremendi … ah ah ah ah … non ci fermava nessuno … figuriamoci doverci arrampicare sul muricciolo e sulla rete a protezione che delimitiva la campagna, scavalcatola si doveva guadare una piccola roggia, che per l’età che avevamo, tanto piccola non sembrava: essendo limacciosa, piena di alghe e tonda nel fondo era oltremodo pericolosa non solo per bagnarsi ma anche per slogarsi qualsiasi giuntura. Guadata la roggia ed arrivati nelle campagne sovrastanti eravamo in vista dell’albero da “violare”. Arrampicarsi, con i pantaloncini corti, pieni di alghe e bagnati, non era un’impresa facile. Ma giunti alla meta, sopra i possenti rami, tra le ciliegie, sembrava di essere in paradiso.

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Ma come in tutti i videogiochi moderni, anche allora c’era da completare lo schema in un tempo ben stabilito, altrimenti time-out … ah ah ah ah … il nostro “timer” era il contatino proprietario della campagna, “el bacam”!! … lui, il terribile, sapeva … intuiva … ed aveva il fucile caricato a sale sempre pronto.

Tutto aveva una gerarchia, come nel regno animale … i più grandi e temerari scavalcavano, guadavano, e spaccavano via rami giganteschi, ma così giganteschi che al finire di ogni estate non ne restava che il tronco di quel povero ciliegio … e poi una volta che il ramo cadeva i più svelti sotto e viaaaa a prendere il gigantesco ramo e trascinarlo velocemente fuori dalla portata del fucile … e dietro i più piccoli a raccattare ciliegie che rotolando si staccavano dai rami offesi….. non rimaneva foglia a terra, né traccia alcuna Il contadino alla finestra, che continuando a urlare, inseguiva con lo sguardo gli ultimi eroi che scendevan dall’albero … che mal di pancia le scorpacciate di ciliegie …ah ah ah ah… e l’albero magico ad ogni inizio estate ricresceva più grande di prima.

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Roberta C.

UN SORRISO TROPICALE. Luz Elena e il suo percorso per imparare a cantare.

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Un martedì sera, su consiglio di alcuni convittori, ci rechiamo in un’ala della struttura che ci dicono, sia abitata da diversi stranieri.

Dopo alcuni tentavi con esito negativo, suoniamo il campanello di una stanza in fondo al corridoio. La porta si apre e si affaccia Luz Elena, una ragazza colombiana che accetta volentieri di farsi intervistare.

Proviene da Pereira, città che fa parte del piccolo dipartimento di Risaralda, dove ha conseguito una laurea quinquennale in musica presso l’Università Tecnologica.

Vita allo studentato San Bartolameo. - Fonte: jurka.net

“Studiare canto in Colombia”, racconta, “è una scelta impegnativa. Gli investimenti in quest’ambito sono pochi e non esiste una vera e propria cultura canora”. “Infatti”, prosegue la studentessa, “molti dei migliori cantanti d’opera colombiani, hanno studiato all’estero, in Italia e Spagna, ad esempio”. Luz Elena è stata indirizzata verso Trento da un suo professore che le ha prospettato l’idea di studiare lirica presso il conservatorio.

Dopo aver inviato alcune sue registrazioni, è stata chiamata a sostenere l’esame di ammissione (in italiano) per accedere ai corsi. In agosto 2010 è arrivata a Trento e, soltanto un mese dopo, ha superato il test. Attraverso questo percorso di formazione (tre anni più due di specializzazione), intende avvicinarsi sempre più al canto lirico, che vorrebbe esercitare professionalmente.
Luz ci spiega che in Colombia, chi ha una laurea in musica, può aspettarsi nel migliore dei casi, un futuro da insegnante. Lei, invece, è disposta a rimanere in Italia stabilmente (nonostante il “freddo”, che non ama!) o a spostarsi in Spagna, pur di inseguire il suo sogno.

Pererira - Fonte: http://colombiablogchge.skyrock.com/33.html

Non vuole, però, allontanarsi dalle persone a lei care e sta già pensando, al momento oppotuno, di far volare a Trento la mamma e la sorella, rimaste oltre oceano. Nel frattempo, Luz Elena si accontenta della compagnia di un’amica e del suo ragazzo, che ha seguito il suo stesso percorso formativo, emigrando dalla popolosa Pereira, allo Studentato di San Bartolameo!
Le impressioni di Luz Elena, che è in Europa per la prima volta, sono molto positive. Soprattutto, ha riscontrato degli effetti benefici sulla digestione: “Qui si mangia meglio!

Bandeja Paisa. - Fonte: google.it

Il cibo è più leggero”. Scopriamo, dalla sua descrizione, che uno dei piatti tipici colombiani, la Bandeja Paisa, è un vero mattone per lo stomaco!

L’immagine a fianco dovrebbe essere abbastanza esplicativa.. si tratta, infatti, di un abbinamento di fagioli, riso, uova, macinato cotto di bovino, avocado e chorizo, un insaccato speziato alla paprika. Luz Elena ci assicura che, nel complesso, il piatto non è piccante, ma è sufficiente per l’intera giornata! (Forse per due..?!) Apprezza, inoltre, il caffè italiano. “Non ero abituata ad un gusto così forte, però mi piace!”

Oltre a differenze culinarie, Luz si è accorta subito di qualcos’altro. Un aspetto che l’ha messa un po’ in difficoltà è stato il cambio sfavorevole pesos colombiano-euro. Dieci euro valgono poco meno di trentamila pesos importo con cui, a Pereira, si possono acquistare due maglie. “Con trenta milioni di pesos (circa diecimila euro), da me si può comperare una casa!”, spiega ed aggiunge: “Qui il costo della vita è molto caro, rispetto a quello che ho lasciato”.
Con un cenno ci fa capire che non tutto è facile, ma poi quando le chiediamo i pro e i contro della vita a Pereira, ci risponde: “Il clima è tropicale e non c’è il freddo di Trento.

La gente è buona e disponibile, ma la criminalità diffusa non consente di uscire la sera in tranquillità come qui. Insomma, come da tutte le parti ci sono aspetti positivi e negativi, però se in futuro ne avrete la possibilità, visitate la mia città: ne vale la pena!” E noi, cosa potremmo rispondere se non: “Va bene!?”

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progetto Gli studenti stranieri di San Bartolameo a Trento – interviste raccolte da Veronica Degasperi

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SPIAZAROI e MOTORI

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Con il sopraggiungere della primavera, arrivava la stagione delle biciclette per i più piccoli… e dei motorini… per i più “spizaroi”.
All’epoca dei fatti che vi sto raccontando io ero ancora nella fase delle bici. Ma persone come “il Rigel” e altri smanettavano già tra caballero 50cc. Beta50 , e Simonini motore sachs … ( un mostro).
C’erano dai vecchi modelli di carburatori da 19 con filtro a tromba, ai 28 e 35 da paura! Logico: i collettori tutti fresati , i getti del carburatore sostituiti , anche i cilindri si fresavano … lavori degni di un’alta scuola. Impennare e stare in equilibrio come “Pino dei palazzi” davanti alla pula , era il Bonus massimo. Per ora io ricordo l’episodio più simpatico di quelli che ho visto … ma sarebbe il “Rigel” che dovrebbe raccontare delle scorribande in motorino da cross, ne sa più di me! Io ricordo un episodio in particolare e solo uno dei protagonisti, che era anche “ospite” molto discusso. Era del quartiere di Madonna Bianca e si chiamava Enrico, ma avendo una spiccata passione delle spiazarolade con quella del motorino, in san Bartolomeo, trovava amici e seguaci…
Truccava il motore in modo templare… aveva un cavallo sotto, ed essendo molto grande lo maneggiava con disinvoltura. Quella volta ne aveva uno colore “verde schifo scuro” un pò lucido o metallizzato…
I vigigli abbandonate le vecchie FIAT 124/5 e prima delle FIAT Ritmo , erano stati forniti delle FIAT 500 con quel colore dissenteria tra giallo scuro e verde giallo avariato…
Devo dire che prima si doveva correre per scappare dalle pattuglie … ora era solo una scorribanda veloce tra le vie Tigli e Robinie, nella zona più bene (via Olmi) non erano cosi pesanti i contrasti, con le forze dell’ordine. I vigili erano ripiegati come origami da aprire, nelle piccole Fiat 500 (nessuno le comprava più e lo stato aveva sistemato i fondi di magazzino della FIAT) la grande Italia assomigliava a una certa San Bartolomeo.

Quel giorno fu Enrico a dar spettacolo e i vigili a far da spalla. Corsero per le vie per i soliti 10/15 minuti e stavolta fu Enrico che riusci a doppiare la piccola pattuglia e quando si trovò a fianco della FIAT 500 impennò con la sigaretta in bocca e i soliti zoccoli ai piedi seminando i vigili come se fossero tartaruge, gridando : “Ciao , vago a Magnar”, e via…..

Non riesco a capire questi inseguimenti a tutto gas per le vie di un rione popolare, pieno di bimbi e famiglie, che metteva solo a rischio i residenti, bastava andassero a casa di Enrico e lo aspettassero… oggi ci sarebbe il cellulare e basterebbe convocarlo, invece i Vigili sapevano nomi cognomi, e residenze di tutti! in quegl’anni si entrava nell’anonimato solo per la guerra terroristica.

Ora molti di quei vigili staranno chiudendo la carriera o sono in pensione … e mi chiedo : “potrebbero chiedere un’indennizzo per lo stress subito in quelle pazze corse!? per poi essere lasciati indietro da uno dei tanti “spiazaroi”….e quindi stress accumulato… ma chi pagherebbe San Bortol???… non fatemi ridere ! Ciaooooo

(anonimaspiazarolade)

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Quando ” EL RIGEL” ARRIVAVA  spettacolo gratis per tutti e tutti facevano il tifo per Roberto …

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