_
5 Lire, 3 palline al tabacchino: erano come il primo dollaro d’oro di Paperone, l’inizio di un impero! Si giocava a “busa“, consisteva nel fare una piccola buca, in quella terra fertile che era San Bartolomeo, forse meglio dir del conte “Zizo” e del “Rossi bacan” (contadino). Bisognava riuscire a metter la propria biglia in buca e così ci si guadagnava il diritto di tirare e centrare la biglia dell’avversario che in caso di successo diveniva tua! Poi c’era il più semplice “scoceta“, un giocare a “darsela” con un tentativo ciascuno di centrare l’avversario, il premio anche qui la biglia. Poi il famosissimo “triangolo“, ma ne parlo dopo le biglie.

Le biglie che si usavano le conosciamo tutti e sono ancora sul mercato. Non so se è la Play-station, o i metodi anticoncezionali oppure la crisi della Famiglia data dalla difficoltà economica, ma io non ho mai più visto gruppi di 20 o più bambini divisi in gruppetti a giocare allo stesso gioco in autonomia.
Le biglie che usavamo erano di vario tipo e materiale: le biglie comunissime di vetro, poi quelle di vetro con ghirigori di colori che spesso era il motivo per nominarle “Fortunelle”, quelle che si diceva fossero d’osso, ma erano solo vetro bianco ma pensare d’osso era intrigante, e c’era il temutissimo “Balotòn”: una biglia d’acciaio (quelle per i “cuscinetti”) da un pollice e mezzo, credo. Di solito si scendeva in cortile (… “di solito” se ne capirà il motivo poi, verso la fine di questo racconto) e si chiedeva di giocare, così alla prossima partita entravi nel gioco. C’era un triangolo disegnato nel terreno ed all’interno si depositava la posta in palline, ci si accordava sul numero da puntare … ed ecco il gioco d’azzardo! Giocato per strada con la moneta e valuta che era disponibile a noi: le biglie! Poi si tirava la propria biglia verso una riga anch’essa disegnata nel terreno, chi s’avvicinava più alla riga aveva diritto ad iniziare e così fino a che il più lontano dalla riga comincia anche lui per ultimo. Vincevi tutte le palline che riuscivi a far uscire dal triangolo, quando sbagliavi il tiro passava al giocatore successivo. C’erano anche i “bastardi”del Balotòn (lo dico ironicamente, mi raccomando!). Non so se, come si dice per i cani, che tra cani e padroni ci si assomiglia, ma forse anche tra giocattolo e giocatore era così: uno di quelli “dal Balotòn” penso sia stato anche il Visintainer grande! (eh,eh,eh Ridi però Mauro! le ultime volte eri un bel “tomo”… non ciccio). Logico che in questo incrocio di contatti anche le varie “classi”o “tipi” sociali si incontravano e si scontravano! A me personalmente capitò con il giovane Cortelleti. Quello che dirò però è solo la mia campana, dirò come e cosa io ho vissuto.

Quel giorno scesi e davanti al “trenta” di via Robinie c’era un gruppetto in procinto di giocare a triangolo, chiedo di giocare … il che mi venne seccamente negato dal Cortelletti, io mi avvicino semplicemente … e sferro un pugno direttamente allo zigomo del malcapitato, il Cortelletti si blocca e si avvicina al suo portone, non ricordo se schiamazzando o piangendo … certo ero stato troppo impulsivo per una cosa così … intervento decisamente troppo aggressivo … dopo poco sopraggiunge il Sandro B. e credo che mi abbia richiamato e poi si affaccia pure il fratello Lino B. al poggiolo del secondo piano, anche lui aveva qualcosa da dire, pur non essendo stato presente. Qualcuno … la verità?? Più d’uno in cortile mi disse: “bravo, fatto bene!”, mentre mi avviavo al patibolo, emotivamente era così: era meglio arrivassi prima io a casa della notizia! È ovvio che il Cortelletti ha pagato un senso d’esclusione che già vivevo in famiglia … ma non ci voleva molto per immaginare cosa sentiva dire di noi “spiazaroi” a casa sua! Lo sguardo di sbieco che ti davano il fratello ed i genitori era ” eloquente”, della sorella non interessava niente a nessuno. Ci stavamo muovendo nel mondo che si reputava di qualche classe più “superiore “, anche questo era San Bartolomeo, siamo in presenza di una casa di San Bartolomeo, ovviamente, con portone di ferro e chiusura elettrica. (v. nota quando l’Ikea non c’era).
Io avevo dato il pugno e non lo negavo, mio padre Ha pagato per me Lire 18.000 di pronto soccorso, per il Cortelletti. Personalmente ho pagato: una denuncia con due testimonianze ma non è stata la cosa piàù importante, ho pagato con una caterva di battipanate sul poggiolo di casa, che tutti vedessero. Le ho prese sul poggiolo sotto l’occhio e l’orecchio del rione. Se fiatavo ne arriva un’altra, poi un’altra, e poi ancora, ancora e ancora! Il rione… in silenzio.
Mi chiedo: “Al giorno d’oggi mia madre quanti anni di galera si sarebbe presa??? (…siete in molti coinvolti… in molti.)
Dunque : Gli eroi si piegano ma non si spezzano. Alcuni giorni dopo mi chiama la poliziotta a Capo della squadra femminile e mi chiede il racconto… poi estrae dal cassetto le testimonianze di Sandro B. e Lino B.
Secondo loro erano presenti ancora prima dell’inizio della lite, io dissento e lei mi ascolta e ricontrolla quello che io ho detto nel verbale stilato, poi legge le due testimonianze d’accusa… e mi sorride e dice: “Ok! Senti comunque lo capisci che è grave?? Ne sei pentito??”. Io oramai l’avevo presa in simpatia, era così dolce e comprensiva, anche se aveva la fermezza e l’autorevolezza necessaria alla situazione (autorevolezza ho detto, non autorità; lei aveva capito che a San Bartolomeo nemmeno i “spiazaroi” smargeloni avevano paura di loro, e mi confessò il rischio che forse ci saremo conosciuti meglio più avanti). Le ricordo che io non ho mai negato la mia colpevolezza, ma con quelle due infamate, dissi : “No non ne sono pentito e lo rifarei se mi trattano così. Ci ha provato più volte ma niente! Niente da fare, davanti a quell’infamità superflua (ero reo confesso) NON MI PENTO!
LEI SI RIVOLGE A MIA MADRE E DICE : “GUARDI sIGNORA , LE TESTIMONIANZE IN EFFETTI DISCORDANO , NON CON IL RAGAZZO QUI … ma fra di loro gli ACCUSATORI, LA LORO È UNA CAMPANA STONATA, in tribunale non accetteranno mai la causa, danno confessato e risarcito!”. Poi si rivolse a me con comprensione ed un monito: “Purtroppo mi sa che ci rivedremo, fai il bravo intanto!”. Tanto sante, le sue parole, quanto profetiche.
(anonimaspiazarolade)
_

Ivanhoe