immagini Archive

facebook : san bortol

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installazione fotografica web-project
a cura di TrentoASA
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Via dei Tigli, quartiere di San Bartolomeo
Trento
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L’installazione propone fotografie e testi tratti dal social network Facebook, in particolare dal gruppo San Bartolomeo, ricordi innocenti non solo reati.

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Facebook: San Bortol

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Le immagini e i testi sono stati pubblicati sulla facciata di una delle “palafitte”, edifici prossimi alla demolizione per far spazio ad un nuovo quartiere residenziale di Trento.
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L’associazione TrentoASA ringrazia tutte le persone che hanno collaborato all’iniziativa.
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archivio fotografico del progetto
facebook : san bortol

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Facebook: San Bortol
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Sulle mura esterne dell’edificio di via Olmi 4 nel quartiere San Bartolomeo (l’edificio sarà abbattuto nel 2011 per far posto alla nuovo progetto urbanistico previsto per il quartiere) sono state applicate 20 ritratti fotografici e 20 testi raccolti sul social network Facebook e aventi come soggetto fotografie dei profili e testi scritti riferiti agli ex-abitanti del quartiere.

Durante il mese di Novembre sono stati contattati alcuni utenti Facebook che avevano aderito al gruppo dedicato al quartiere e che risultavano ex-abitanti di via degli Olmi e via Tigli. Le persone contattate sono state invitate a scrivere un testo di memorie dedicate al quartiere e hanno rilasciato l’autorizzazione alla stampa e pubblicazione della propria immagine di profilo visibile su Facebook per essere utilizzata nell’installazione.

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leggi i testi pubblicati, scarica il documento (*.pdf)

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the Tubbs live @ palafitte

immagini del concerto

live @ palafitte

di martedì 21 settembre 2010

presso il Quartiere San Bartolomeo, Viale dei Tigli – Trento

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fotografie di Stefania Endrici

tutti i diritti riservati

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fotografie di Stefania Endrici

tutti i diritti riservati

PIONIERI DE FISICA TRA BALOTI E POZZANGHERE DE SAN BORTOL … ALTRO CHE PLAY-STATION (part 1)

spiazaroi a San Bartolomeo

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San Bartolomeo è nata senza asfalto … ma che dico? San bartolomeo é nata senza macchine! Sono venuti, hanno eretto le case a scaglioni di tempo. Dopo l’erezione delle case le strade erano rimaste per anni in terra battuta anche dopo la comparsa delle automobili.

San Bortol era sempre l’ultima… la vicina Bolghera era trattata con i guanti bianchi, L’OPPOSTO ERA PER SAN BORTOLAMEO. Le strade erano di ghiaone battuto e con l’apparizione delle prime macchine si formava un polverone da far-west in estate e una palude quando pioveva. Allora i giochi elettrici che io conoscevo erano “il trenino LIMA” e i primi Robot a pile. Quindi i giochi s’inventavano … Dopo le grandi piogge primaverili che davano vita a gli alberi (che sarebbero diventati case per i maggiolini) rimanevano pozzangherine, pozzanghere e pozzangherone! In quelle più grandi, che nessuno attraversava pena il grido della mamma “A CASA!”, si incastonava un gioco che s’ispirava alla legge fisica “OGNI AZIONE PRODUCE UNA REAZIONE”, al momento non ricordo se l’ideatore è la stessa persona della “relatività del tempo”… (ih,ih,ih, non ho studiato). Se lanciavi un sasso grosso e tondo, possibilmente al centro della pozzanghera, provocavi un’onda che andava e tornava, dal centro a riva e ritorno. Un effetto ottico che agli occhi di un bimbo era favoloso.
Qualche inconveniente succedeva…
Una volta facendo questo gioco con L. Emma di via Robinie 26, il sasso mi scivolò dalle mani e lo colpì in piena fronte, sangue a dirotto!
Devo ringraziar L. EMMA che disse la verità, che era solo un’incidente … altrimenti ne prendevo una montagna di battipanate ! Grazie L. EMMA (corelo ancora en moto???)
(anonimaspiazarolade)

" MAMME A TURNO " … le migliori !!!

Lidia con suo nipote Daniel

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La mia ultima “mamma di San Bartolomeo” se ne è volata in cielo pure lei.

A San Bartolomeo c’erano signore che ti facevano da “mamma in Prestito”, forse perchè con i figli degli altri è più facile far il genitore con amore responsabile o forse perchè molte di loro cercavano di alleviare la tua vita, in quei momenti che si rapportavano a te. Lidia mi ha istruito alla matematica finanziaria, a fare “Poti- Poti” sul generoso seno della figlia: era un gioco che mi era venuto spontaneo, in braccio a Renata e sul pianerottolo delle scale ho mostrato a Lidia cosa credevo servisse il seno delle donne (che trovavo realmente differente dagli uomini), un seno cosi prosperoso doveva sicuramente usarsi per suonare il clacson!! e con la manina, ingenua, mostravo che palpandolo repentinamente si sentiva ” POTI – POTI “, cosi`tra le risate dei presenti io che non capivo il gioco lo rifeci. Renata ed io ce ne siamo ricordati anche l’ultima volta che ci siamo visti quando avevo 45 anni.
Lidia mi aveva insegnato che se io facevo delle cose buone potevo guadagnare .
Per lei che era al Quinto piano le cose utili erano: portare giù le immondizie o recarsi a prendere qualche cosa ai negozi ai piedi del rione. Un favore valeva “UN SOLDINO”, quella era la nostra valutazione corrente. Soldino che allora tramutavo in biglie di vetri, 5 Lire -tre biglie, “un soldino” (50Lire) 10 biglie !!! WOWWW!!
Il contratto era stipulato sulla parola, tipico di san Bortol !
Un giorno Lidia va in città e mi lascia le immondizie sulla sua porta di casa, tutto ok… per il salario ci saremmo visti quando tornava. Ma sulle scale quel giorno trovai 2 sacchi d’immondizia …
OK ! mi dissi , ero abbastanza forte per portarli giù tutti e due in un solo viaggio, poi a giocare.

A mezzogiorno torno a casa, Lidia era tornata dalla città. Busso alla sua porta per saldare i conti del lavoro mattutino, lei mi apre sorridente, sempre dietro a quei occhialoni e mi chiede di pazientare, doveva prender il portamonete. Mi consegna il salario e ci salutiamo, la porta si chiude alle mie spalle.
Sul pianerottolo apro la manina e trovo un soldino da 50 lire … mi giro e ribusso alla sua porta, (con Lidia non avevo paura di esser sgridato o allontanato in malomodo come poteva succedere alla porta di fronte : casa mia).
La porta si apre e lei mi cheide : “cosa c’è piccolo?”, io apro la manina e timidamente ma con tranquillità spiego il problema : “mah?! scusa Siora Molinari? ma se un sacco fa UN soldino, due sacchi fan DUE soldini ??”. Lei mi guarda e scoppia in una risata, mi abbraccia e mi dice “si tesoro, hai ragione non volevo gabbarti” estrae un’altro soldino e me lo consegna. UN SOLDINO DA 100 LIRE !!!!! Lei aggiunge : “ecco tieni !!!” Ti meriti un soldino GRANDE !… hai fatto bene i conti e sei venuto a chiedere, altri sarebbero andati a dire che sono disonesta”. Io rido e rassicurandola con un’ingenua sicurezza … : “dai Lidia che noi siamo amici lo so ! io non parlerei male di te alle spalle”. Sono andato a casa con un’esperienza che avrei ricordato per sempre !

Di questi giochi, cara Lidia … ne abbian ricordato i momenti, anche l’ultima volta che ci siam visti, quando tu incredula hai guardato giù dal poggiolo, in quel momento solo al secondo piano ed hai esclamato dopo aver sentito la mia voce (a vista non mi hai riconosciuto): “ma sei tu!!! Lucianino mio!!! vieni su tesoro, vieni su !!!”. Ho passato ore inebetito da ciò che provavo , tornato bambino con una delle mie “mamme a turno”. Si perchè ce ne erano altre per me , la mamma del Bicio ( via Tigli) lei piccolina ed anche suo figlio piccolino, mi a dato carezze in viso pure a 35 anni, la Signora Parisi, da cui puntualmente ogni 2 settimane andavo a mangiare ed ero accolto come un fratellino anche dai figli, la signora Furlani, dove andavo a far uno strano gioco, lei aveva una friggitrice collegata ad una pianola io suonavo “Sul Bel Danubio Blu” e suonando si riscaldava l’olio, ed il grido ” boie l’olio” ce lo siamo detto anche quando avevo 30 anni, non ultima Rita Rugino … ma lei merita una nota a parte, una donna della classe proletaria, che mi ha dato delle lezioni di educazione civica, sociale ed educazione sessuale degne di una Laureata con 110 e lode a cui dedicherò sicuramente un racconto.
Ora Lidia ti dico quel CIAO che non sono arrivato a dirti , ma pure tu , l’ultima volta, mi dicevi che prima o poi andavi a ritrovar Mario, bene anch’io prima o poi verrò a trovarvi  e ci divertiremo come sempre

CIAO ” MAMMINA LIDIA “un bacio grande come una casa !
Immagine anteprima YouTube

Massimo Volume @ Suoni Universitari

Oases of Light

Il gruppo musicale Massimo Volume in concerto allo studentato San Bartolomeo.

Ascolta l’intervista a Emidio Clementi, cantante e bassista del gruppo – a cura di Niccolò Caranti per Sanbaradio

http://www.sanbaradio.it/content/post-it-del-14-giugno

fotografia di Niccolò Caranti

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la chiesa di San Bartolomeo

Varda che bela, la me cesa !

La chiesa del rione, credo sia una delle più belle e riuscite costruzioni sacre di quei tempi.
Altro che na colada de cement, come quel sgorbio de san Carlo en Clarina,
A vardarla ancoi, l’è na favola, che a vardarla te camini … non digo su le aque ma a dese centimetri da tera el to animo sì chel camina! quando te te perdi a scoerzerla e te g’he vardi, tutti i picoi particolari.
Te g’he vai dentro, la è voida! nessun …

Na volta en quella cesa te trovavi sempre qualche veciota che pregava, ma la domenega, la Messa delle 10:00, l’era na fera!

mateloti che ziga, mame che ciama, boci che se core dreo … ” El Rion “!
En misiot de ciacere per tutti i gusti, per noi boci quando era finì la messa la parte seria della giornata l’era nada !!!! Evviva ades l’é domenega per tutti, noi boci cominzieven a far fantasie sul cinema, che avresen vist dopo disnar, soto: Nella grande sala cinematografica, aah! anca questa la vita dei boci al cinema o meio dir la vita dei casinari, zent che dis monade a voze alta, balote de carta che vola, che quando le centrava qualcun tutti i rideva.
Disevo … entrando en quel porton, che ai oci d’en bocia, el sembrava grant almen come quelo del Paradis … e te pensi (da matelot): “e per forza che San Pero el te spetta sulla porta del paradis … e chi è che g’he la fà a daverzerse da sol!
Dentro la era sempliza, niente de rinascimentale, anzi mi credo che la era proprio moderna.
I zoghi dei muri, che pareva i havesa mess na pietra pu fora una, pu dentro, tutte diverse de grandezza, e sora la via crucis disegnada e fatta con i vedri coloradi.
Per en matelot tutti quei vedri coloradi l’era …, no come vardar en d’en caleidiscopio, l’era come ESSER DENTRO el caleidoscopio.
Su la, sinistra gh’era l’organet a pedai e quel Bon Padre Tarcisio el ne sonava l’organo ensegnandone a cantar, mi aiuta dall’eta, me ero sforza de far la voce da alto, perchè :
1) nei toni alti gh’era le matelote
2) picol de statura come ero anche alora, en mez a le matelote, me sentivo pu’ sicur, e comunque credo che nel coro era presente qualcuna per cui io volevo esser li, vizin a ela.
Padre Tarcisio ? bon, ma bon, no me ricordo UNA sola volta che l’avesa alza la voze, eppur combinarne se ne combinava, el scorlava la testa, el feva en rumor come en schioccar con la bocca (anche quello a basso tono) el me diseva come fussa en papa: “Matelot belo, così non và bene, dai zerca de far el bravo pu’ che te podi” … e pò el sorrideva, che figura umile, e prete d’alto rango per me, Lui aveva veramente offerto il proprio servizio al Dio.
E lì en font l’altar, con sora el Cristo. Coi brazi daverti. Pareva che el capiva en che rion che l’era, qualche volta, me sembrava el se lamentasa de questo, e mi pu che dirghe: “sa vot? con quei cavei da capelon, ancoi i te rispetta poc , perchè no te vai dal pegoraro (il barbiere del rione) a farteli taiar? No digo che l’è bravo ma corti … aaaa corti el te li fà de sicur”.
No’ l sè mai moss da li …… ma sa fat se te sei taca a na cross? (me lo spiegavo così).
Per ben due volte, dopo le messe della sera, durante la settimana santa, dopo aver servito messa e tutti ci eravamo cambiati, io dicevo “Ops … ho dimenticato … torno subito.

Tornavo in chiesa, con un coltellino arrampicandomi tagliavo quelle corde che chiudevano il manto viola che lo copriva dai piedi alla testa , e lo liberavo.

El sò che l’era na marachela … ma almen el podeva respirar de not!
Quando me allontanavo ero soddisfatt che el podeva respirar!!! Me giravo, l’ ultim segn de la cros e … no ghe giureria, ma el me sorideva !

( anonimaspiazarolade )

Foto presa in “prestito” dal gruppo Facebook San Bortol Regna
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IO E MIO PADRE TRA FALSI PERBENISMI E DROGA … MA IN FONDO FAMIGLIA PER SEMPRE!

È bello riveder queste foto, una delle volte tranquille e assieme che abbiamo passato, perchè da lì a poco i nostri rapporti vennero increspati dal mio uso di droga, ed io credevo ancora di esser l’unico…

Alla fine guardando indietro … nei vari momenti abbiamo passato momenti da nemici, leali e sleali, come quando io mi presentavo nella tua bella R.A.I radiotelevisioneitaliana (nonostante ne fossi stato diffidato) giovanissimo con i capelli lunghi, tu ti vergognavi di me ed io raggiungevo lo scopo, ricevevo i soldi che mi servivano per bucarmi … ti chiedo scusa, stavo solo facendoti pagare il tuo comportamento! (forse in modo sbagliato , io ero confuso, forte dei 17 anni-eroina! ed era il punto d’arrivo di una scala iniziata 3 anni prima) … Si! mi vendicavo: la prima volta mi trovi qualche grammo d’hashis, e tu che fai? mi denunci! Denuncia non accettata dai tuoi amici Poliziotti, forse anche loro capivano che era meglio parlare con me, cosa che TU non hai assolutamente fatto! Le volte che approfittando della mia mancanza, facevi venir i tuoi amici della cinofila ed aver un’accogliente e Faunistico (i cani) “ben tornato” a casa”. Nello scorrere dei tempi non dimentico che all’apice dello spaccio d’eroina a soli 18 anni anche i carabinieri ti chiesero perchè andavo in giro con il taxi? E tu ti sei preoccupato di metter tutto a tacere,  difficile interpretare sentimentalmente tutto questo. Difendevi me o la tua cosi detta “Rispettabilità”? ma comunque niente rancori… è la nostra promessa ricordi ?

Alla fine ci siam ritrovati, io appena fuori dal tunnel …  tu che non serviva più che ti venissi a recuperare al bar degli alpini, per andar a casa dove trovavi tua moglie che si sarebbe incazzata! in pace ancora la famiglia! Solo tua moglie non aveva capito una minchia di tutti quegl’anni! noi eravamo, siamo e saremo sempre una famiglia! … dicevi … ed è COSI’ ! Mi dispiace una cosa, che tua moglie abbia deciso, anche nell’ultimo momento, di mettere qualcosa tra me e te, questa volta non era l’incrocio delle gambe, ma la sua povera testa vuota, piena di rancore e risentimento, lei non ha capito … Noi Formiamo Per Sempre Una Famiglia … chi c’é c’é e degli altri ce ne fottiamo !

Lei si è liberata di noi, si è anche vendicata! anche la tua bara è stata pagata con soldi che loro hanno trovato e che tu avresti rubato! vedi … la ruota gira … ma chissenefrega NOI SIAMO E RESTIAMO PER SEMPRE UNA FAMIGLIA !

P.S. :  dai papà no firmo … che questo no l’è en verbale !

(anonimaspiazarolade)

Trento sud visto dallo studentato

Il panorama dalla scala AB dello studentato San Bartolameo Trento

fotografia di Ilina Ivancheva

Le Fortunelle. Le monete portafortuna

Rare, solo per veri eroi!! Si dovevano appoggiare sui binari del treno, e se non le beccavi in testa, al passaggio del treno, cavandoti un occhio, la moneta schiacciata, diventava una rarità da esibire. Mai fatto!!! eeeeeeee si doveva passare per due volte la campagna del vecchio contadino Rossi, che sparava nel sedere dei bambini con il fucile caricato a sale. Pazienza il primo passaggio, ma il secondo era troppo vicino al suo poggiolo, era quasi certo ti potesse beccare. San Bartolomeo, che rione fantastico, negli anni settanta. (Roberta Calaresu, su Facebook)

la ferrovia della Valsugana nei pressi dello Studentato di San Bartolameo

san Bartolameo by night

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fotografia di Silvia Pisetta

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